È una composita considerata capostipite del carciofo e del cardo coltivato.
È una pianta perenne ma annuale in coltura che può raggiungere anche i due metri di altezza. Ha radice fittonante e presenta foglie molto sviluppate, verde grigiastre sulla pagina superiore, biancastre sulla pagina inferiore. Il fusto, lanuginoso e scanalato, si sviluppa, nel secondo anno di età e porta un involucro fornito di brattee che terminano in una punta spinosa. A fioritura compaiono i capolini purpurei che nelle specie coltivate assumono colore azzurro intenso.
Le varietà coltivate, inoltre, presentano un notevole sviluppo dei piccioli fogliari, che sono la parte commestibile e da cui è diminuita o quasi scomparsa ogni spinosità. Esistono infatti varietà spinose e non spinose, a coste piene o semipiene.
Il cardo è una pianta che ha uno sviluppo molto lento ed occupa il terreno dalla primavera all'autunno inoltrato, fino ai primi geli. Per ovviare a questo inconveniente la semina, pur potendo avvenire direttamente in campo, spesso viene effettuata in semenzaio utilizzando poi la tecnica del trapianto. Necessita di rincalzature, frequenti irrigazioni e abbondanti concimazioni azotate.
La tecnica colturale prevede la pratica dell'imbianchimento che viene effettuata sia rincalzando la terra fino a due terzi della pianta che avviluppandola con paglia o carta dopo aver proceduto alla sua legatura. In questo modo si impedisce la formazione di clorofilla, in conseguenza della mancanza di luce, e le parti commestibili risultano così bianche, tenere, croccanti e dolci.
I cardi a maturazione tardiva, che si raccolgono quindi nei periodi più freddi, frequentemente vengono disposti in fosse, preventivamente scavate, con le radici rivolte verso il basso e ricoperte di sabbia asciutta.
La specie da cui deriva il cardo attuale è originaria dell'Europa meridionale e le prime notizie sul suo consumo come ortaggio risalgono all'epoca della Roma imperiale.