Regione Piemonte - Ambiente

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Tematiche ambiente

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Acqua

Acque superficiali

Elenco dei potenziali siti di riferimento

La Regione Piemonte ha ottemperato ai disposti della norma di recepimento nazionale della direttiva 2000/60/CE identificando, ai sensi dell’allegato 3 alla parte terza del d.lgs 152/2006, come modificato dal DM 56 del 14 aprile 2009, 11 potenziali siti di riferimento fluviali, su un totale di 439 corpi idrici significativi soggetti ad obiettivi di qualità. L’elenco dei potenziali siti di riferimento è stato notificato al Ministero dell'Ambiente, che ha in corso il processo di validazione per la conferma definitiva delle proposte regionali realtive all’intero territorio nazionale. (gennaio 2014)

  • Studio sull’analisi dell'apporto di DDT dal fiume Toce al lago Maggiore. (giugno 2010)
    • Geologia e idrostratigrafia profonda della Pianura Padana occidentaleAl fine di verificare la presenza di D.D.T. e composti correlati nel fiume Toce e l’apporto al lago Maggiore considerando la frazione disciolta nell’acqua, il materiale trasportato e i sedimenti in condizioni idrologiche diverse compresi gli eventi di piena e tenendo conto anche delle attività legate alla bonifica del sito di Pieve Vergonte, la Direzione Ambiente ha attivato, nel corso del 2008, il progetto “Valutazione dell’apporto di D.D.T. dal Fiume Toce al Lago Maggiore”.
      Per la realizzazione del progetto in questione, di durata biennale, la Direzione Ambiente, in considerazione dell’elevata complessità scientifica dei fenomeni da indagare, si è avvalsa della collaborazione scientifico - istituzionale del Politecnico di Torino e dell’ARPA Piemonte.
      La pubblicazione, a conclusione del progetto in argomento, raccoglie le relazioni scientifiche, rispettivamente del Politecnico di Torino e dell’ARPA Piemonte, quali prodotti finali delle specifiche Convenzioni di ricerca. In ciascuna relazione viene riportata la descrizione delle attività effettuate e i risultati ottenuti da ciascun Ente, quale contributo al risultato complessivo del progetto, frutto della proficua collaborazione istituzionale fra i diversi soggetti partecipanti.
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  • Studio sulla conoscenza della riserva nevosa anche attraverso l'attivazione di siti sperimentali di misura e messa a punto di indicatori dello stato quantitativo delle risorse idriche. (luglio 2010)
    • Geologia e idrostratigrafia profonda della Pianura Padana occidentalePer fronteggiare i sempre più frequenti fenomeni di crisi idrica nel periodo estivo, con gravi ripercussioni sul sistema delle utilizzazioni e sull’ambiente idrico è stato avviato, nel corso del 2007, un progetto finalizzato alla conoscenza della risorsa nevosa, anche attraverso la realizzazione di siti sperimentali di misura e alla messa a punto di indicatori dello stato quantitativo delle risorse idriche.
      Per la realizzazione del progetto in questione, di durata triennale, la Direzione Ambiente, in considerazione dell’elevata complessità scientifica dei fenomeni da indagare, si è avvalsa della collaborazione scientifico - istituzionale del Politecnico di Torino e dell’ARPA Piemonte.
      A conclusione delle attività del Gruppo di lavoro è stato, quindi, predisposto un apposito rapporto tecnico finale il quale riporta la descrizione delle attività effettuate e il risultato complessivo del progetto, frutto della proficua collaborazione istituzionale fra i diversi soggetti partecipanti.
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Acque sotterranee

  • Aggiornamento della cartografia della base dell’acquifero superficiale - Documentazione scaricabile:.
    • Normativa di riferimento
      D.G.R. n. 34-11524 del 3 Giugno 2009
      D.D. n. 267 del 4/8/2011
      D.D. n. 900 del 3/12/2012
      D.D. n. 229 del 6/6/2016
    • I dati geografici in formato shapefile sono resi disponibili tramite il Geoportale Piemonte http://www.geoportale.piemonte.it/cms/ con il titolo “Base acquifero superficiale 1:50.000”
  • Studio sull’andamento della falda idrica a superficie libera nel territorio di pianura Piemontese.
    • Al fine di ricostruire l’andamento della falda idrica a superficie libera nel territorio di pianura Piemontese e individuare le principali vie di deflusso idrico sotterraneo, è stato condotto a seguito di una convenzione stipulata con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, uno studio della piezometria della falda superficiale. A tale scopo è stata condotta una campagna piezometrica su numerosi punti d’acqua che ha permesso l’elaborazione della “Carta delle isopiezometriche della falda idrica a superficie libera relativa al territorio di pianura della Regione Piemonte alla scala 1:250.000” e della “Carta della soggiacenza della falda idrica a superficie libera relativa al territorio di pianura della Regione Piemonte alla scala 1:250.000”.
      Le risultanze di tale studio sono comprese nella pubblicazione “Idrogeologia della pianura piemontese”, Regione Piemonte 2005 disponibile presso la Direzione Ambiente.
      Cartografia
      Shapefiles
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Acque destinate al consumo umano

Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 - Norme in materia ambientale

Un contributo tecnico per la riscrittura della Parte III - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche. (20 novembre 2006)

Inquinamento diffuso

  • Utilizzazione agronomica effluenti zootecnici e acque reflue: disciplina generale e programma d’azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola - Regolamento regionale 10/R 2007 (3 marzo 2016)
    • Il Regolamento regionale 29 ottobre 2007, n. 10/R, emanato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale in data 29 ottobre 2007 e pubblicato sul B.U.R. n. 44 del 31 ottobre 2007 - Atti della Regione – è entrato in vigore il 1° gennaio 2008.
      Lo stesso è stato modificato e integrato dai seguenti atti:
      Regolamento regionale 19 maggio 2008, n. 8/R (B.U.R. 22 maggio 2008, n. 21)
      Regolamento regionale 22 dicembre 2008, n. 19/R (B.U.R. 24 dicembre 2008, n. 52)
      Regolamento regionale 23 febbraio 2009, n. 2/R (B.U.R. 26 febbraio 2009, suppl. al n. 8)
      Regolamento regionale 28 luglio 2009, n. 9/R (B.U.R. 30 luglio 2009, n. 30)
      Regolamento regionale 17 dicembre 2010, n. 20/R (Supplemento n. 2 del 20 dicembre 2010 al B.U.R. 16/12/2010, n. 50)
      Regolamento regionale 20 settembre 2011, n. 7/R (B.U.R. 22/09/2011, n. 38)
      Regolamento regionale 29 febbraio 2016, n. 2/R (B.U.R. 03/03/2016, n. 9)
      Tale regolamento disciplina
      • l’utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici, delle acque reflue provenienti dalle aziende agricole e da piccole aziende agroalimentari e del digestato nelle zone non designate come vulnerabili da nitrati,
      • il programma d’azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola,
      e abroga quindi gli articoli 3 e 4 e l’allegato B del regolamento regionale 9/R del 2002.
      29/2/2016 - La Giunta ha approvato con D.G.R. n. 19-2971 alcune modifiche al Regolamento regionale 10/R/2007, in recepimento del nuovo quadro normativo nazionale. Tali modifiche entreranno in vigore solo dopo l'entrata in vigore del D.M. 7/4/2006 modificato; ne sarà data notizia anche sul B.U.R. .
      29/2/2016 - La Commissione Europea ha concesso al Piemonte il rinnovo della deroga alla direttiva nitrati per il quadriennio 2016-2019. Tutte le informazioni operative sono reperibili al seguente indirizzo: Informazioni sull’applicazione del Regolamento regionale 10/R/2007
  • Il riutilizzo dei Reflui da cantina (29 giugno 2012)
    • Con D.G.R. n. 33-12520 del 9 novembre 2009 sono state approvate le “Norme tecniche per l’utilizzazione di indirizzo agronomico delle acque reflue di cantina finalizzata alla veicolazione di prodotti fitosanitari”.
      Le acque reflue provenienti dalle operazioni di trasformazione dell’uva in vino, effettuate dalle aziende agricole che esercitano anche attività di trasformazione e valorizzazione della produzione viticola, possono essere reimpiegate a fini agronomici, tramite l’applicazione al terreno oppure essere utilizzate per veicolare i prodotti fitosanitari.
      L’utilizzazione agronomica di tutte le acque reflue, comprese quelle di cantina, è disciplinata in tutte le fasi - dalla produzione fino all’applicazione al terreno - dal Regolamento regionale 29 ottobre 2007, n. 10/R e s.m.i., in attuazione al D.M. 7 aprile 2006 che, al comma 4 dell’art. 11, prevede forme di utilizzazione delle acque reflue di indirizzo agronomico diverse da quelle considerate abitualmente, quali la veicolazione di prodotti fitosanitari.
      Il regolamento 10/R/2007 ha fatto propria questa opportunità demandandone la disciplina ad apposite norme tecniche, contenute nell’allegato 1 alla  D.G.R n. 33-12520 del 9 novembre 2009. L’aspetto innovativo riguarda l’uso delle acque reflue di cantina, in sostituzione dell’acqua, quale mezzo disperdente del formulato commerciale fitoiatrico per la preparazione della miscela destinata ai trattamenti fitosanitari.
      Le Norme tecniche definiscono le modalità di utilizzo di tali acque reflue e contemplano una serie di raccomandazioni finalizzate a consentirne il reimpiego in agricoltura per la veicolazione dei prodotti fitosanitari.
      Poiché tali acque reflue potrebbero contenere tracce di prodotti utilizzati per il lavaggio di attrezzature e impianti utilizzati nel processo di vinificazione, le Norme tecniche sono state approvate limitatamente per la veicolazione dei prodotti fitosanitari destinati ai trattamenti diserbanti, e a tutti gli altri trattamenti fitoiatrici fino alla fase fenologica della fioritura.
  • Utilizzazione agronomica acque di vegetazione e sanse umide dei frantoi oleari – Regolamento regionale 7/R 2010 (22 settembre 2011)
    • Il Regolamento regionale 1° marzo 2010, n. 7/R, emanato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale in data 1° marzo 2010 e pubblicato sul B.U.R. n. 9 del 4 marzo 2010, disciplina l’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide che derivano dalle operazioni di frangitura delle olive in tutte le fasi, dalla produzione fino all’applicazione al terreno.
      Il regolamento 7/R/2010 è stato predisposto in attuazione della legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61 (Disposizioni per la prima attuazione del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque), del Piano di tutela delle acque, e sulla base delle disposizioni di cui alla legge 11 novembre 1996, n. 574 (Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari) e al decreto ministeriale 6 luglio 2005 (Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152).

