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| Sale 11-12 LE INSURREZIONI E LA GUERRA DEL 1848 |
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| I fermenti rivoluzionari di carattere nazionale, liberale e democratico esplodono nel '48, l'anno che viene definito «la primavera dei popoli». Il fenomeno ha carattere europeo: a Parigi democratici e socialisti costringono Luigi Filippo d'Orléans (1773-1850) a lasciare il trono e proclamano la Repubblica (22-25 febbraio); a Vienna, il 13 marzo, una rivolta capeggiata dagli studenti e sostenuta dal popolo, costringe il primo ministro Metternich, che non aveva concesso alcuna delle libertà costituzionali richieste, a fuggire; in Ungheria scoppia un movimento a carattere indipendentistico, guidato da Lajos Kossuth (1802-1894) e contro il centralismo di Vienna insorgono la Boemia e gli Slavi della Croazia; in Germania i liberali tentano la via dell'unificazione nazionale, eleggendo un'Assemblea Costituente Tedesca, che si riunisce a Francoforte il 18 maggio. Il torchio tipografico Löser (1) in un angolo della sala, reca incisa la data della rivoluzione viennese, e la parola «Pressfreiheit» (libertà di stampa). È significativamente circondato da editti e proclami dello stesso periodo, fra cui il numero del «Risorgimento» (2) datato 23 marzo 1848, giorno della liberazione di Milano e dell'inizio della prima guerra d'Indipendenza. |
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I fatti di Vienna hanno immediatamente ripercussioni in Italia. Il 17
marzo, a Venezia, una sommossa popolare libera i democratici Daniele
Manin (1804-1857) e Nicolò Tommaseo (1802-1874), in prigione per
aver pronunciato, nel gennaio dello stesso anno, discorsi antiaustriaci,
e successivamente si costituisce un governo provvisorio presieduto
dallo stesso Manin.
Alcune stampe, proclami, armi nella bacheca (3) destinata agli avvenimenti veneziani, mettono in rilievo la situazione della città in quei giorni drammatici. Il
18 marzo insorge Milano: si innalzano barricate e
si combatte per le strade durante le cosiddette «Cinque Giornate» (foto),
fino al 23 marzo. Gli Austriaci sono costretti a ritirarsi nel Castello
Sforzesco e sui bastioni; il 20 Carlo Cattaneo
(1801-1849) a capo di un governo provvisorio respinge una proposta d'armistizio
e il 22 gli insorti, guidati da Luciano Manara
(1825-1869), conquistano Porta Tosa mentre il generale Radetzky
(1766-1858) si ritira dalla città dirigendosi verso il «quadrilatero», sistema
difensivo costituito dalle città di Mantova, Peschiera, Verona e Legnago.
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Nella
bacheca, in cui sono raccolti cimeli e documenti relativi
alle giornate milanesi (foto), vediamo alcuni proclami del governo provvisorio,
il primo distintivo della Guardia Nazionale ed alcune stampe che testimoniano
lo sforzo della popolazione in lotta contro l'esercito austriaco. |
| A Venezia, intanto, il 22 marzo Daniele Manin proclama la Repubblica di
San Marco.
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| Alle sollecitazioni di liberali e democratici piemontesi,
tra cui Camillo Benso di Cavour |
In
un angolo della parete, a fianco della grande tela
raffigurante la battaglia di Goito (foto), è un fazzoletto stampato con
l'effigie di Giuseppe Garibaldi |
| Dai ducati di Parma e Modena vengono allontanati i sovrani mentre si
formano ovunque governi liberali. La rivoluzione italiana assume
caratteri di guerra di liberazione «nazionale».
Le speranze di Vincenzo Gioberti (1801-1852) e del moderatismo italiano sembrano realizzarsi allorché, costretti dall'opinione pubblica, Leopoldo II (1797-1870) di Toscana, Pio IX (1792-1878) e Ferdinando II (1810-1859) di Napoli inviano truppe di soccorso ai Piemontesi. I Napoletani, sotto il comando di Guglielmo Pepe (1783-1855), contingenti toscani agli ordini di De Laugier (1789-1871) e di Giuseppe Montanelli (1813-1862), volontari romani condotti dal generale Giovanni Durando (1804-1869) si uniscono alle forze di Carlo Alberto e la guerra assume un carattere federale. L'accordo è di breve durata: Pio IX, con «l'allocuzione» del 29 aprile, proclama l'incompatibilità della sua missione spirituale con la guerra in corso e richiama le sue truppe. |
| Sono esposti nella vetrina centrale (8/9) alcuni documenti relativi agli Stati
pontifici, che testimoniano l'iniziale adesione alla guerra federale e la
successiva astensione dal conflitto.
Come conseguenza delle decisioni papali, anche il granduca di Toscana richiama le proprie truppe. La fine della guerra viene decretata con il gesto di Ferdinando di Borbone che, il 15 maggio, richiama l'esercito, scioglie le Camere e forma un nuovo ministero con soli elementi di provata fedeltà borbonica. |
Parte
delle truppe federate va ad ingrossare le file dei
volontari al comando dei rispettivi generali. Carlo Alberto, intanto, dopo
due vittorie a Pastrengo (foto) e Goito ricordate nelle due tele di Vincenzo
Giacomelli, costringe alla resa la fortezza di Peschiera, grazie alla resistenza
degli studenti toscani il 29 maggio a Curtatone e Montanara. In questi giorni
il Re ottiene, unitamente alle vittorie militari, la fusione di Milano,
Parma e Modena al Piemonte, cui si aggiunge il 4 giugno, il Veneto. Solo
Venezia resiste con un governo indipendente e combatte contro gli Austriaci.
Contemporaneamente, Radetzky e le sue truppe passano all'offensiva e ottengono
a Custoza la vittoria decisiva. Carlo Alberto rientra a Milano e qui, contro la volontà della popolazione che avrebbe voluto organizzare la difesa, tratta l'armistizio che viene firmato, per parte piemontese, dal generale Salasco il 9 agosto (riproduzione fotografica del documento originale (12) ). Accanto ai numerosi bollettini militari, una spada donata dalla città di Vercelli al generale Eusebio Bava (1790-1854) vittorioso nella battaglia di Goito. |
| Sotto i ritratti dei generali Durando (1804-1869), Perrone di San Martino e Bava (nelle foto) sono di interessante lettura i proclami del governo austriaco nel Lombardo-Veneto datati marzo 1849 e firmati dal Maresciallo Radeztky. Di fronte è situata la sella di Perrone di San Martino (1789-1849) morto eroicamente nella battaglia di Novara. |
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![]() In fondo alla sala troviamo la tenda da campo di Carlo Alberto (foto) e la divisa di granatiere con un tamburo uguale a quelli che compaiono nella grande tela del Bauduc. |
Nella
vetrina che contiene numerosi copricapi militari (foto),
gli stessi che figurano nei quadri, si notano le varianti di modelli degli
eserciti italiani e austriaci coevi. |