AULA DEL PARLAMENTO SUBALPINO


In seguito alla concessione dello Statuto da parte di Carlo Alberto nel 1848 il salone centrale di Palazzo Carignano, che in origine era una sala per ricevimenti e feste, è destinato a sede della Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, comunemente detta aula del Parlamento Subalpino.
Il progetto di trasformazione viene eseguito dall'architetto Carlo Sada che, partendo da una pianta ad anfiteatro, inserisce all'interno del salone i banchi dei deputati, i seggi della Presidenza e della Segreteria, la tribuna per l'oratore ed il tavolo per i ministri.
I deputati, in numero di 204 nel 1848, si riuniscono in questa sala fino al 18 dicembre 1860, quando il loro numero è aumentato a 337 in seguito alle annessioni della Lombardia, dell'Emilia e della Toscana. Con le successive annessioni del centro Italia e del Sud si giunge a 443 deputati e viene affidata ad Amedeo Peyron (1785-1870) la costruzione di un'Aula provvisoria. Il 18 febbraio 1861 si inaugura la nuova Sala, allestita in pochissimo tempo nel cortile di Palazzo Carignano: costruita in legno, ferro e vetro, ha una capienza di circa 1.000 persone. Nel 1864 iniziano nel Palazzo anche i lavori per la sede definitiva del Parlamento Italiano, che non verrà mai utilizzata per questo scopo, poiché nello stesso anno la capitale del Regno è trasferita a Firenze.
L'Aula del Parlamento Subalpino è ricca di suggestioni per la storia che vi si svolse: coccarde tricolori segnano i posti in cui sedevano Camillo Cavour, Massimo d'Azeglio, Giuseppe Garibaldi, Cesare Balbo, Vincenzo Gioberti e altri famosi uomini politici.

Di grande interesse architettonico è la cupola, a sesto ribassato, che termina con un lucernario centrale circondato da sette finte nicchie dove trovano posto gli stemmi di varie città italiane e della Savoia. Altri 17 stemmi, raffiguranti le province del Regno Sardo sono visibili lungo la balconata che corre tutt'intorno all'anfiteatro, alla base della cupola; sono stati collocati qui dopo la demolizione dell'Aula che si trovava in cortile e per la quale erano stati dipinti.
L'illuminazione naturale è assicurata dal lucernario centrale, mentre quella artificiale è garantita da otto grandi appliques in bronzo dorato, forse un tempo alimentate a gas.

Interessante è pure la tela di C. Felice Biscarra (1825-1894) posta alle spalle del tavolo della Presidenza, che rappresenta Vittorio Emanuele II, sormontata da un rilievo in gesso di Giuseppe Dini (1820-1890) raffigurante il momento della firma dello Statuto Albertino. L'accesso alle tribune della sala destinate ai giornalisti, alle signore e agli osservatori politici avveniva attraverso una scala a chiocciola di ridotte dimensioni, mentre sulla balconata prendeva posto il pubblico degli invitati. L'intero complesso architettonico è stato restaurato nel 1988, a centoquaranta anni dall'apertura del Parlamento Subalpino. Il restauro ha coinvolto tutti gli arredi originali, gli affreschi, le decorazioni e l'illuminazione stessa, riportando la sala alla situazione in cui si trovava nella seduta ultima che vi si tenne il 18 dicembre 1860.