      Obblighi amministrativi e modulistica
      Ogni frantoio ed ogni azienda agricola esistente che produce e/o intende utilizzare a fini agronomici le acque di vegetazione e le sanse deve comunicare annualmente alla Provincia competente, almeno 30 giorni prima dello spandimento, la propria situazione aziendale relativamente alla produzione stimata di sanse e di acque di vegetazione, allo stoccaggio e ai terreni destinati all’uso agronomico.
      Il regolamento 7/R/2010 e s.m.i. prevede che l’utilizzazione agronomica sia subordinata ad una comunicazione preventiva, da inviare alla Provincia territorialmente competente, compilata su supporto cartaceo sulla base dello schema di comunicazione approvato con d.d. n. 601 del 6 settembre 2012 (schema comunicazione frantoi).
      In particolare, le aziende con capacità effettiva di lavorazione superiore a 2 tonnellate di olive nelle otto ore devono presentare una comunicazione contenente i dati indicati nell’Allegato A e la relazione tecnica di cui all’Allegato B del suddetto regolamento. Il punto 2.1 della parte A dell’allegato B prevede espressamente che la valutazione dell’idoneità del sito oggetto di spandimento sia condotta sulla base della carta dell’attitudine dei suoli allo spandimento dei reflui oleari, reperibile al seguente indirizzo:
      http://www.regione.piemonte.it/agri/area_tecnico_scientifica/suoli/documentazione/spandimento.htm
  • Acque meteoriche di dilavamento e delle acque di lavaggio di aree esterne – Regolamento regionale 1/R/2006 come modificato dal Regolamento regionale 2 agosto 2006, n. 7/R (23 gennaio 2007)
    • Il regolamento regionale 1/R del 20 febbraio 2006, entrato in vigore il 24 febbraio 2006 e successivamente modificato con il regolamento regionale 2 agosto 2006, n. 7/R e con il regolamento regionale 4 dicembre 2006, n. 13/R, disciplina le acque meteoriche di dilavamento e le acque di lavaggio di aree esterne, in attuazione della legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61.
      La parte più rilevante e di immediata applicazione del regolamento (il Capo II) si occupa in particolare delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne, identificando in primo luogo le fattispecie che per la loro potenzialità inquinante meritano apposita disciplina.
      Definiti i possibili recapiti delle predette acque, la relativa disciplina si basa sull’adozione ed il mantenimento in buono stato di manutenzione dei sistemi di gestione, raccolta e trattamento direttamente proposti dal titolare dell’insediamento in un apposito Piano di prevenzione e di gestione, redatto sulla base delle peculiarità locali e delle caratteristiche delle superfici interessate dal dilavamento meteorico o dalle operazioni di lavaggio ed approvato, con le prescrizione del caso, dalla competente autorità di controllo.
      In ultimo il regolamento disciplina i termini di adeguamento degli insediamenti esistenti, tenendo in debito conto le scadenze collegate all’attuazione del d.lgs. 59/2005 per gli impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale, nonché i criteri per la definizione da parte delle Autorità d'ambito della tariffa per l’eventuale immissione in rete fognaria.
      Documento con le precisazioni del caso

Piano di Azione Locale (PAL)

