Il lavoro agricolo in Piemonte: in crescita i dipendenti

Esaminando i dati sulla composizione del lavoro agricolo relativi al Piemonte per l’ultimo decennio emergono chiaramente alcune tendenze che stanno trasformando il settore e la sua struttura

A cura di Stefano Aimone e Stefano Cavaletto - IRES Piemonte

 

Meno aziende ma più grandi

L’analisi dei dati sui lavoratori agricoli forniti dall’INPS, in particolare quelli ottenibili dalla Banca dati dell’osservatorio sulle aziende e gli operai agricoli dipendenti [1], ci fornisce una ricca serie di informazioni sulla composizione del lavoro agricolo, sia per quanto riguarda i lavoratori indipendenti (coltivatori diretti, imprenditori) che per i dipendenti (operai agricoli). Esaminando i dati relativi al Piemonte per l’ultimo decennio emergono chiaramente alcune tendenze che stanno trasformando il settore agricolo e la sua struttura.

Il dato più rilevante riguarda il rapporto tra la parte indipendente e quella dipendente che sta cambiando a favore della seconda. La diminuzione del numero di aziende agricole (-20% nel decennio) associata ad una relativa stabilità delle superfici e dei capi allevati, segnala la costante crescita della dimensione media aziendale, in particolare in settori importanti come l’allevamento bovino (carne e latte) e le coltivazioni permanenti (frutta e vino) che, peraltro, sono quelli che maggiormente necessitano di manodopera dipendente. Il numero dei lavoratori indipendenti (essenzialmente i coltivatori diretti) è passato da 63.153 nel 2005 a 50.514 nel 2015, con una riduzione di 12.639 unità (-20%) seguendo così un trend analogo a quello del numero di aziende. Dall’altro lato i lavoratori dipendenti sono invece cresciuti da 21.334 (2005) a 36.884 (2015) con un incremento di 15.550 unità (+72,9%). C’è quindi una evidente sostituzione di lavoro autonomo con lavoro dipendente, come era da attendersi visto che la crescita media delle aziende richiede un acquisizione più frequente di manodopera sul mercato.

 


 
Figura 1 – Andamento del numero di lavoratori indipendenti e dipendenti tra il 2005 e il 2015 (Fonte: Elaborazione Ires Piemonte su dai INPS)

Nella figura 1, oltre all’opposto andamento delle due linee che rappresentano gli indipendenti e i dipendenti, si possono osservare le dinamiche del lavoro dipendente suddiviso per fasce secondo la quantità di giornate lavorate in un anno. La crescita dei lavoratori dipendenti avviene in tutte le fasce descritte con un incremento molto elevato nei primi due anni per la fascia più bassa (fino a 50 gg.) e con un andamento più omogeneo per le altre fasce. Nel complesso i dipendenti sono numericamente sbilanciati verso le classi di giornate annue minori ma se prendiamo come unità di riferimento le giornate lavorate, la parte più cospicua fa capo agli addetti della classe oltre le 150 gg annue.

 

Meno indipendenti, più stagionali

Osservando il confronto tra i due grafici a torta (figura 2) che fotografano la situazione nel 2005 e nel 2014, si nota come, pur crescendo numericamente, siano in proporzione diminuite le giornate lavorate da addetti situati nella fascia più elevata (verosimilmente addetti a tempo pieno), mentre sono cresciute le restanti tre fasce ad indicare un sempre più frequente ricorso a manodopera stagionale, in particolare in quei settori che vivono fasi con lavorazioni più intense seguite da altre con minore necessità di manodopera, in particolare il settore della frutta e quello viticolo. Osservando i dati provenienti dalle altre regioni si può notare come la diffusione di operai agricoli per brevi periodi lavorativi sia un fenomeno in aumento in tutta Italia, con una rilevanza particolare proprio in quelle regioni in cui i settori citati sono maggiormente presenti, ovvero Trentino Alto-Adige, Veneto, Emilia Romagna e in alcune regioni del Sud quali Puglia, Calabria e Sicilia. Questa tendenza si conferma anche nell’analisi dei dati a livello provinciale, dove il ricorso al lavoro agricolo dipendente è più elevato soprattutto a Cuneo, dove l’INPS conteggia circa il 50% degli operai agricoli di tutto il Piemonte, con incidenza ancora più elevata nelle classi di giornate lavorate più basse (operai stagionali per brevi periodi). Nella provincia di Cuneo il numero di operai agricoli con meno di 50 giornate annue era di 5.597 nel 2005 (pari a 82.254 giornate lavorate totali) mentre è salito nel 2014 a 9.161 operai e 157.549 giornate totali con incrementi rispettivamente del +63,7% e del +91,5%.


