Regione Piemonte - Agricoltura - La deroga alla Direttiva Nitrati

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La deroga alla Direttiva Nitrati

Cos’è la deroga

Nel 2009 l’Italia ha presentato alla Commissione Europea una richiesta per ottenere di poter superare il massimale di azoto di origine zootecnica (170 kg/ha) distribuibile in un anno nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN). Come previsto dalla Direttiva Nitrati, a supporto della richiesta sono state fornite dettagliate informazioni tecnico-scientifiche volte a dimostrare che le colture della pianura padana hanno cicli di crescita prolungati ed alti asporti di azoto, e che un aumento della dose di azoto di origine zootecnica oltre i 170 kg/ha, se ben gestito dal punto di vista agronomico, non dà lungo ad un maggior rischio di inquinamento delle risorse idriche.
Dopo un lungo periodo di approfondimenti scientifici svolti con il coordinamento del CRPA e con il supporto del Dip. Agronomia dell’Università di Torino, la Commissione Europea ha accordato con la Decisione n. 721/2011 la deroga per il periodo 2012-2015 a quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Concluso il primo quadriennio, Piemonte e Lombardia hanno richiesto il rinnovo per ulteriori quattro anni; la Commissione Europea lo ha concesso con la Decisione 3820/2016. Pertanto la deroga in Piemonte è applicabile fino al 2019.

La deroga è una possibilità concessa alle aziende, non un obbligo di legge. Chi ritiene di aderire, è autorizzato a distribuire in campo 250 kg/ha di azoto di origine zootecnica anziché 170; a fronte di ciò, gli viene chiesto il rispetto di una serie di impegni di buona gestione agronomica, superiori ai criteri obbligatori previsti in ZVN dal regolamento 10R/2007.

Chi può aderire e come si fa

L’adesione alla deroga è annuale. Può aderire alla deroga l’azienda che:

  • effettua l’utilizzo agronomico di effluenti zootecnici bovini o suini, siano essi di origine aziendale o extra-aziendale, su terreni ricadenti in ZVN di cui ha titolo d’uso per l’utilizzo agronomico; rientrano anche i digestati assimilati a refluo ai sensi della DGR 23.02.09 n. 64-10874.
  • dispone di una capacità di stoccaggio degli effluenti zootecnici almeno pari al minimo stabilito dalle vigenti norme regionali (regolamento 10R/2007); sono fatte salve le tolleranze previste dalla DGR  116-9440 del 1/1/2008.

La richiesta di adesione alla deroga ha validità annuale, e va presentata entro il 15 febbraio sottoscrivendo una dichiarazione d'impegno al rispetto dei vincoli agronomici e gestionali previsti. La documentazione, firmata in originale, viene depositata nel fascicolo aziendale. Entro la scadenza prevista per la Domanda Unica, l'azienda perfeziona la richiesta fornendo anche Comunicazione e PUA. La procedura informatica permette il caricamento della Comunicazione previa verifica della sussistenza dei requisiti; se la procedura informatica accetta la validazione della Comunicazione, l’azienda è autorizzata a beneficiare della deroga; viceversa, la Comunicazione non è validabile e pertanto la richiesta è respinta. E’ possibile per l’azienda recedere dall’adesione alla deroga fino alla data della presentazione della Domanda Unica.

Cosa cambia per l’azienda in deroga

L’azienda beneficiaria della deroga è autorizzata a distribuire in campo un quantitativo medio di effluenti zootecnici pari a 250 kg/ha di azoto, fatto salvo il rispetto dei tetti massimi per coltura, previsti per tutti i terreni coltivati nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati.
Gli effluenti zootecnici ammessi in deroga sono:

  • effluenti bovini, sia palabili che non palabili, sia tal quali che trattati;
  • effluenti suini, per la sola frazione liquida derivante dal trattamento di separazione solido/liquido attuato con impianti tali da permettere di ottenere un materiale chiarificato con un rapporto azoto/fosfato di almeno 2.5 (in genere, i separatori a compressione elicoidale, le centrifughe e le nastropresse sono in grado di soddisfare questo requisito). La frazione solida ottenuta deve essere destinata a terreni aziendali in zona non vulnerabile, oppure essere delocalizzata fuori dell’azienda.