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Servizio Idrico Integrato

  • Disposizioni in materia di progettazione e autorizzazione provvisoria degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane (1 marzo 2009)
    • Il regolamento regionale n. 17/R del 16 dicembre 2008, entrato in vigore in data 1 marzo 2009, disciplina la progettazione e l'autorizzazione provvisoria degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ai sensi della legge regionale n. 61 del 29 dicembre 2000 attuativa, tra l'altro dell'art.47 del decreto legislativo 152/99 poi trasposto nell'art.126 del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 (Norme in materia ambientale), che demanda alla Regione la disciplina delle modalità di approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane nonché delle modalità di autorizzazione provvisoria necessaria all'avvio degli impianti anche nel caso di realizzazione per lotti funzionali.
      A sua volta l'art. 31 delle norme del Piano regionale di tutela delle acque, approvato con la Deliberazione del Consiglio regionale n. 117 – 10731 del 13 maggio 2007, tra le misure per la tutela qualitativa prevede, al fine di garantire la corretta funzionalità degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane, che siano disciplinate le modalità:
      a) di approvazione dei relativi progetti;
      b) di autorizzazione provvisoria allo scarico durante l'avviamento dei nuovi impianti ovvero in caso di realizzazione per lotti funzionali;
      c) di esercizio provvisorio a seguito di intervento straordinario su impianti esistenti, di gestione nelle fasi di manutenzione programmata e durante i periodi di interruzione del servizio di depurazione.
      Con il suddetto regolamento è stato pertanto introdotto un insieme di regole per ricondurre in un unico contesto la progettazione degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane e la relativa approvazione nonché il relativo regime autorizzativo, quest'ultimo solo in relazione ai determinati periodi nei quali, per motivazioni oggettive o di forza maggiore, non risulta possibile il rispetto dei limiti di emissione prescritti dal vigente ordinamento.
      Il regolamento stabilisce, infatti, che la valutazione tecnico amministrativa dei progetti degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane, di competenza dell'Autorità d'ambito è propedeutica all'approvazione del progetto ed alla relativa dichiarazione di pubblica utilità.
      A tal fine viene previsto che gli elaborati progettuali, individuati dalla normativa in tema di contratti pubblici, siano integrati da appositi disciplinari atti a definire le caratteristiche di qualità e le modalità dello scarico durante le fasi di avviamento di un nuovo impianto o durante gli interventi sugli impianti esistenti relativi a parti nevralgiche dei medesimi e che quindi ne compromettono temporaneamente l'efficienza; per tutti gli impianti di depurazione viene inoltre introdotto l'obbligo di dotarsi di un disciplinare di gestione speciale ovvero dedicato a regolare i periodi di manutenzione programmata in cui non è possibile il mantenimento dei limiti di emissione autorizzati; infine sono state disciplinate le modalità di ripristino funzionale dell'impianto in esito a interruzioni dovute a forza maggiore.
      Il monitoraggio complessivo del funzionamento degli impianti di depurazione viene attribuito all'ARPA nel contesto della propria attività ordinaria di vigilanza e controllo nonché all'Autorità d'ambito ai fini della valutazione del sistema di premialità o penalità connesso alla funzionalità della gestione del servizio idrico integrato.
    • Riferimenti normativi:
      • Regolamento regionale n. 17/R del 16 dicembre 2008
      • Legge regionale n. 61 del 29 dicembre 2000
      • Articolo 31 delle Norme del Piano regionale di Tutela delle acque approvato con D.C.R. del 13 marzo 2007, n. 117 - 10731
  • Piano regionale di Tutela delle Acque: Misure di Area per il conseguimento dell'obiettivo dell'abbattimento del carico in ingresso a tutti gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane del territorio regionale - (D.G.R. n. 7 - 10588 del 19/01/2009) (19 gennaio 2009)
    • Ai sensi della Direttiva 91/271/CE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, e del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia ambientale” per evitare ripercussioni negative
      dichiarate sensibili ai fenomeni di eutrofizzazione tali trattamenti devono essere più spinti per conseguire l’abbattimento dei cosiddetti nutrienti (azoto e fosforo) ritenuti la causa principale dei predetti fenomeni. Inoltre la conformità degli scarichi delle acque reflue urbane ai requisiti fissati dall’allegato I della direttiva 91/271/CE ed adottati integralmente con l’allegato 5, parte III, del D.Lgs. n. 152/2006 è definita sulla base della classe di consistenza, espressa in abitanti equivalenti (a.e.), dell’agglomerato dal quale hanno origine ed in ragione della tipologia dell’area di appartenenza (area sensibile o bacino drenate di area sensibile).
      Secondo quanto stabilito dalla delibera n. 7 del 3 marzo 2004 dell’Autorità di bacino del Fiume Po avente ad oggetto “Adozione degli obiettivi e delle priorità di intervento ai sensi dell’art. 44 del D.Lgs. n. 152/1999 e successive modifiche ed integrazioni”; l’intero territorio regionale si configura come bacino drenante delle aree sensibili “Delta del Po” e “Area costiera dell’Adriatico nord occidentale dalla foce dell’Adige al confine meridionale del Comune di Pesaro”.
      La novità sostanziale introdotta dalla delibera 7/2004, che individua il territorio Piemontese quale bacino drenante di aree sensibili, comporta, rispetto alla precedente situazione che considerava prevalentemente il territorio Regionale quale area normale, un forte impegno per il raggiungimento dell’obiettivo relativo all’abbattimento del carico di nutrienti in ingresso agli impianti a servizio di agglomerati con carico organico superiore a 2.000 a.e.. Il monitoraggio continuo del livello di mantenimento del suddetto obiettivo costituisce, allo stesso tempo, preciso riferimento per il Piano Regionale di Tutela delle Acque.
      A fronte dell’attività di monitoraggio dalla Direzione Ambiente è emerso che per il raggiungimento dell’obiettivo dell’abbattimento del 75% del carico complessivo dei nutrienti risultano necessari specifici Programmi di interventi di adeguamento dei sistemi di depurazione ad integrazione di quanto già previsto dal Piano Regionale di Tutela delle Acque nel proprio Programma di Misure individuate nelle Monografie d’Area, interventi strutturali relativi a Infrastrutturazioni di integrazione e/o accelerazione dei Piani d’Ambito (segmento fognario-depurativo).
      Per perseguire le suddette finalità ed ai sensi dell’art. 30 delle Norme di Piano del Piano Regionale di Tutela delle Acque, sono stati definiti, in collaborazione con le Segreterie tecniche delle Autorità d’Ambito, specifici programmi di interventi ed integrazione dei rispettivi Piani d’Ambito. I risultati della sopra descritta attività, condotta secondo uno specifico percorso metodologico condiviso con ATO e gestori, ha portato all’individuazione di un elenco di 33 impianti (su circa 160 impianti >2.000 a.e.), per i quali, con l’aggiornamento secondo la procedura prevista dallo stesso PTA delle 23 Monografie d’area (su 34 aree idrogr afiche individuate dal PTA), vengono specificati i nuovi limiti di accettabilità dello scarico e le relative tempistiche di adeguamento.
      Per le motivazioni sopra richiamate si è ritenuto necessario procedere alla modifica ed integrazione del Programma di Misure individuate nelle Monografie d’Area del Piano Regionale di Tutela delle Acque, ed in occasione della seduta della Conferenza delle risorse idriche del 26 novembre 2008 è stato approvato il provvedimento denominato “Piano regionale di Tutela delle Acque - Misure di Area per il conseguimento dell’obiettivo dell’abbattimento del carico in ingresso a tutti gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane del territorio regionale”. Tale provvedimento è stato successivamente approvato dalla Giunta Regionale con D.G.R. n. 7–10588 del 19 gennaio 2009.
      L’attività di monitoraggio dei livelli di efficienza dei sistemi di depurazione a servizio degli agglomerati aventi carico organico superiore a 2.000 a.e., consentirà di verificare il grado di raggiungimento dell’obiettivo relativo all’abbattimento del 75% del carico di nutrienti, di valutare la necessità di ulteriori interventi nonchè di assolvere agli obblighi informativi verso la Commissione Europea sullo stato di attuazione della Direttiva 91/271/CE
    • Riferimenti normativi:
      • D.G.R. n. 7-10588 del 19 gennaio 2009
      • Articolo 20 delle Norme del Piano regionale di Tutela delle Acque approvato con D.C.R. del 13 marzo 2007, n. 117-10731
      • Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 "Norme in materia ambientale" – Allegato 5: Limiti di emissione degli scarichi idrici
      • Delibera n. 7 del 3 marzo 2004 dell'Autorità di Bacino del Fiume Po
      • Direttiva 91/271/CE concernente il trattamento delle acque reflue urbane
      • Legge regionale 20 gennaio 1997, n. 13 concernente la Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali per l'organizzazione del servizio idrico integrato
  • Soggettività giuridica delle Autorità d'ambito istituite ai sensi della legge regionale 20 gennaio 1997 n. 13 – Atto di indirizzo regionale (28 aprile 2004)
    • La Giunta regionale, con D.G.R. n. 57-11839 del 23 febbraio 2004, su proposta della Conferenza regionale delle risorse idriche, ha approvato l'atto di indirizzo concernente la soggettività giuridica delle Autorità d'ambito istituite ai sensi della legge regionale 20 gennaio 1997 n. 13. Con tale provvedimento la Giunta regionale, in considerazione della segnalazione da parte delle Autorità d'ambito di alcune difficoltà dalle medesime riscontrate nell'esplicazione delle proprie attività contrattuali, ha approfondito la materia, giungendo alle seguenti conclusioni:
      - in quanto fondata su base convenzionale, l'Autorità d'ambito è priva del requisito della personalità giuridica, che - come noto - può essere conferita solo dalla legge o da un provvedimento amministrativo a ciò ex lege autorizzato;
      - tuttavia, per come configurata dalla legge regionale 13/1997, essa risulta dotata della soggettività giuridica necessaria all'espletamento delle funzioni adessa affidate in materia di organizzazione del servizio idrico integrato;
      - l'autonomia, la terzietà rispetto agli enti partecipanti e la capacità di adottare decisioni con efficacia esterna, unitamente al fatto che la stessa legge regionale fa riferimento all'esercizio delle funzioni dell'Autorità d'ambito "in nome e per conto degli Enti locali", portano infatti a concludere che il legislatore ha inteso conferirle, se non la personalità giuridica, il requisito della capacità di essere autonomamente titolare di rapporti giuridici attivi e passivi;
      - pur in carenza della vera e propria personalità giuridica, la stessa può quindi esplicare - sulla base dei poteri conferiti dalla legge e dalla convezione istitutiva - tutte le attività anche contrattuali necessarie al suo funzionamento di "organo" degli enti pubblici locali partecipanti, ivi comprese quell eattinenti all'assunzione di personale nell'ambito dei rapporti di lavoro dipendente di carattere pubblico
    • Riferimenti normativi:
      • Legge regionale n 13 del 20 gennaio 1997
      • Legge n 36 del 5 gennaio 1994
  • Proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali necessarie all’erogazione del servizio idrico – Atto di indirizzo regionale (12 giugno 2003)
    • La Giunta regionale, con D.G.R. n. 32-9528 del 5.6.03, sentita la Conferenza regionale delle risorse idriche, ha approvato l’atto di indirizzo sul regime della proprietà delle infrastrutture del servizio idrico integrato (l.r. 13/97).
      Si tratta di un atto contenente criteri di indirizzo organici e di carattere generale sul regime di proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali necessarie all’erogazione del servizio idrico, a seguito della istituzione delle sei Autorità d’ambito piemontesi.
      In base alle vigenti disposizioni di legge, infatti, le reti e le infrastrutture non possono più essere trasferite in proprietà in capo ai gestori del servizio, ma solo messi a disposizione delle società erogatrici.
      Considerata la specificità del servizio idrico integrato, si è ritenuta inoltre non percorribile la possibilità riconosciuta in via generale dall’art. 113, comma 13, del d.lgs 267/2000 di affidare la proprietà delle reti e delle infrastrutture a società di capitali a maggioranza pubblica incedibile per mancanza di un interesse pubblico ad avvalersene.
      Reti, impianti e dotazioni dovranno quindi essere attribuiti in proprietà esclusiva all’Ente locale nel cui territorio insistono oppure, nel caso di infrastrutture che svolgono una funzione sovracomunale, si potrà realizzare una comproprietà di tutti gli Enti interessati.
    • Riferimenti normativi:
      • Legge regionale n. 13 del 20 gennaio 1997
      • Legge n. 36 del 5 gennaio 1994
      • Decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000, Art. 113
      • Legge n. 448 del 28 dicembre 2001, Art. 35

Uso delle acque pubbliche

  • Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra (10 febbraio 2009)
    • Con le “Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra” approvate con D.G.R. 14 aprile 2008 n. 23 - 8585 e D.G.R. 21 luglio 2008 n. 23-9242, in coerenza con le previsioni del Decreto legislativo 152/2006 del Piano regionale di Tutela delle acque (approvato con DCR del 13 marzo 2007, n. 117-10731) e del Regolamento regionale 10/R del 2003, sono state definite le modalità di:
      verifica del fabbisogno irriguo per quantificare la portata massima e media concedibile;
      attivazione della procedura di revisione delle concessioni per asta fluviale;
      riparto dell’acqua in condizione di magra ordinaria tra i legittimi utenti su ciascuna singola asta fluviale.
      Il documento, messo a punto con il supporto scientifico della facoltà di Agraria dell’Università di Torino, è stato discusso e condiviso con le Province, la Direzione regionale Territorio rurale (ora direzione Agricoltura), le Organizzazioni professionali del comparto agricolo e con i Consorzi irrigui di secondo grado.

