Sessioni tematiche

PRIMA SESSIONE
La governance del sistema culturale e la sua interazione con gli altri settori produttivi ed economici, il rapporto con l’Europa e con i diversi livelli amministrativi e le funzioni necessarie delle pubbliche amministrazioni.

È in atto una profonda mutazione dei sistemi di sostegno della cultura, da un lato a causa della contrazione della spesa pubblica, che spinge gli operatori a trovare nuove linee di finanziamento e a diversificare le fonti di entrata per sostenere i propri progetti, e dall’altro in virtù della maggiore attenzione riposta nelle imprese culturali e creative soprattutto per ciò che concerne la dimensione economica e occupazionale. Accanto a ciò, emerge a livello europeo una dimensione trasversale della cultura rispetto ad altri settori produttivi e una possibilità di reperire risorse da destinarsi ad attività culturali all’interno di progetti di sviluppo territoriale a guida culturale. Sempre più, in questa direzione, le attività culturali dovranno fare riferimento a un quadro di sostegno economico multilivello, dall’Europa alle autonomie locali, e all’integrazione con le risorse provenienti da altri settori produttivi. Si pone qui l’esigenza di una visione strategica di medio periodo che possa fungere da guida e riferimento alle organizzazioni culturali, senza dimenticare il ruolo fondamentale che gli enti pubblici hanno ricoperto e saranno chiamati a ricoprire anche in futuro per ciò che riguarda la gestione dei beni culturali e nel garantire direttamente l’erogazione di fondamentali servizi culturali .

SECONDA SESSIONE
Le professionalità culturali e le prospettive del lavoro nel mondo della conoscenza.

Il mondo delle professioni culturali e artistiche (dalle normative sul diritto d’autore sempre più sollecitate dalle trasformazioni tecnologiche e dalle potenzialità indotte dalla rete, alle professionalità all’interno delle biblioteche che sono sospinte verso una nuova dimensione sociale, alle professioni legate all’innovazione tecnologica), appare soggetto a ripetute ondate che ne perturbano gli assetti normativi e ne scuotono i fondamenti alla base. Diviene così prioritario interrogarsi sulla centralità del lavoro culturale e sulle modalità per valorizzarlo, sia per evitare che un settore già strutturalmente “leggero” diventi ancora più fragile in termini economici, sia per individuare possibili traiettorie di sviluppo e di consolidamento occupazionale e professionale.

TERZA SESSIONE
L’impresa culturale e la multi-settorialità. Il rapporto con l’innovazione e l’applicazione delle nuove tecnologie alla creatività. La valorizzazione e fruizione dei beni culturali, dei luoghi e dei prodotti turistici.

Lo sviluppo delle tecnologie consente oggi di prefigurare nuovi e diversi strumenti per ampliare le possibilità di comunicazione, di diffusione, d’interpretazione e di fruizione delle attività e dei beni culturali, a patto che vi sia uno sviluppo di logiche di impresa e una capacità di individuare nuovi percorsi che permettano alle imprese di emanciparsi, almeno parzialmente, dal sostegno pubblico. L’individuazione di nuovi modelli di business, orientati a soddisfare esigenze pubbliche ma con modalità operative private, rappresenta una sfida ad alta complessità ma inevitabile se si vuole ampliare il dominio delle attività a guida culturale. Ciò comporta, come corollario non secondario, la capacità d’interazione e d’ibridazione con altri settori produttivi per soddisfare esigenze e domande sempre più raffinate e che stanno all’incrocio tra cultura/welfare/smart specialization.

QUARTA SESSIONE
Il rapporto con i pubblici e la partecipazione dei cittadini alle dinamiche della progettazione e della produzione culturale.

I pubblici - le persone - sono al centro della riflessione in tutta Europa: in un momento di risorse calanti e con crescenti difficoltà nel rompere le pareti di vetro che sembrano circoscrivere i consumi culturali a una élite, la domanda “per chi?” risuona nei diversi Paesi dell’Unione Europea. Ripartire dalla centralità dei pubblici vuol dire spostare nuovamente l’accento sulla domanda, coinvolgere i futuri “utenti” nella progettazione delle attività e dar voce a nuove istanze. Il tema dell’interculturalità e del dialogo tra culture aggiunge ulteriore complessità e rende necessario un lavoro di negoziazione del senso dell’attività e dei beni culturali e la possibilità di governance partecipate dei processi di produzione culturale, adeguate a rispondere alla sfida di una società sempre più complessa e che rivendica un ruolo di maggiore protagonismo nella conservazione, valorizzazione e gestione del bene comune.


Approfondimenti