L’azienda beneficiaria della deroga presenta il PUA, con le modalità previste dal regolamento reg. 10R/2007, per ciascuna annualità di adesione alla deroga, e si impegna al rispetto delle seguenti buone pratiche agronomiche:

  • almeno il 70% della SAU di cui ha titolo d’uso per l’utilizzo agronomico è coltivato con una o più colture ad alto asporto e lungo ciclo di crescita: mais irriguo classe FAO 600-700 (seminato entro i primi di aprile), cereali autunno-vernini seguiti da un erbaio estivo, cereali estivi seguiti da un erbaio autunno-vernino, prati temporanei e permanenti purché non abbiano la prevalenza le specie leguminose;
  • l’effluente non palabile viene applicato mediante le migliori tecniche disponibili per la distribuzione in campo (fertirrigazione, spandimento a raso per bande; spandimento superficiale a bassa pressione seguito da interramento entro 24 ore, iniezione profonda o per scarificatura a solco aperto, o iniezione superficiale con concomitante chiusura del solco o erpicatura); fatta eccezione per le superfici prative, l’effluente palabile è interrato entro 24 ore;
  • l’utilizzo agronomico degli effluenti viene calendarizzato in modo da distribuire almeno 2/3 dell’azoto entro il 31 luglio;
  • non si utilizza fosforo sotto forma di concime minerale;
  • i prati temporanei vengono arati in primavera, ed entro due settimane dalla lavorazione si procede alla semina di una coltura ad alto asporto e lungo ciclo di crescita, senza effettuare concimazioni;
  • i residui colturali del mais classe 600-700 vengono raccolti ed allontanati dal campo;
  • nel caso delle doppie colture, l’intervallo tra la coltura principale e l’erbaio secondario è al massimo di due settimane.

L’azienda beneficiaria della deroga tiene monitorato il tenore di azoto e fosforo dei propri terreni, effettuando un’analisi chimica per N totale e P Olsen almeno ogni UPA, ogni 5 ha e ogni 4 anni. Qualora effettui il trattamento di separazione solido/liquido dell’effluente suino, tiene monitorata la qualità dell’effluente chiarificato, effettuando un’analisi chimica per s.s., N totale e P totale, da rinnovarsi qualora si modifichi la natura del refluo o la tipologia di separatore utilizzato. Qualora effettui trasporti di effluente zootecnico a distanze superiori ai 30 km, infine, li registra e li traccia tramite sistemi di posizionamento geografico (GPS).

La deroga conviene?

L’azienda beneficiaria della deroga distribuisce un quantitativo di effluente zootecnico per ettaro sensibilmente maggiore rispetto all’azienda standard; pertanto, essa può:

  • ridurre il ricorso alla concimazione chimica,
  • ridurre le superfici in concessione per lo spandimento (c.d. asservimenti); ciò comporta un risparmio economico, ma anche uno snellimento del carico burocratico richiesto per il rinnovo dei terreni in concessione.
  • ridurre le distanze da percorrere per il trasporto in campo degli effluenti

D’altro canto, in funzione dei vincoli agronomici e gestionali previsti è sicuramente opportuno definire meglio il calendario degli spandimenti, e può essere necessario rivedere la rotazione delle colture, pianificando ad esempio l’introduzione di erbai di secondo raccolto, se non sono già presenti. Nel caso delle aziende che usano effluenti suini, poi, è necessario effettuare il trattamento di separazione solido/liquido.
L’opportunità o meno di aderire alla deroga va valutata quindi sulla base delle specifiche condizioni dell’azienda; soprattutto nei casi più complessi, si suggerisce di chiedere il supporto di un tecnico o di un agronomo, che potranno assistere al meglio l’azienda agricola non solo nella valutazione iniziale, ma anche nella gestione aziendale durante l’anno di adesione.