      Alla deliberazione di Giunta del 14 aprile 2008 sono allegati il software per il calcolo dei fabbisogni irrigui comprensoriali (Quant4) e le relative istruzioni e modalità d’uso.
      Le linee guida consentono di orientare e armonizzare l’azione delle Autorità concedenti nella fase di istruttoria finalizzata al rinnovo delle grandi derivazioni irrigue e all’eventuale revisione dei titoli validi di concessione delle derivazioni, grandi o piccole, per asta fluviale, al fine di rendere oggettiva l’attività di quantificazione della portata di concessione rapportandola al fabbisogno colturale (stimato anche attraverso le carte regionali del drenaggio e dell’uso del suolo) ed alla disponibilità idrica dell’area su cui gravano i prelievi.

      Le linee guida forniscono, altresì, indicazioni circa le modalità di riparto della risorsa idrica in presenza di criticità quantitative, fenomeno sempre più ricorrente negli ultimi anni sia per il ridursi dell’accumulo nevoso (con talune sporadiche eccezioni) che influisce negativamente sui deflussi naturalmente disponibili, sia per la diversa distribuzione delle precipitazioni nel periodo primaverile/estivo. Obiettivo della linea guida è quello di rapportare le eventuali riduzioni temporanee dei prelievi irrigui non più al titolo di concessione (portata massima) quanto al fabbisogno effettivo della singola annata agraria in relazione al riparto colturale in atto ricostruito per ogni singolo consorzio.

      Riferimenti normativi:
      Decreto legislativo 152/2006 del Piano regionale di Tutela delle acque
      Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra DGR 14 aprile 2008 n. 23 –8585 e D.G.R. 21 luglio 2008 n. 23-9242;
      Allegato A parte II del regolamento regionale 10/R approvato con D.P.G.R. 29 luglio 2003;
      Articolo 96, comma 9 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006;
      Articolo 40 delle norme del Piano regionale di tutela delle acque approvato con DCR del 13 marzo 2007, n. 117-10731
  • Disposizioni per la prima attuazione del Deflusso Minimo Vitale. Regolamento 8/R/2007 (26 luglio 2007)
    • Con il regolamento regionale 8/R del 17 luglio 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 29 del 19 luglio 2007 ed in vigore dal 4 agosto 2007, sono state emanate le disposizioni per la prima attuazione del Deflusso Minimo Vitale, strumento che costituisce imprescindibile attuazione del principio di salvaguardia di una risorsa riconosciuta strategica e limitata attraverso l’estensione generalizzata dell’obbligo di mantenimento di condizioni minime di deflusso già applicato da oltre un decennio alle nuove derivazioni sulla base dei criteri definiti dalla deliberazione della Giunta regionale 26 aprile 1995 n. 74-45166.

      In coerenza ai criteri adottati con il decreto ministeriale del 28 luglio 2004, all’atto di indirizzo emanato dall’Autorità di bacino del fiume Po in data 7 marzo 2004 e ai criteri dettati dal Piano di tutela delle acque, è previsto un DMV di base, applicabile alla generalità dei prelievi, e di un DMV ambientale, applicabile ai corsi d’acqua significativi, a quelli potenzialmente influenti sugli stessi o di rilevante interesse ambientale, a quelli ricadenti nelle aree ad elevata protezione nonché ai corsi d’acqua che richiedono protezionee miglioramento per essere idonei alla vita dei pesci.

      Il regolamento dispone la fissazione dei termini temporali entro i quali dovrà essere rilasciato il valore di base, e ove richiesta, la componente ambientale, stabiliti rispettivamente al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2016 ed è improntato alla responsabilizzazione degli utenti che, salvo specificati casi particolari, sono tenuti al rilasciodel DMV nel rispetto dei criteri introdotti dal regolamento senza preventivi provvedimenti dell’autorità concedente, nonché alla massima semplificazione delle procedure amministrative e degli adempimenti formali, attraverso opportuni meccanismi di adeguamento automatico dei disciplinari in atto.

      Nel disciplinare i rilasci del DMV nei bacini di estensione inferiore ai 50 chilometri quadrati il provvedimento introduce, nelle moredella conclusione degli specifici studi in corso relativi all’idrologia dei piccoli bacini montani, alcuni elementi di flessibilità nella gestione dei rilasci consentendo, nel caso di prese plurime, di concentrare gli stessi sulle prese principali overicorrano tutte le condizioni previste dalla norma, mentre le modalità di quantificazione e gestione dei rilasci dalle dighe, in relazione alla particolare complessità e delicatezza degli interventi richiesti, sono demandate a linee guida da emanarsi da parte della Giunta Regionale.

      Come previsto dal Piano di tutela è prevista una deroga temporanea automatica sui tratti di corsi d’acqua che alimentano i grandi sistemi irrigui della pianura e che sono caratterizzati da squilibri del bilancio idrico, prevedendo un DMV ridotto al 30% nel periodo della massima idroesigenza irrigua. Deroghe sono altresì previste per l’approvvigionamento potabile, per gli usi marginali della risorsa e nel caso di prelievi da corsi d’acqua che per condizioni naturali sono soggetti ad asciutte di durata superiore a 60 giorni all’anno consecutivi. Stante l’oggettiva complessità del sistema dei prelievi si è ritenuto opportuno prevedere inoltre una facoltà di deroga in relazione a situazioni di particolare carenza idrica e per ragioni di interesse generale. con espresso obbligo di comunicazione alla Regione e all’Autorità di bacino.

      Fermo restando l’obbligo di rilascio del DMV entro il 31 dicembre 2008, la nuova disciplina prevede che per i prelievi esistenti siano adeguate le opere di presa eventualmente anche con modalità provvisorie, consentendo di completare i lavori di adeguamento entro il 31 dicembre 2010. Non sono invece soggetti all’obbligo di adeguamento delle opere di presa le derivazioni marginali attuate mediante accumulo precario di materiale d’alveo o mediante organi mobili.

      Viene infine disciplinata la sperimentazione volontaria, finalizzata alla migliore taratura degli obblighi di rilascio in relazione alle specifiche situazioni locali al fine di definire rilasci che possano contemperare al meglio due esigenze contrapposte e rilevanti: la tutela dell’ambiente e il mantenimento della produzione elettrica da fonte idraulica al più alto livello possibile stante il benefico contributo che la stessa fornisce ai fini del rispetto degli impegni assunti con il Protocollo di Kyoto.

      Riferimenti normativi:
      Regolamento regionale 8/R del 17 luglio 2007
      Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61
      Art. 95 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152
  • Prima definizione degli obblighi concernenti la misurazione dei prelievi e delle restituzioni di acqua pubblica. Regolamento 7/R/2007 (28 giugno 2007)
    • Con il regolamento regionale 7/R del 25 giugno 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 26 del 28 giugno 2007 ed in vigore dal 13 luglio 2007, sono stati definiti i primi obblighi concernenti la misurazione dei prelievi e delle restituzioni di acqua pubblica.

      Tale provvedimento è stato emanato in attuazione della legge regionale29 dicembre 2000, n. 61 che demanda la materia ad un regolamento della Giunta regionale al finedi dare attuazione all'articolo 22 del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152, oggi trasfuso all'articolo 95 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante norme in materia ambientale.

      Le disposizioni del regolamento sono finalizzate a disporre delle informazioni necessarie alla predisposizione del bilancio idricoe idrogeologico, verificare l'incidenza del sistema dei prelievi e delle restituzioni sugli squilibri quantitativi in attoe prevedere l'introduzione di misure finalizzate alla loro mitigazione.

      L'attività conoscitiva degli impatti esercitati dalle attività antropiche sull'ambiente idrico rappresenta infatti un elemento fondamentale nel nuovo approccio di governo delle acque coerente con le indicazioni della Direttiva quadro 2000/60/CE, necessario per accedere ad una corretta pianificazione delle risorse idriche, alla redazione di bilanci idrici accurati e attendibili e alla previsione delle azioni necessari per conseguire una efficace tutela quali-quantitativa della risorsa.

      Gli obblighi di misurazione previsti dal regolamento riguardano unicamente i prelievi e le restituzioni che superano una soglia ritenuta significativa rispetto agli obiettivi fissati, modulata in funzione delle potenzialità idrologiche naturali del sottobacino su cui incidono.

      In funzione degli obiettivi che persegue, il regolamento escludedall'assoggettamento agli obblighi di misura i prelievi marginali che per loro natura determinano una pressione trascurabile sulla risorsa idrica naturale.

      E' tuttavia fatta salva la facoltà per le Amministrazione provinciali di poter motivatamente sottoporre agli obblighi di misura previsti dal regolamento anche prelievi e restituzioni sotto la soglia indicata dal regolamento alverificarsi di particolari condizioni puntualmente elencate.

      Il regolamento, mentre produce effetti immediati nei confronti dei nuovi prelievi che potranno essere attivati solo se dotati di idonea strumentazione di misura, prevede invece una gradualità per l'applicazione degli obblighi relativamente a quelli esistenti rapportandola alla potenzialità idrologica del sottobacino.

