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Ordinanza-ingiunzione

Quando non é avvenuto il pagamento in misura ridotta, l'autorità competente adotta la decisione con ordinanza motivata. L'autorità può disporre l'archiviazione degli atti oppure stabilire la somma da pagare a titolo di sanzione ingiungendone il pagamento.
L'ordinanza ingiunzione costituisce titolo esecutivo, ma può essere impugnata dinanzi al giudice civile o, secondo i casi, al giudice di pace.
Una volta garantita la condizione di procedibilità, costituita dalla contestazione o dalla notificazione (contestazione successiva) entro i termini perentori previsti, il destinatario del procedimento sanzionatorio può estinguere la violazione mediante il pagamento in misura ridotta della sanzione, ovvero presentare ricorso all'autorità amministrativa competente. Il termine entro il quale va investita l'autorità amministrativa è di trenta giorni dalla data della contestazione o della notificazione. Entro tale termine gli interessati possono far pervenire all'autorità competente a ricevere il rapporto della violazione, scritti difensivi, documenti o chiedere di essere sentiti.
Il termine deve ritenersi perentorio e valido per tutte le violazioni amministrative, salvo specifica diversa disciplina legislativa.
L'autorità amministrativa, investita dall'istanza degli interessati, termine che comprende l'autore della violazione e il responsabile in solido, quando non sia intervenuto il pagamento in misura ridotta, esaminati gli atti ricevuti dall'organo accertatore, gli argomenti esposti, i documenti, ovvero quanto presentato in sede di audizione, qualora ritenga fondato l'accertamento, determina, con ordinanza-ingiunzione, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento. Per accertare la fondatezza della violazione, l'autorità amministrativa può richiedere accertamenti ulteriori da parte dell'organo che ha proceduto o da altri organi ritenuti idonei. Non sono previste limitazioni alle facoltà dell'autorità amministrativa per la ricerca della fondatezza del procedimento, anche perché l'ordinanza-ingiunzione dovrà essere motivata. Per adempiere a tale obbligo è sufficiente anche una motivazione per relationem che faccia cioè riferimenti agli atti del procedimento e, in particolare, al verbale di contestazione. Questo orientamento giurisprudenziale chiaramente condivisibile, evidenzia come l'obbligo della motivazione, che si compendia nella indicazione delle fonti di prova della violazione e nelle ragioni che portano l'autorità amministrativa a ritenere fondato l'accertamento è mirato a garantire agli interessati l’esauriente conoscenza del fatto, agli stessi imputato . Per questi motivi, non è rilevante che la motivazione sia riportata nell'ordinanza, negli atti del procedimento in generale o nel verbale, purchè sia chiaro il percorso seguito dell'autorità per arrivare a determinare la fondatezza della violazione. Cosa diversa è la motivazione posta a base della fissazione della somma da pagare. E’ evidente, infatti, che nell'esercizio della potestà di determinare la sanzione tra il limite minimo e il massimo edittale, a volte così distanti da essere l'uno il decuplo dell'altro (senza dimenticare poi che molte norme depenalizzate non hanno neppure il limite minimo), l'autorità amministrativa deve motivare le ragioni per le quali ritiene congrua una determinata somma. E in questo le indicazioni possono solo essere inserite nell'ordinanza-ingiunzione e riferite alla gravità del fatto accertato e alla personalità dell'autore, specie se ricorrono le ipotesi di reiterazione, per le quali sono elevati gli stessi limiti edittali.
La gravità del fatto è un elemento obiettivo riferibile al fatto materiale e al danno sociale correlato, valore questo sempre più riscontrabile in molti settori depenalizzati come la tutela ambientale, ad esempio, ove fatti costituenti violazione, possono realizzarsi in panorami diversi e con pericoli diversi. Pensiamo all'abbandono di rifiuti. Pur nella antigiuridicità del fatto, l'abbandono può realizzarsi in aree diverse e con pericoli di inquinamento molto diversi. È evidente, allora, come ancorare l'entità della sanzione alla gravità del fatto significa anche avvicinare sempre più questa attività della pubblica amministrazione a quella dell'autorità giudiziaria, alla quale deve costantemente riferirsi, nell'ovvia consapevolezza che, qualora gli interessati non si ritengono soddisfatti sia dal punto di vista formale sia sostanziale, il tutto passerà proprio all'autorità giudiziaria in sede di opposizione che, valutando anche l'entità della sanzione irrogata, utilizzerà come metro di giudizio proprio questi parametri. Nella fissazione dell'entità della somma da pagare, questo obbligo di motivazione è tanto più forte quanto più essa si avvicina ai limiti edittali massimo o minimo. E questo perché gli estremi si allontanano da quella indicazione di massima fornita dal legislatore con la determinazione del pagamento in misura ridotta, pari a un terzo del massimo, o doppio del minimo, se previsto e più favorevole, che corrisponde più o meno a quanto ordinariamente irrogato dal giudice penale per reati ove il fatto materiale sia di ordinaria gravità e l'autore una persona a cui possano concedersi le attenuanti generiche e specifiche. Nasce proprio da questo orientamento, il contenuto dello stesso art. 162 del cp sulla oblazione delle contravvenzioni e poi dell'art. 162 bis del cp, introdotto proprio dalla legge di depenalizzazione e praticabile, seppure con giudizio di ammissibilità del giudice, per le contravvenzioni punite con pena alternativa. Discostarsi dall'ordinario implica perciò il doverne spiegare i motivi in maniera tanto più esauriente quanto maggiore è la distanza da quel limite ordinario. Tanto, vale non solo per il limite massimo ma anche per quello minimo. Fissare nella ordinanza-ingiunzione una somma da pagare inferiore a quella prevista per il pagamento in misura ridotta è una contraddizione del procedimento, che può essere giustificata solo da particolarità che, pur non inficiando la validità dell'accertamento, conferiscono al fatto una antigiuridicità che trova ampie spiegazioni nelle condizioni oggettive in cui è maturata ovvero nelle particolari condizioni soggettive dell'autore, che non sono tali da sfociare nelle cause di giustificazione o di esclusione della responsabilità, ma ne affievoliscono di molto la partecipazione.

Sanzioni amministrative accessorie

L'autorità amministrativa con l'ordinanza-ingiunzione o il giudice penale con la sentenza di condanna può applicare, come sanzioni amministrative, quelle previste dalle leggi vigenti, per le singole violazioni, come sanzioni penali accessorie, quando esse consistono nella privazione o sospensione di facoltà, e diritti derivanti da provvedimenti dell'amministrazione.
Le sanzioni amministrative accessorie non sono applicabili fino a che è pendente il giudizio di opposizione contro il provvedimento di condanna o, nel caso di connessione, fino a che il provvedimento stesso non sia divenuto esecutivo.
Le autorità stesse possono disporre la confisca amministrativa delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione e debbono disporre la confisca delle cose che ne sono il prodotto, sempre che le cose suddette appartengano a una delle persone cui è ingiunto il pagamento.
È sempre disposta la confisca amministrativa delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce violazione amministrativa, anche se non venga emessa l'ordinanza-­ingiunzione di pagamento.
La disposizione indicata nel comma precedente non si applica se la cosa appartiene a persona estranea alla violazione amministrativa e la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione possono essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa.
La sanzione amministrativa della confisca, determinando la perdita del diritto di proprietà, ha come destinatario necessario il proprietario della cosa confiscata, di conseguenza il provvedimento di confisca emesso nei confronti di chi, pur proprietario del bene al momento della violazione amministrativa, non sia più tale, può essere validamente impugnato con l'opposizione per denunciare l'insussistenza della sanzione.