Prime avvisaglie di colture risicole si ebbero in Asia ed India nel 3500 a.C.: in particolare, nel Sud-Est Asiatico - Cambogia e Vietnam - si coltivavano risi, denominati "selvatici" e "domestici".
Frequenti ritrovamenti residui di riso carbonizzato rinvenuti in alcuni Stati Indiani, con scritti che ne testimoniano le fasi di coltivazione e trapianto, dimostrano l'uso di tale cereale in quelle Ere Storiche.
Nell'area Mediterranea si ebbero tracce delle coltivazioni in era Medioevale, con derivazione dalle coste d'Africa - Egitto, Siria, Marocco - e da paesi Arabi, con piantagioni trapiantate dalla Spagna in Sicilia.
In Europa ed Italia fu introdotto – secondo più recenti fonti storiche – da marinai della Repubblica di Venezia, che lo importarono dalla città di Alessandria d'Egitto.
Un editto milanese datato 1371, classificò il riso come "riso d'oltremare", oppure "riso di Spagna", indicando pertanto duplici vie d'importazione.
Le originarie coltivazioni in Piemonte, furono segnalate nel Vercellese, luogo in cui dal 1427 al 1475 si fecero risalire le prime testimonianze scritte del commercio di risone, avvenute tra l'allora Duca di Milano ed il Duca di Ferrara, il quale spedì numerosi sacchi di tale cereale coltivato anche nel territorio milanese, affinché se ne sperimentasse la coltura nelle terre di Ferrara.
Nel corso dell'anno 1853, la risicoltura ebbe inizio ufficiale in Italia, per opera di Camillo Benso Conte di Cavour; in quel tempo gli agricoltori diedero vita ad un intensa opera d'irrigazione, che consentì l'attuazione delle coltivazioni.
Durante l'anno 1843, si ebbero testimonianze certe della risicoltura in Piemonte, nel Vercellese.