Piemonte Agricoltura
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5 -LUGLIO 1997
La conduzione delle vigne abbandonate, da parte delle cantine sociali?

Che fare quando, con il progressivo invecchiamento della popolazione agricola, l'abbandono delle vigne comincia a farsi sentire in tutta la sua drammaticità, rischiando di travolgere l'economia vitivinicola di intere zone collinari del Piemonte, e con esse particolarmente le cantine sociali, ed in più storia, cultura, tradizioni, paesaggio? Questo il problema posto dalla Cantina sociale di Vignale e paesi limitrofi (Lu Monferrato, Conzano, Fubine, Cuccaro e Camagna) che ha presentato, di recente, presso i locali prestigiosi quanto accoglienti del Castello dell'Enoteca di Vignale un "Rapporto sul censimento della popolazione rurale nel comprensorio vitivinicolo" di sua competenza. L'indagine, che si è giovata del concorso finanziario dell'Amministrazione provinciale di Alessandria, è stata realizzata dal Consorzio S.N.I.P.R.A di Alessandria e dal Dr Bianco di Costigliole M.to.

La Cantina sociale nella campagna 1995-96 disponeva di un patrimonio vitato di 245 ha (Camagna partecipando per 156 ha e Vignale per 64 ha). I conferimenti di uva negli ultimi anni sono sensibilmente aumentati passando dai 6.854 quintali del 1993 ai 9.323 quintali del 1996. Le principali produzioni della Cantina sono rappresentate da Piemonte Barbera DOC, Barbera del Monferrato DOC e Grignolino DOC. Il prodotto imbottigliato costituisce il 55% del totale ed è in crescita. I canali di vendita sono costituiti da commercianti/grossisti, catering e/o ristorazione e dal punto di vendita interno.

Il fenomeno dell'abbandono, è stato affermato durante l'incontro, riguarda molte le zone vitivinicole della nostra regione e non necessariamente solo quelle meno vocate e con prodotti di (relativo) minore prestigio. Non sono poche, ad onor del vero, le aziende vitivinicole private che negli ultimi anni stanno comprando cascinali in via di dismissione, ma soprattutto intere colline, riuscendo ad ottenere prodotti di qualità e rivalutando così non solo il vino ma anche in modo particolare l'immagine aziendale. Tali iniziative, tuttavia, non sono sufficienti a risolvere i problemi dell'abbandono delle superfici vitate (in provincia di Alessandria dal 1959 ad oggi la superficie a vigneto si è ridotta del 35% e la produzione di vino del 38%), poiché l'industria vitivinicola preferisce acquisire le zone di maggior interesse.

La citata indagine è stata condotta, mediante un apposito questionario, su un campione rappresentativo delle aziende conferenti della Cantina sociale. Le interviste, realizzate tra Dicembre 1996 e Febbraio 1997, hanno consentito di rilevare il forte attaccamento al proprio lavoro da parte dei produttori, ma anche le difficoltà della transizione verso un nuovo assetto produttivo ed eventuali nuove modalità di conduzione dei fondi. Gli intervistati sono stati suddivisi in tre gruppi: gruppo 1 (soci con età inferiore a 55 anni); gruppo 2 (soci con età superiore ai 70 anni; il gruppo 2, a sua volta è stato suddiviso in sottogruppi secondo le possibilità o meno di ricambio in azienda; gruppo 3 (con soci di età compresa tra i 55 ed i 70 anni). L'indagine ha portato ai risultati di seguito sinteticamente riportati:

  • la superficie condotta dalle aziende intervistate risulta pari a 322 ha, di cui 142 vitati;
  • sulla base delle indicazioni fornite dagli associati, la superficie che si prevede venga "abbandonata" nell'arco del prossimo quinquennio sarebbe pari a 74 ettari, dei quali 21 ha entro 3 anni, 9 ha entro 3-5 anni, 44 ha entro 5 anni, corrispondenti al 52% dell'intera superficie vitata;
  • la superficie in "abbandono" sarebbe a carico per la quasi totalità del gruppo G.2, il che appare giustificato dal fatto che molte ditte non hanno ricambio aziendale;
  • in dettaglio, dei 142 ha di vite, coltivati dalle aziende campionate, 46 ha sarebbero rilevati dal nucleo familiare (32%), 22 ha sarebbero stabili (15%), mentre i restanti 74 ettari (52%), definiti in abbandono, subirebbero il seguente destino: 9 ha sarebbero estirpati (14%), 7 ha affittati/venduti (11%), 11 ha affittati (18%), 3 ha venduti (4%), 44 ha concessi in affitto alla Cantina per una conduzione più o meno diretta;
  • i soci con età superiore ai 70 anni e privi di ricambio aziendale, diversamente da quelli degli altri gruppi, si sono detti alquanto restii a concedere la gestione dei terreni alla Cantina.