      Riferimenti normativi:
      Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61
      Art. 95 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152
      Regolamento regionale 7/R del 25 giugno 2007
      Allegato C - regolamento 7/R: Registro delle misure e schede di trasmissione dei dati
      Web-Misuratori - D.G.R. n. 35-6747 del 25 Novembre 2013
  • Concessione di derivazione di acqua pubblica - Regolamento 10/R/2003 (15 settembre 2003)
    • Entra in vigore dal 1° ottobre 2003 il Regolamento regionale 10/R recante: "Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione diacqua pubblica", pubblicato sul 2° supplemento ordinario al BURP n. 31 del 31 luglio 2003.

      Tale regolamento è stato emanato in attuazionedella legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61 che, attraverso il meccanismo della delegificazione, ha affidato allo strumento regolamentare la disciplina dei procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazionedi acque pubbliche alla luce dei più recenti criteri di semplificazione amministrativa.
      Con tale regolamento è stata infatti operata una profonda semplificazione delle procedure di rilascio dei titoli abilitativi all'utilizzazione di acqua pubblica, ad oggi ancora disciplinate dal Regio Decreto 1775/1933, nonché una loro revisione alla luce dei nuovi principi di tutela quantitativa delle risorse idriche.

      In attesa dell'emanazione delle direttive statali sulla gestione del demanio idrico prevista dal d.lgs 112/98, con il regolamento emanato si intende, da un lato, consentire alle Province di far fronte adeguatamente agli adempimenti di loro competenza in materia di concessioni di derivazioni di acqua pubblica e, dall'altro, porre le basi per un più complessivo riordino della materia.

      Riferimenti normativi:
      Regolamento regionale 10/R
      2° supplemento ordinario al BURP n. 31 del 31 luglio 2003
      Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61

    • Modulistica:

Canoni per uso delle acque pubbliche

  • Modalità di pagamento del canone per uso di acqua pubblica
    • Il pagamento del canone per uso di acqua pubblica può essere effettuato utilizzando le seguenti modalità:
      • mediante bollettino postale su c/c postale n. 22208128;
      • con bonifico bancario codice IBAN IT 03 T 07601 01000 000022208128
    • riportando:
      • il beneficiario "Regione Piemonte"
      • la causale di pagamento specificando: Codice Utenza e Anno al quale si riferisce il pagamento seguiti dalle parole "Canone uso di acqua pubblica".
    • Il canone dovuto deve essere pagato entro il 31 gennaio dell'anno di riferimento.
      Il mancato ricevimento dell'avviso di pagamento non esonera dall'obbligo del versamento del canone.
  • Istanza di rimborso di quote di canone demaniale per uso di acqua pubblica
    • L'istanza di rimborso di quote di canone demaniale per uso di acqua pubblica impropriamente versate alla Regione deve essere redatta compilando e sottoscrivendo l'apposito MODULO da inviare al seguente indirizzo:
      Regione Piemonte
      Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio
      Settore Tutela delle acque
      Via Principe Amedeo, 17
      10123 TORINO

      oppure a mezzo p.e.c. al seguente indirizzo: territorio-ambiente@cert.regione.piemonte.it
      All'istanza deve essere allegata copia fotostatica di un documento di identità valido
      Per ogni eventuale chiarimento è possibile contattare la Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio, inviando una e-mail
      a uso.acqua@regione.piemonte.it , oppure telefonando al numero verde della Regione Piemonte 800-333444 .
  • Disciplina dei canoni regionali per l’uso di acqua pubblica - Regolamento regionale 15/R/2004 e Regolamento regionale 6/R/2005
    • Dal gennaio 2001 le funzioni in materia di determinazione, introito e destinazione dei canoni demaniali per uso di acqua pubblica sono esercitate dalla Regione in forza dei disposti del decreto legislativo 112/1998 e dei successivi provvedimenti nazionali e regionali di attuazione.

      Conseguentemente con la Legge finanziaria 2002 (l.r. 5 agosto 2002 n. 20, Capo III, articoli 12, 14. 15, 16 e 18) sono state poste le basi per la nuova disciplina del sistema di determinazione e riscossione dei canoni per l’uso delle acque pubbliche, nel rispetto dei principi fondamentali della legislazione statale e in applicazione delle linee della politica regionale di settore.

      In sede di prima attuazione della predetta legge regionale, è stato quindi emanato il regolamento regionale 15/R del 6 dicembre 2004, con il quale sono stati disciplinati i fondamentali istituti del processo di versamento, introito e riscossione dei canoni, tra cui i casi di esenzione, riduzione o maggiorazione del canone, le modalità di versamento del canone, il rimborso delle somme versate in eccesso e gli interessi dovuti per omesso, insufficiente o ritardato pagamento.

      Al fine di dare compiuta definizione alla nuova e organica disciplina della materia, con il regolamento regionale 6/R del 10 ottobre 2005 si è provveduto alla determinazione, per ogni uso dell’acqua, dell’importo unitario del canone dovuto annualmente e la misura del canone minimo.

      Pertanto dal 1° gennaio 2006, data di entrata in vigore del regolamento in questione, non trovano più applicazione nell’ordinamento regionale le norme statali in materia di misura dei canoni per l’utilizzo delle acque pubbliche, bensì quelli determinati dall’Amministrazione regionale.

      Riferimenti normativi:
      Decreto del Presidente della Giunta regionale 8 aprile 2015, n. 3/R. -Regolamento regionale recante: “Adeguamento del regolamento regionale 6 dicembre 2004, n. 15/R (Disciplina dei canoni regionale per l’uso di acqua pubblica ‘Legge regionale 5 agosto 2002, n. 20’ e modifiche al regolamento regionale 29 luglio 2003, n. 10/R ‘Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica’)” - BURP n. 15 del 16 / 04 / 2015
      Regolamento regionale 15/R del 6 dicembre 2004
      Regolamento regionale 6/R del 10 ottobre 2005
      Legge regionale 5 agosto 2002 n. 20

Provvedimenti aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano ai sensi del r.r. 15/R/2006

