Il contenimento "a posteriori" dopo l'esplosione di flavescenza dorata rischia di essere una corsa
ineguale con la diffusione della malattia che è partita prima".
(Boudon Padieu, 2002).
Per il viticoltore l'unica possibilità di combattere e prevenire la flavescenza dorata è quella di:
Ai fini del contenimento dell'epidemia e della lotta alla flavescenza dorata la sanità dei materiali di moltiplcazione rappresenta uno degli aspetti fondamentali. A tale scopo, il Settore fitosanitario regionale (SFR) organizza annualmente l'ispezione di tutti i campi di piante madri (CPM) presenti sul territorio piemontese, mediamente oltre 2.000 ogni anno.
In caso di ritrovamento di piante sintomatologicamente riferite a flavescenza dorata, il SFR non autorizza il prelievo di materiale per la moltiplicazione. I campi di piante madri infetti restano esclusi dalla possibilità di prelievo finché non sarà accertata l'assenza della malattia per due anni consecutivi.
La legislazione fitosanitaria norma anche l'attività vivaistica: il "passaporto delle piante", che deve accompagnare le barbatelle al momento della vendita, è garanzia di rispondenza ai requisiti di legge che per la flavescenza dorata prevede che il materiale di moltiplicazione derivi da campi non sintomatici per i due cicli vegetativi precedenti al prelievo.
Al fine di preservare la sanità del materiale di moltiplicazione i viticoltori devono adottare fin da subito le misure preventive di difesa contro la flavescenza dorata. I vivaisti devono seguire norme precise di produzione del materiale di propagazione con maggior numero di trattamenti insetticidi (DD n. 89 del 17 maggio 2006). Nei confronti dei vivaisti il SFR attua anche interventi di sensibilizzazione e di formazione permanente.
La prevenzione, inoltre, viene realizzata attraverso l'utilizzo di materiale di moltiplicazione sano e la gestione degli incolti.