Le conclusioni dell'indagine, particolarmente interessanti in quanto suscettibili di essere generalizzate, vanno tuttavia lette alla luce dei cambiamenti che la Cantina stessa ha in programma di realizzare. La Cooperativa, è scritto nel rapporto, intende rivedere il proprio assetto organizzativo (produzione, trasformazione e commercializzazione). Principio ispiratore di ogni iniziativa deve essere la qualità totale. Il processo di trasformazione, in particolare, dovrà seguire i canoni della normativa ISO 9000. Le strategie di marketing, in relazione ai mutamenti delle modalità e delle occasioni di consumo dei vini DOC, prevedono un posizionamento dei prodotti rispetto a diversi parametri (estetica della bottiglia, imballaggi, comunicazione, politiche di vendita, politiche di prezzo, ecc.). La politica commerciale dovrà puntare alla stipula con i clienti di accordi più definiti e continuativi nel tempo. In relazione a tali obiettivi la Cantina si propone di realizzare rapporti più stretti con i soci, sia per quanto concerne l'esecuzione della norma statutaria circa il conferimento totale dell'uva sia rispetto al tema della qualità. La Cantina, in particolare, intende assumere una strutturazione organizzativa più in linea con le modifiche della produzione e del mercato: Cooperativa di produzione e lavoro per la conduzione dei fondi, Cooperativa di trasformazione, Cooperativa di commercializzazione e cooperativa di servizi.

Il rapporto termina con la presentazione di un prospetto economico e finanziario che si basa sugli esiti dell'indagine in merito alla superficie vitata presumibilmente persa (21 ha nei prossimi 3 anni, per un minor conferimento medio di 2.037 quintali annui circa, e 44 ha nell'arco di 5 anni) e sull'ipotesi che la Cantina sociale prenda in affidamento la superficie stessa. Se i terreni fossero acquisiti dalla Cantina il problema della loro conduzione sarebbe affrontato mediante Cooperative di produzione e lavoro, integrate eventualmente da lavoratori stagionali. Nel prospetto sono presentati i calcoli per la conduzione dei terreni (interventi agronomici e di lavorazione, ammortamenti, spese generali, consulenza agrotecnica, oneri finanziari), avendo come parte positiva il conferimento totale del prodotto ed i contributi sul regolamento CEE 2078/92. Il costo maggiore che incide sulla gestione è rappresentato dal personale, che se appaltato alla Cooperativa di produzione e lavoro richiederebbe un esborso di 13 milioni all'anno per ettaro. Tale valore si riduce se la superficie a disposizione della cantina aumenta da 21 ha a 44 ha. I dati esposti sono tutti attualizzati e riferiti a valori di mercato e quindi all'annata agraria 1997/98. Lo studio mette in evidenza che a partire dal 2001, con le ipotesi esposte, la gestione economica e finanziaria diverrebbe attiva, per il sorgere di economie di scala e per il controllo della qualità e della quantità di prodotto. La Cantina dovrebbe tuttavia subire un "prezzo di ingresso" molto oneroso che si aggira sui 210 milioni di lire attualizzati e quindi di 300 milioni di lire reali, costo attualmente da essa non sostenibile. Tali valori potrebbero ridursi se fosse possibile utilizzare la manodopera dei soci, che pur continuando a lavorare i propri fondi potrebbero collaborare alla conduzione di quelli in abbandono. Ipotesi questa, tuttavia, da verificare nelle sedi opportune in materia di previdenza e lavoro.

E' scritto nelle ultime righe del rapporto che se non si arriverà ad alcuna soluzione la Cantina si troverà in notevoli difficoltà economica e finanziaria.

Il dibattito che è seguito all'esposizione dell'indagine è stato concreto e propositivo. Sono intervenuti, tra gli altri, l'Assessore all'Agricoltura della Provincia di Alessandria, il Consigliere regionale Gatti, il direttore della Confcooperative alessandrina Veggi, nonché amministratori e soci della Cantina sociale ed il p.a. Ressia, dai quali è emersa l'esigenza, da un lato, di verificare nelle sedi proprie la possibilità di strumenti finanziari utili al sostegno della tipologia di intervento esaminata, e, dall'altra, di approfondire alcuni esempi pratici di iniziative di conduzione realizzate da Cooperative di produzione e lavoro in ambienti viticoli piemontesi.

Si deve, dunque, essere grati alla Cantina sociale di Vignale per questa iniziativa, con la quale si sono proposti alla riflessione comune elementi di analisi quantitativa ed ipotesi di soluzione per l'abbandono delle vigne. Tale problematica, propria di molte realtà viticole regionali, merita di essere affrontata - e qui sta il punto - nell'ambito di una radicale revisione dell'assetto organizzativo delle Cooperative di settore.

 

Servizio a cura dell'Assessorato all'Agricoltura
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