  • D.D. n. 428 del 06/10/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo potabile denominato “P2” (TO-P-06399), ubicato nel Comune di Candiolo (TO).
  • D.D. n. 406 del 21/09/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due sorgenti potabili denominate “Farquara” e “Fontana del Bosco”, ubicate nel Comune di Quassolo (TO).
  • D.D. n. 407 del 21/09/2017
    egolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una nuova sorgente potabile ubicata in localita’ Tosa, nel Comune di Frassinetto (TO).
  • D.D. n. 408 del 21/09/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-04503, ubicato nel Comune di San Giusto Canavese (TO).
  • D.D. n. 386 del 07/09/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile denominata “Bertolina”, ubicata nel Comune di Valle San Nicolao (BI) e gestita dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.).
  • D.D. n. 387 del 07/09/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo potabile cluster denominato "Nuovo", ubicato nel Comune di Bricherasio (TO).
  • D.D. n. 388 del 07/09/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi ad uso idropotabile ubicato in località Chiamina, nel Comune di Costigliole Saluzzo (CN), campo-pozzi costituito da tre pozzi (denominati Pozzo P1 – codice univoco CN-P-10253, Pozzo P2 – codice univoco CN-P-15501 e Pozzo P3 – codice univoco CN-P-16166) che alimentano l’impianto di distribuzione gestito dalla Società Alpi Acque S.p.A. a servizio dell’Acquedotto di Verzuolo (CN).
  • D.D. n. 377 del 09/08/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “RIPA” – codice univoco TO-P-10152, ubicato nel Comune di Sauze di Cesana (TO).
  • D.D. n. 365 del 02/08/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile denominata “Madonna della Neve 5”, ubicata nel Comune di Forno Canavese (TO).
  • D.D. n. 364 del 02/08/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di tre pozzi dell’acquedotto comunale ubicati in località Guacciorna, nel Comune di Cassano Spinola (AL) – pozzi denominati “Tortarolo” - codice univoco AL-P-04353 - sigla in planimetria 1-A1, “Tortarolo 2” - sigla in planimetria 1-A2 e “Ponzano” - codice univoco AL-P-04219 - sigla in planimetria 1-B.
  • D.D. n. 363 del 02/08/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell’area di salvaguardia di un nuovo pozzo potabile ubicato in località San Fabiano, nel Comune di Borgo Ticino (NO), gestito dalla Società Acqua Novara VCO S.p.A..
  • D.D. n. 337 del 21/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un’opera di presa potabile esistente dal Canale Moreno (alimentato dal Fiume Tanaro), presa ubicata nel Comune di Alba (CN), a servizio dell’acquedotto della Città di Alba e gestita dalla Società Tecnoedil S.p.A..
  • D.D. n. 336 del 21/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del nuovo pozzo potabile denominato “Pietra Porchera”, ubicato nel Comune di Giaglione (TO).
  • D.D. n. 335 del 21/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi di Cascina Giarrea, costituito da sei captazioni in falda profonda (denominate 1.2 – 3.2 – 5.2 –6.2 – 7.2 – 8.2), campo-pozzi ubicato nel Comune di Saluggia (VC) e gestito dal Consorzio dei Comuni per l’Acquedotto del Monferrato (C.C.A.M.).
  • D.D. n. 317 del 14/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi ubicato in Via Reano, nel Comune di Buttigliera Alta (TO) e costituito dai tre pozzi denominati “P1” (TO-P-10098), “P2” (TO-P-12453) e “P3” (TO-P-12605).
  • D.D. n. 305 del 06/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una nuova sorgente potabile ubicata in località Gorlo, nel Comune di Frassinetto (TO).
  • D.D. n. 304 del 06/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di quattro nuove sorgenti potabili ubicate in località Pecarina, nel Comune di San Colombano Belmonte (TO).
  • D.D. n. 303 del 06/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Castello” a servizio dell’acquedotto del Comune di Carisio (VC), gestito dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.) e ubicato nel medesimo Comune.
  • D.D. n. 302 del 06/07/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di quattro captazioni potabili denominate “Praiasse” (pozzo e sorgente), “Parogno” (pozzo) e “Madonnina” (sorgente), captazioni a servizio dell’acquedotto del Comune di Zubiena (BI), ubicate nei Comuni di Zubiena (BI) e di Sala Biellese (BI) e gestite dalla Società Comuni Riuniti S.r.l..
  • D.D. n. 270 del 13/06/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di quattro sorgenti potabili denominate “Bardanzone” e “Costigliole 1-2-3”, ubicate nel Comune di Tavagnasco (TO).
  • D.D. n. 269 del 13/06/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi ubicato in località San Bernardo, nei Comuni di Monteu Roero (CN) e di Montaldo Roero (CN), campo-pozzi costituito da sette pozzi denominati “P1”, “P5” e “P6” (Monteu Roero) e “P2”, “P3”, “P4” e “P7” (Montaldo Roero) e gestito dalla Società Tecnoedil S.p.A..
  • D.D. n. 265 del 08/06/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di diciotto sorgenti – denominate S1, S2, S3, S4, S5, S6, S7, S8, S9, S10, S11, S12, S13, S14, S15, S16, S17 e S18 – ubicate nei Comuni di Pollone (BI) e di Biella, a servizio dell’“Acquedotto Acque Potabili di Cossila” per l’approvvigionamento di località Favaro e Cossila, frazioni del Comune di Biella.
  • D.D. n. 264 del 08/06/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di una sorgente potabile denominata "Acquabuona", ubicata nel Comune di Antrona Schieranco (VB).
  • D.D. n. 256 del 01/06/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di diciotto captazioni a servizio dell’acquedotto del Comune di Pray (BI), captazioni ubicate nei Comuni di Caprile (BI) – quattro derivazioni da acqua superficiale – di Portula (BI) – undici sorgenti e una derivazione da acqua superficiale – di Pray (BI) – due sorgenti – e gestite dalla Società CO.R.D.A.R. Valsesia S.p.A..
  • D.D. n. 257 del 01/06/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Molino” – codice univoco TO-P-05731, ubicato nel Comune di Lombardore (TO).
  • D.D. n. 220 del 16/05/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione delle aree di salvaguardia di tre pozzi potabili, denominati "P1" - codice univoco TO-P-04489, "P5" - codice univoco TO-P-10544, siti in località Miradolo e "P2" - codice univoco TO-P-04490, tutti ubicati nel Comune di San Secondo di Pinerolo (TO).
  • D.D. n. 219 del 16/05/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo potabile denominato "Borgata Orsa" - codice univoco TO-P-04483, ubicato nel Comune di San Carlo Canavese (TO).
  • D.D. n. 218 del 16/05/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'aerea di salvaguardia del campo-pozzi ubicato in localita' San Rocco, nel Comune di Busca (CN), campo-pozzi costituito da due pozzi (denominati Pozzo Vecchio - codice univoco Cn-P-10231 e Pozzo Nuovo - codice univoco CN-P-10232) e gestiti dell'Azienda Cuneese Dell'Acqua S.p.A. (A.C.D.A. S.p.A.).
  • D.D. n. 170 del 19/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-04745, ubicato nel Comune di Vigone (TO).
  • D.D. n. 169 del 19/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-04875, ubicato nel Comune di Villar Pellice (TO).
  • D.D. n. 168 del 19/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Garetto” – codice univoco TO-P-05280, ubicato nel Comune di Lombriasco (TO).
  • D.D. n. 167 del 19/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di tre pozzi potabili denominati “TRG11” – codice univoco TO-P-05526, “TRG12” – codice univoco TO-P-05525 e “TRG13”, ubicati nel Comune di Trana (TO).
  • D.D. n. 166 del 19/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile ubicata nel Comune di Mosso (BI), a servizio di Frazione Frieri e gestita dal Consorzio Acquedotto Frazionale di Frieri.
  • D.D. n. 154 del 07/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-04542, ubicato nel Comune di Sangano (TO).
  • D.D. n. 153 del 07/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-04936, ubicato nel Comune di Virle Piemonte (TO).
  • D.D. n. 152 del 07/04/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-03567, ubicato nel Comune di Candiolo (TO).
  • D.D. n. 137 del 29/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P4 - Boschetto” – codice univoco TO-P-10133, ubicato nel Comune di Riva presso Chieri (TO).
  • D.D. n. 136 del 29/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Rolassi 2”, ubicato nel Comune di Rondissone (TO).
  • D.D. n. 135 del 29/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “Vivaio Carlo Alberto 2” e “Vivaio Carlo Alberto 1” – codice univoco TO-P-05795, ubicati nel Comune di Fenestrelle (TO).
  • D.D. n. 114 del 20/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Grange Vallè” – codice univoco TO-P-04498, ubicato nel Comune di San Gillio (TO).
  • D.D. n. 113 del 20/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di due sorgenti potabili denominate “Fontanei” – codice univoco TO-S-00845 e “Valli” – codice univoco TO-S-00844, ubicate nel Comune di Nomaglio (TO).
  • D.D. n. 112 del 20/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-05284, ubicato nel Comune di Maglione (TO).
  • D.D. n. 111 del 20/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia della sorgente potabile denominata “Ischia”, ubicata nel Comune di Dronero (CN) e gestita dall’Azienda Cuneese Dell’Acqua S.p.A. (A.C.D.A. S.p.A.).
  • D.D. n. 106 del 16/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del nuovo pozzo potabile ubicato in Via Bellomi (denominato “Nuovo Pozzo Bellomi 2”), nel Comune di Varallo Pombia (NO).
  • D.D. n. 105 del 16/03/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile denominata “Strona”, ubicata nel Comune di Valle San Nicolao (BI) e gestita dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.).
  • D.D. n. 67 del 15/02/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 Definizione dell'area di salvaguardia di un'opera di presa potabile da acque superficiali sul rio Bodro, ubicata nel Comune di Ailoche (BI) e gestita dall'acquedotto Rurale di Ailoche
