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| Sala 10 LO STATUTO |
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Carlo Alberto In
questa sala un arazzo tardo ottocentesco
(1) raffigura la firma dello Statuto Albertino - foto - (4 marzo
1848); il documento (di cui è visibile la copia fotografica
(2) ) è scritto in due lingue, francese ed italiano. L'originale
è conservato all'Archivio di Stato di Torino. Il testo dello Statuto viene
redatto sull'esempio delle costituzioni francesi del 1814 e del 1830 e di
quella belga del 1831. Si tratta dunque di una «carta octroyée», cioè concessa
dal sovrano di sua «certa scienza» e «regia autorità» - come è detto nel
preambolo - e la monarchia resta il perno di tutto il sistema. Pochi sono
gli articoli dedicati ai diritti di libertà dei cittadini, non collocati
fra quelli fondamentali in testa allo Statuto, ma come relegati in secondo
piano. |
| Per quanto riguarda gli aventi diritto al voto, lo Statuto si limita a dire:
«La Camera elettiva è composta di Deputati scelti dai Collegi elettorali,
conformemente alla legge». In realtà il diritto di voto è inizialmente
assai ristretto. Nei primi due decenni dell'Unità, il corpo elettorale
supera di poco il mezzo milione e, con la riforma del 1882, è portato a
circa due milioni. Il suffragio quasi universale maschile è introdotto da
Giolitti nel 1912, quello compiutamente universale - ma sempre limitato
agli elettori maschi nel 1919; solo dopo l'ultima guerra esso sarà
esteso alle donne. Lo Statuto reggerà le sorti del Regno di Sardegna, e poi del Regno d'Italia, fino al fascismo; dunque per quasi cento anni. Così attraverso una continua prassi interpretativa, e senza che lo Statuto fosse di ostacolo a tale sviluppo, si avvia e consolida pacificamente il trapasso da un regime di monarchia costituzionale (1848) ad un regime il cui fulcro è l'attuale costituzione. |