Regione Piemonte - Ambiente

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FAQ - Domande più frequenti

In questa sezione è possibile visualizzare le risposte alle domande maggiormente ricorrenti sulla normativa in materia di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici.

Per inviare nuove domande scrivere a risanamento.atmosferico@regione.piemonte.it

  • D.: I comuni che non sono sede di impianti per radiodiffusione sonora e televisiva o che non rientrano nel Piano nazionale di assegnazione delle frequenze devono comunque individuare le aree sensibili, di attrazione, vincolo e installazione condizionata per i citati impianti?

    R.: L'articolo 7, comma 1, lettera b) della L.R. 19/2004 ascrive alle competenze dei comuni l'individuazione dei "siti degli impianti per radiodiffusione, nel rispetto dei criteri generali". Alla luce, inoltre, del punto 3.3 della Direttiva tecnica in materia di localizzazione degli impianti emanata con la D.G.R. n. 16-757 del 5 settembre 2005 in cui si precisa che "l'individuazione dei siti di localizzazione degli impianti per radiodiffusione deve essere effettuata in coerenza con i piani nazionali di assegnazione delle frequenze, approvati dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, fatte salve le competenze dell'Ispettorato territoriale del Ministero delle Comunicazioni", trattandosi detto piano di strumento sovra ordinato e cogente, anche sotto il profilo meramente tecnico, rispetto alla programmazione comunale e provinciale, si ritiene non necessario, esclusivamente per i soli impianti di radiodiffusione televisiva, l'indicazione nel regolamento comunale delle aree di attrazione per quei comuni che non siano sede di siti televisivi.

  • D.: Qual è la corretta interpretazione delle espressioni "contesto edificato" e "contesto non edificato", contenute nel punto 9 della Direttiva tecnica in materia di localizzazione degli impianti radioelettrici (d.g.r. n. 16-757 del 5 settembre 2005)?

    R.: Alla luce delle caratteristiche delle prescrizioni contenute sia nella DGR n. 15-12731 del 14 giugno 2004 e nel D.lgs. 259/2003 inerenti la documentazione da allegare alle istanze di autorizzazione, sia nella DGR n. 16-757 del 5 settembre 2005 inerenti le modalità di rilascio del parere tecnico formulato dall'ARPA, si intende per "contesto non edificato" l'area, oggetto di installazione, in cui non sono presenti edifici, né sono in costruzione, entro un raggio di 300 metri dal punto di installazione dell'impianto stesso

  • D.: Le procedure semplificate o condizioni agevolate si applicano obbligatoriamente a tutte le tipologie di impianti previste nel punto 8, primo comma, della d.g.r. n. 16-757 del 5 settembre 2005, oppure il comune può operare una scelta tra di esse? Può anche individuare nuove tipologie di impianti a cui applicare procedure semplificate o abbreviate?

    R.: La DGR. n. 16-757 del 5 settembre 2005 prevede, in capo ai comuni, la facoltà di individuare procedure autorizzative o iter semplificati per la realizzazione degli impianti; il comune può, conseguentemente, scegliere a quali casi, tra quelli previsti nel punto 8, primo comma, della d.g.r. stessa, applicare tali procedure. Il comune ha comunque la possibilità, anche ai sensi del D.lgs. 259/2003, di ampliare tale casistica.

  • D.: Chi effettua i controlli sulle emissioni delle sorgenti?

    R.: I controlli sulle emissioni delle sorgenti sono effettuati dall'ARPA che è tenuta ad esprimere la compatibilità del progetto di impianto alla normativa vigente e, se del caso, su sollecitazione del Comune, ad effettuare una eventuale verifica successiva, in conformità alle funzioni di controllo ambientale di cui è depositaria l'Agenzia secondo la sua legge istitutiva e come stabilisce l'art. 14 della legge n. 36/2001. Il Comune, poi, è investito della funzione di controllo puntuale e vigilanza, tramite l'ARPA, volta a garantire il rispetto dei limiti di esposizione dei campi elettromagnetici, delle misure di cautela e della corretta realizzazione delle azioni di risanamento. Qualora, a seguito del controllo dell'ARPA, si riscontrasse il superamento dei limiti di emissione disposti dal legislatore nazionale verrebbero adottate quelle misure di diffida, riduzione a conformità delle emissioni ed eventuale risanamento, oltre alle misure sanzionatorie, che la stessa legge regionale affida al Comune e alla Provincia.

  • D.: Come si pone la normativa regionale n. 19/2004 in materia rispetto alla legislazione statale?

    R.: La legge varata non sostituisce, perché non può sostituirsi (come anche confermato dalla ricchissima giurisprudenza, anche costituzionale, in materia), ma integra e completa, il quadro normativo delineato dal legislatore nazionale sia sotto il profilo delle informazioni tecniche e dei procedimenti, sia individuando modalità di costruzione di scelte condivise nel rispetto di tutti gli interessi giuridicamente protetti.

  • D.: Possono essere introdotte distanze tra gli impianti per telecomunicazioni e i fabbricati?