  • D.D. n. 43 del 27/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “Bersaglio 1” – codice univoco TO-P-06334 e “Bersaglio 2” – codice univoco TO-P-06008, ubicati nel Comune di Luserna San Giovanni (TO).
  • D.D. n. 29 del 18/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi ubicato in località Tetti Agostino, costituito da sette pozzi denominati “P4”, “P5”, “P7”, “P8-T1”, “P10”, “P11” e “P12”, campo-pozzi ubicato nel Comune di Santena (TO).
  • D.D. n. 28 del 18/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di cinque sorgenti potabili (SII075 – SII076 – SII077 – SII078 – SII080) ubicate in località Monte Rovella, nel Comune di Bioglio (BI), captazioni a servizio dell’acquedotto del Comune di Vallanzengo (BI) e gestite dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.).
  • D.D. n. 27 del 18/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia della sorgente potabile denominata "Mondini", gestita dall'Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi S.p.A. (A.L.A.C. S.p.A.) e ubicata nel Comune di Roburent (CN).
  • D.D. n. 26 del 18/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia delle sorgenti potabili denominate “Borello inferiore” e “Borello superiore”, gestite dall’Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi S.p.A. (A.L.A.C. S.p.A.) e ubicate nel Comune di Roburent (CN).
  • D.D. n. 25 del 18/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia della sorgente potabile denominata “Renetta”, gestita dall’Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi S.p.A. (A.L.A.C. S.p.A.) e ubicata nel Comune di Vernante (CN).
  • D.D. n. 24 del 18/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “AVG 21 – Ponte Dora 1” e “AVG 22 – Ponte Dora 2”, ubicati nel Comune di Avigliana (TO).
  • D.D. n. 13 del 09/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili – codice identificativo opere A/001/VIG e A/002/VIG – ubicati presso località Trebbi e Sindaluna, nel Comune di Viguzzolo (AL) e gestiti dalla Società Gestione Acqua S.p.A..
  • D.D. n. 12 del 09/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile a servizio dell’Acquedotto di Frazione Villaro, captazione gestita dall’Azienda Cuneese Dell’Acqua S.p.A. (A.C.D.A. S.p.A.) e ubicata nel Comune di Ormea (CN).
  • D.D. n. 10 del 09/12/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia della sorgente potabile localizzata nella galleria ferroviaria del Colle di Tenda, captazione gestita dall’Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi S.p.A. (A.L.A.C. S.p.A.) e ubicata nel Comune di Limone Piemonte (CN).
  • D.D. n. 1 del 02/01/2017
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile denominata “Caudana”, ubicata nel Comune di Portula (BI) e gestita dal CO.R.D.A.R. Valsesia S.p.A.
  • D.D. n. 487 del 15/12/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo potabile – codice identificativo opera A/001/CAS-SCR – ubicato in Via De Gasperi, nel Comune di Castelnuovo Scrivia (AL) e gestito dalla Società Gestione Acqua S.p.A.
  • D.D. n. 488 del 15/12/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia delle sorgenti potabili denominate “Roatte”, “Sotti”, “Gurè” e “Oro”, ubicate nel Comune di Montaldo Mondovì (CN) e della sorgente denominata “Groppignano”, situata nel Comune di Roburent (CN), captazioni gestite dal Consorzio Acquedotto Rurale S. Anna Collarea.
  • D.D. n. 418 del 04/11/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di ventitre sorgenti (“Credarian 1”, “Credarian 2”, “Credarian 3”, “Credarian 4”, “Credarian 5”, “Grotta Alta”, “La Pasera Bassa”, “La Pasera Feies 1”, “La Pasera Feies 2”, “Mondrone 1”, “Mondrone 2”, “Pansenis 1”, “Pansenis 2”, “Pansenis 3”, “Pansenis 4”, “Pianetti 1 Alta”, “Pianetti 2 Bassa”, “Rio Ru 1”, “Rio Ru 2”, “Rio Ru 3”, “Rocce del Cresto 1”, “Rocce del Cresto 2” e “Rocce del Cresto 3”), ubicate nel Comune di Ala di Stura (TO).
  • D.D. n. 419 del 04/11/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del campo-pozzi ubicato in Località Belbo, nel Comune di Bossolasco (CN) e costituito da due pozzi gestiti dalla Società Alta Langa Servizi S.p.A. (A.L.SE. S.p.A. ) identificati dai codici univoci CN-P-10188 e CN-P-15331 (e la trincea drenante CN-S-12091 ad esso collegata).
  • D.D. n. 422 del 04/11/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di un pozzo potabile - codice identificativo opera A/001/ISO - ubicato immediatamente a Nord della Strada comunale Brusa Vecchia per frazione Capraglia, nel Comune di Isola Sant'Antonio (AL) e gestito dalla Società Gestione Acqua S.p.A..
  • D.D. n. 403 del 24/10/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili – codice identificativo opere A/001/CAS-GUI e A/002/CAS-GUI – ubicati presso Cascina Clorenza in Strada Vicinale del Torrazzo, nel Comune di Castellar Guidobono (AL) e gestiti dalla Società Gestione Acqua S.p.A..
  • D.D. n. 404 del 24/10/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili – codice identificativo opere A/001/PNT e A/002/PNT – ubicati nel concentrico del capoluogo ad una distanza di pochi metri l’uno dall’altro in prossimità di Corso Tortona, nel Comune di Pontecurone (AL) e gestiti dalla Società Gestione Acqua S.p.A..
  • D.D. n. 370 del 03/10/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Paschere” – codice univoco TO-P-03856, ubicato nel Comune di Cavour (TO).
  • D.D. n. 343 del 15/09/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di venti sorgenti potabili ("Bianco", "Bracchiello 1", "Bracchiello 2", "Bracchiello 3", "Cernesio 1", "Cernesio 2", "Chiampernotto 1", "Chiampernotto 2", "Chiampernotto 3”, "Ciapril", "Fontanassa 1", "Fontanassa 2", "Fontanassa 3", "Grange 1", "Grange 2", "Runch", "Subiola", "Voragno 1", "Voragno 2" e "Voragno 3"), ubicate nel Comune di Ceres (TO).
  • D.D. n. 342 del 15/09/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Gerbole” – codice univoco TO-P-11547, ubicato nel Comune di Rivalta di Torino (TO).
  • D.D. n. 287 del 29/07/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi “Bauducchi”, costituito da sei pozzi denominati, rispettivamente, “P2bis” (TO-P-05307), “P4” (TO-P-06028), “P5” (TO-P-06029), “P6” (TO-P-06030), “P7” (TO-P-06031) e “P8” (TO-P-06032), campo-pozzi ubicato nel Comune di Moncalieri (TO).
  • D.D. n. 286 del 28/07/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di nove sorgenti potabili denominate, rispettivamente, “Andriera”, “Crot”, “Malciaussia dx”, “Malciaussia sx”, “Margone”, “Perinera dx”, “Perinera sx”, “Piazzette dx” e “Piazzette sx”, ubicate nel Comune di Usseglio (TO).
  • D.D. n. 260 del 19/07/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo potabile denominato “P3”, ubicato in Regione Pralino, nel Comune di Sandigliano (BI) e gestito dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.) – Modifica della determinazione n. 426 del 17 ottobre 2012.
  • D.D. n. 230 del 06/07/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di sei trincee drenanti denominate “T1”, “T2a”, “T2b”, “T3a”, “T3b” e “T3c” e di tre sorgenti denominate “F”, “G” e “L”, captazioni potabili gestite dal CO.R.D.A.R. Valsesia S.p.A. e ubicate in località Valmaggiore, nei Comuni di Quarona (VC) e di Breia (VC).
  • D.D. n. 202 del 13/06/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di due sorgenti potabilidenominate “Tetto Minet” e “Vallone Sant’Anna”, ubicate nel Comune di Bernezzo (CN) e gestite dall’Azienda Cuneese Dell’Acqua S.p.A. (A.C.D.A. S.p.A.).
  • D.D. n. 200 del 13/06/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “CMG11” – codice univoco TO-P-06381, ubicato nel Comune di Chiusa San Michele (TO).
  • D.D. n. 184 del 01/06/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “P66” e “P67”, ubicati nel Comune di Venaria Reale (TO).
  • D.D. n. 162 del 23/05/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P3” – codice univoco TO-P-03462, ubicato nel Comune di Barone Canavese (TO).
  • D.D. n. 155 del 13/05/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “Orio” – codice univoco TO-P-05343, ubicato nel Comune di Orio Canavese (TO).
  • D.D. n. 139 del 02/05/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi “Sangone”, costituito da sei pozzi denominati, rispettivamente, “P3” (TO-P-06036), “P4” (TO-P-06037), “P5” (TO-P-06038), “P6” (TO-P-06039), “P7” (TO-P-06040) e “P8” (TO-P-06041), campo-pozzi ubicato nel Comune di Moncalieri (TO).
  • D.D. n. 129 del 19/04/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “Cascina Nuova” – codice univoco TO-P-05626 e “Pasta” – codice univoco TO-P-05627, ubicati nel Comune di Rivalta di Torino (TO).
  • D.D. n. 120 del 07/04/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo potabile denominato “P1” – codice univoco TO-P-03994, ubicato nel Comune di Feletto (TO).
  • D.D. n. 119 del 07/04/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “Olmo” – codice univoco TO-P-05744 e “Morelli” – codice univoco TO-P-05543, ubicati nel Comune di Gravere (TO).
  • D.D n. 100 del 24/03/2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di due sorgenti potabili – S1 e S2 – a servizio di frazione Mornengo, Comune di Bioglio (BI), captazioni ubicate nei Comuni di Bioglio (BI) e di Pettinengo (BI) e gestite dall’Acquedotto Consortile Frazione Mornengo.
  • D.D n. 101 del 24/03/2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di ventotto captazioni acquedottistiche, costituite da ventisette sorgenti e da una presa d’acqua superficiale dal Rio Venalba, captazioni ubicate nel Comune di Mosso (BI) e gestite dal Cordar S.p.A. Biella Servizi.
  • D.D n. 77 del 09/ 03/ 2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di quattro captazioni potabili denominate “Lilla” (TO-S-00862), “Baronis” (TO-S-00863), “Scarnasso” (TO-S-00864) e “Acquaviva” (TO-S-00865)”, ubicate nei Comuni di Sangano (TO) e Trana (TO).
  • D.D n. 50 del 19/02/2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del campo-pozzi ubicato in Località “Terranova”, nel Comune di Casale Monferrato (AL), campo-pozzi costituito da sei captazioni – denominate P1, P2, P3, P4bis, P5 e P6bis – e gestito dall’Azienda Multiservizi Casalese S.p.A. (A.M.C. S.p.A.).