 
Figura 2 –Giornate complessive lavorate dai lavoratori agricoli dipendenti suddivisi per classi di giornate annue. Confronto anni 2005/2014
(Fonte: Elaborazione Ires Piemonte su dai INPS)

L’aumento di giornate lavorate dagli addetti dipendenti nel decennio è pari a 1.073.392 ma questo dato, apparentemente elevato, va messo in relazione con la considerevole perdita di lavoratori indipendenti. Per cercare di equiparare questi due dati, proviamo a considerare il numero di giornate annue adottato convenzionalmente dalla Regione Piemonte (287) [2] per ogni lavoratore indipendente. Nel decennio ciò comporterebbe una perdita di più di 3 milioni di giornate e significherebbe che l’aumento di lavoro dipendente ne coprirebbe, quindi, a malapena il 30%. Questo calcolo, naturalmente, può risultare fuorviante poiché assume che ogni lavoratore indipendente ritirato sia stato effettivamente un agricoltore a tempo pieno, mentre molti di loro potrebbero, in realtà, aver svolto attività marginali per il settore. Tuttavia, anche prendendo come riferimento il numero minimo di giornate previsto per poter rientrare nella categoria dei coltivatori diretti, ovvero 102, la perdita di giornate si attesterebbe a circa 1,2 milioni rimanendo, seppur di poco, superiore all’aumento di giornate attribuibili ai lavoratori dipendenti. Il punto di pareggio sarebbe raggiunto con una media di 90 giornate annue per ogni coltivatore diretto ritirato.

 


 
Figura 3 -Distribuzione per classi di età dei lavoratori indipendenti tra il 2005 e il 2015 (Fonte: Elaborazione Ires Piemonte su dai INPS)
 

 
Figura 4 - Distribuzione per classi di età dei lavoratori dipendenti tra il 2005 e il 2015 (Fonte: Elaborazione Ires Piemonte su dai INPS)
 
 

Un altro dato utile per approfondire la struttura del lavoro agricolo in regione è quello relativo all’età degli addetti. Anche in questo caso si delinea una sostanziale difformità tra la categoria degli indipendenti e quella dei dipendenti, come bene evidenziato nel confronto tra i due grafici qui presenti (figg. 3 e 4). Tra i lavoratori indipendenti si mantengono relativamente stabili le fasce di età più elevate mentre il calo più vistoso si osserva nelle fasce 35-39 (-44,9%) e 25-34 anni (-36,0%). Calano in misura minore tutte le fasce sopra ai 40 anni, con una media del -8,6% così come la fascia dei giovanissimi, sotto i 25 anni (-8,7%). Di natura contraria è invece la situazione dei lavoratori dipendenti (figura 4) in cui tutte le fasce di età crescono in maniera piuttosto cospicua (le fasce che crescono di meno sono quelle estreme, gli ultrasessantacinquenni del 25,4%, i minori di 25 anni del 27,2%) con uno spiccato incremento nelle fasce intermedie, le quali più che raddoppiano gli addetti nei dieci anni presi in esame (+119% per i 45-54 anni).

 

Conclusioni

In conclusione, alla luce dei dati esposti in precedenza e delle considerazioni effettuate, si possono individuare alcune tendenze in atto ormai da diversi anni:

  • la progressiva sostituzione di lavoratori indipendenti con lavoratori dipendenti anche in virtù di un aumento della dimensione media aziendale;
  • una riduzione delle giornate totali di lavoro, anche se rimane difficile stabilirne con precisione l’entità;
  • un maggiore ricorso a forme di lavoro stagionali o part-time, in particolare in quelle aree dove vi è maggiore incidenza dei settori frutticolo e viticolo;
  • un progressivo invecchiamento dei conduttori a fronte di un rafforzamento delle fasce di età intermedie nei lavoratori dipendenti.

 

 

Note

[1] Consultabile all’indirizzo www.inps.it nella sezione Dati e Analisi

[2] M. Batazzi, M. Clerico, Guida all'accertamento del possesso dei requisiti delle figure professionali operanti in agricoltura ed alla applicazione delle normative riguardanti la conservazione dell'integrità fondiaria. Regione Piemonte, 2005