    R.: La stessa Corte Costituzionale si è espressa considerando costituzionalmente illegittimo il divieto di installazione di impianti per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione entro il limite di distanze prefissate. Specifica la Corte Costituzionale che, al concetto di "criteri localizzativi", "non possono infatti ricondursi divieti come quello in esame, un divieto che, in particolari condizioni di concentrazione urbanistica di luoghi specialmente protetti, potrebbe addirittura rendere impossibile la realizzazione di una rete completa di infrastrutture per le telecomunicazioni, trasformandosi così da «criteri di localizzazione» in «limitazioni alla localizzazione», dunque in prescrizioni aventi natura diversa da quella consentita dalla citata norma della legge n. 36/2001. Questa interpretazione, d'altra parte, non è senza una ragione di ordine generale, corrispondendo a impegni di origine europea e all'evidente nesso di strumentalità tra impianti di ripetizione e diritti costituzionali di comunicazione, attivi e passivi". (cfr. sent. n. 331/2003).

  • D.: Come si esplica la competenza provinciale enunciata all'articolo 6, comma 1, lettera b) della legge regionale 19/2004, in relazione alla verifica delle coerenze e delle compatibilità ambientali tra i programmi di sviluppo delle reti degli impianti per telecomunicazioni e radiodiffusione e degli elettrodotti e i piani territoriali di coordinamento?

    R.: Un piano territoriale di coordinamento esprime un regime di indirizzi e vincoli sul territorio di natura sovracomunale quali quelli espressi, ad esempio, dai piani di area o di settore. La verifica richiesta dal legislatore regionale riguarda solo i programmi di sviluppo presentati dai titolari degli impianti che coincidono con specifiche aree sottoposte a vincoli (paesistici, ambientali, ecc.), georiferiti sul territorio e cogenti per determinati Comuni.

  • D.: Sussiste l'obbligo dei gestori di presentare il programma localizzativo in assenza del regolamento comunale?

    R.: Quanto all'onere che l'articolo 8, comma 1, della l.r. n. 19/2004 pone in capo ai titolari degli impianti, di presentazione del programma localizzativo al Comune e alla Provincia entro il 31 dicembre di ogni anno, si precisa che, poiché il suddetto programma deve tener conto del regolamento comunale di cui all'articolo 7, comma 1, lettera c), non sussiste un obbligo da parte dei gestori di presentazione del programma di sviluppo della rete, qualora il regolamento comunale non sia stato ancora emanato.
    In assenza di regolamento, il programma localizzativo può essere valutato dall’amministrazione locale come un utile strumento conoscitivo dell'incremento del parco impianti sul territorio ed, eventualmente, come primo momento di interlocuzione con i gestori per una localizzazione degli impianti il più possibile condivisa.

  • D.: Qual è l'ultimo orientamento della giurisprudenza in ordine al rilascio del permesso di costruire per le stazioni radio base per telefonia mobile?

    R.: La Corte Costituzionale, confermando un consolidato orientamento della giurisprudenza costituzionale ed amministrativa, ha dichiarato con la sentenza 28 marzo 2006, n. 129, richiamata nell’ordinanza 18 maggio 2006, n. 203, la illegittimità costituzionale delle norme che prevedono un procedimento autorizzatorio comunale finalizzato al rilascio del permesso di costruire e, pertanto, ulteriore rispetto a quello già previsto dal citato art. 87 del D.lgs. n. 259 del 2003. La Corte Costituzionale afferma, infatti, che un procedimento finalizzato al rilascio del permesso di costruire, che si sovrappone ai controlli da effettuarsi a cura dello stesso ente locale nell'ambito del procedimento unificato, costituisce un inutile appesantimento dell'iter autorizzatorio per l'installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione, in contrasto con le esigenze di tempestività e di contenimento dei termini, da ritenersi, con riferimento a questo tipo di costruzioni, principi fondamentali di governo del territorio.
    I giudici costituzionali hanno precisato che l'unificazione dei procedimenti non priva l'ente locale del suo potere di verificare la compatibilità urbanistica dell'impianto per cui si chiede l'autorizzazione.
    L'art. 87 del d.lgs. n. 259 del 2003 prevede infatti che tali installazioni vengano autorizzate dagli enti locali, previo accertamento, da parte dell'organismo competente ad effettuare i controlli, della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità.
    Questi ultimi sono specificati dall’art. 3, comma 1, lettera d), numeri 1 e 2, della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici). Nella suddetta disposizione sono compresi «i criteri di localizzazione» e «gli standard urbanistici». La tutela del territorio e la programmazione urbanistica sono salvaguardate dalle norme statali in vigore ed affidate proprio agli enti locali competenti, i quali, al pari delle Regioni (sentenza n. 336 del 2005), non vengono perciò spogliati delle loro attribuzioni in materia, ma sono semplicemente tenuti ad esercitarle all'interno dell'unico procedimento previsto dalla normativa nazionale, anziché porre in essere un distinto procedimento.