  • D.D n.47 del 15/02/2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati "Moreis Vecchio" e "Moreis Nuovo", ubicati nel Comune di Pocapaglia (CN).
  • D.D n. 26 del 28/12/2016
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati, rispettivamente, "Raggiera" - codice univoco TO-P-02939 e "Nuovo" - codice univoco TO-P-02938, ubicati nel Comune di Ciriè (TO)
  • D.D n. 12 del 18/01/2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell’area di salvaguardia di due sorgenti potabili denominate, rispettivamente, “San Bus” e “Fontanile”, ubicate nel Comune di Monastero di Lanzo (TO)
  • D.D n. 11 del 18/01/2016 - Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati, rispettivamente, “G51” – codice univoco TO-P-06437 e “G52” – codice univoco TO-P-06436, ubicati nel Comune di La Cassa (TO)
  • D.D n. 536 del 03/12/2015 - Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell’area di salvaguardia dell’opera di presa acquedottistica sul Rio Blet, in Comune di Ornavasso (VB)
  • D.D n. 537 del 03/12/2015 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un’opera di presa acquedottistica sul Rio Bodro, ubicata nel Comune di Ailoche (BI) e gestita dal CO.R.D.A.R. Valsesia S.p.A
  • D.D n. 538 del 03/12/2015 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due pozzi potabili denominati “S1” e “S2”, ubicati nel Comune di Serravalle Sesia (VC)
  • D.D n. 519 del 23/11/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia dei pozzi potabili denominati “Ferrera” (SII115) – codice univoco VC-P-00428 e “Campagna” (SII116) – codice univoco VC-P-00429, ubicati nel Comune di Crescentino (VC) e gestiti dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.).
  • D.D n. del 2/11/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia della captazione potabile asservita al Consorzio Acquedotto Rurale San Rocco e ubicata in Frazione Borretti, nel Comune di Ceresole d’Alba (CN).
  • D.D 476 del 2/11/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo potabile denominato “P9-T2” – codice univoco TO-P-10060, ubicato nel Comune di Santena (TO).
  • D.D n. 461 del 20/10/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di due sorgenti potabilidenominate “Murcin” (S3) e “Panada” (S4), ubicate nel Comune di Boves (CN).
  • D.D n. 460 del 20/10/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo acquedottistico denominato “Fasanera” – codice univoco TO-P-04495, ubicato nel Comune di San Gillio (TO).
  • D.D n. 459 del 20/10/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo acquedottistico denominato “S3”, ubicato in località Bornate, nel Comune di Serravalle Sesia (VC) – Modifica della determinazione n. 243 del 18 giugno 2015.
  • D.D n. 438 del 08/10/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente potabile ubicata in Regione Moia – nel Comune di Curino (BI) – e gestita dal Consorzio Acquedotto Frazionale San Nicolao.
  • D.D n. 437 DEL 08/10/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia dei pozzi potabili denominati, rispettivamente, “360” e “Carletta”, ubicati nel Comune di Verrone (BI) e gestiti dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.).
  • D.D n. 421 del 24/09/2015 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo acquedottistico denominato “G51 Cassagna” – codice univoco TO-P-06343, ubicato nel Comune di Pianezza (TO).
  • D.D n. 420 del 24/09/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione delle aree di salvaguardia di tre sorgenti potabili (“Ruina 1” – cod.univ. TO-S-10130, “Ruina 2” – cod.univ. TO-S-10129 e “Giordana” – cod.univ. TO-S-10131), ubicate nel Comune di Chiaverano (TO).
  • D.D n. 348 del 14/08/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di tre pozzi acquedottistici denominati, rispettivamente, “P1” – codice univoco TO-P-06371, “P2” – codice univoco TO-P-06372 e “P3” – codice univoco TO-P-06373, ubicati nel Comune di Mazzé (TO).
  • D.D 347 n. del 14/08/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia del pozzo acquedottistico denominato “Lago” ubicato in località Poggio Pelato, nel Comune di Pianfei (CN).
  • D.D n. 346 del 14/08/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo acquedottistico denominato “P2” – codice univoco TO-P-12873, ubicato nel Comune di Pralormo (TO).
  • D.D n. 303 del 23/7/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di due pozzi acquedottistici denominati, rispettivamente "P1" - codice univoco TO-P-05044 e "P2" - codice univoco TO-P-05045, ubicati nel Comune di Borgofranco d'Ivrea (TO)
  • D.D n. 297 del 20/7/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di due sorgenti potabili (S1 e S2) ubicate nel Comune di Mosso (BI), gestite dal Consorzio Acque Potabili Frazioni superiori di Valle Mosso e a servizio di alcune frazioni del medesimo Comune.
  • D.D n. 254 del 23/6/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione delle aree di salvaguardia di ventidue sorgenti potabili (S1, S2, S3, S4, S5, S6, S7, S8, S9, S10, S11, S12, S13, S14, S15, S16, S17, S18, S19, S20, S21 e S22) ubicate nei Comuni di Trivero (BI) e di Mosso (BI), a servizio di frazione Crocemosso, Comune di Mosso (BI) e gestite dal Consorzio Acque Potabili Crocemosso.
  • D.D n. 253 del 23/6/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di un pozzo potabile denominato "P3" - codice univoco TO-P-10021, ubicato nel Comune di San Giusto Canavese (TO).
  • D.D n. 243 del 18/6/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di un pozzo acquedottistico denominato "S3", ubicato in localita' Bornate, nel Comune di Serravalle Sesia (VC).
  • D.D n. 242 del 18/6/2015:
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione delle aree di salvaguardia di 7 sorgenti potabili ("PARIAS inf." - cod. univ. TO-S-00722, "PARIAS sup." - cod. univ. TO-S-00723, "BEITA" - cod. univ. TO-S-00721, "LE CASSE 1" - cod. univ. TO-S-00720, "LE CASSE 2" - cod. univ. TO-S-00719, "SPINAFOGLIO" - cod. univ. TO-S-00718 E "BARMA CIABRIRA" - cod. univ. TO-S-00724), ubicate nel Comune di TORRE PELLICE (TO)
  • D.D n. 194 del 25/05/15 - Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di tre sorgenti (S1, S2 e S3) e di una trincea drenante, captazioni potabili ubicate nel Comune di Madonna del Sasso (VB).
  • D.D n. 165 del 13/05/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di un pozzo acquedottistico denominato "Levetta" - codice univoco TO-P-05411, ubicato nel Comune di Reano (TO).
  • D. n. 164 del 13/05/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione delle aree di salvaguardia di n. 13 captazioni idropotabili, tra cui una presa d'acqua superficiale dal torrente Casternone e dodici sorgenti ("Arpone", "Fontana Bruna", "Fontana Fredda 1 e 2", "Riva della Mena 1, 2, 3, 4 e 5", "Codra", "Roch" e "Truc di Brione"), captazioni ubicate nel Comune di Val della Torre (TO).
  • D.D n. 137 DEL 21/04/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell' area di salvaguardia di una sorgente idropotabile ubicata nel Comune di Pettinengo (BI), a servizio di Frazione Allongo, in Comune di Bioglio (BI) e gestita dal Consorzio Acqua Potabile Frazione Allongo.
  • D. n. 136 del 21/04/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione delle aree di salvaguardia di undici sorgenti potabili (S1, S2, S3, S4, S5, S6, S7, S8, S9, S10, e S11) di proprietà del Consorzio Acquedotto Acqua Potabile San Sebastiano, ubicate nel Comune di Valle San Nicolaio (BI)
  • D.D n. 125 DEL 17/04/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo acquedottistico ubicato in via Battisti, nel Comune di Borgoratto Alessandrino (AL)
  • D.D n.105 del 02/04/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione delle aree di salvaguardia dei pozzi acquedottistici denominati "Masseria" - codice univoco BI-P-00623 - e "Comuna" - codice univoco BI-P-00625 - ubicati nel Comune di Viverone (BI) e gestiti dal Servizio Idrico Integrato del Biellese e Vercellese S.p.A. (S.I.I. S.p.A.)
  • D.D n. 98 del 30/03/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'aree di salvaguardia di quindici sorgenti acquedottistiche, ubicate nel Comune di Lemie (TO.
  • D.D n. 87 del 24/03/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo acquedottistico denominato "P1" - ubicato in località Griglia nel Comune di Visone (AL).
  • D.D n. 81 del 17/03/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo acquedottistico codice univoco NO-P-01523 - ubicato in località Boschetto, nel Comune di Agrate Conturbia (NO).
  • D.D n. 80 del 17/03/2015
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo acquedottistico denominato "Pozzo Ticino" - codice univoco NO-P-00927 - ubicato in Via del Porto nel Comune di Pombia (NO).
  • D.D n. 48 del 19/02/15 -Regolamento regionale/15/R/2006– Definizione dell’area di salvaguardia di tre sorgenti acquedottistiche (S1, S2 e S3) ubicate in località Prapiano nel Comune di Mosso (BI) e a servizio del Consorzio Acqua Ragna.
  • D.D n. 47 DEL 19/02/15 -   Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di cinque sorgenti acquedottistiche (S1, S2, S3, S4 e S5) a servizio di frazione Premarcia, di proprietà del Consorzio Acqua Potabile Crocemosso – Premarcia, ubicate nel Comune di Valle mosso (BI).
  • D.D n. 24 DEL 28/01/15 -   Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di una sorgente acquedottistica denominata “Crabbia” – codice univoco NO-S-00620 – ubicata nel Comune di Pettenasco (NO).
  • D.D n. 23 DEL 28/01/15 - Regolamento regionale 15/R/2006 – Definizione dell’area di salvaguardia di un pozzo denominato “Barquedo” – codice univoco NO-P-00456 – e di una sorgente denominata “Paruzzaro” – codice univoco NO-S-00605 – captazioni ubicate nel Comune di Invorio (NO).
  • D.D n. 56 del 27-02-2015:
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia del pozzo acquedottistico ubicato in località Cornati, nel Comune di Murazzano (CN)
  • D.D n. 55 del 27-02-2015:
    Regolamento regionale 15/R/2006 - Definizione dell'area di salvaguardia di cinque sorgenti ad uso potabile (S1, S2, S3, S6 e S7) gestite dal Consorzio Acqua Potabile Frazioni Scaglia e Fagnola e ubicate nel Comune di Portula (BI)