Regione Piemonte - Agricoltura - Agroindustria, filiere e distretti

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Distretti agroalimentari e rurali

I distretti rurali e i distretti agroalimentari di qualità, previsti dall'art. 13 della Legge di orientamento del 2001, sono sistemi produttivi locali per i quali la caratterizzazione sotto il profilo territoriale e delle attività agroalimentari incide significativamente sia nelle dinamiche socio-economiche, sia nella struttura paesaggistica ed ambientale dello spazio rurale, il cui riconoscimento è attribuito alle Regioni.

La Regione Piemonte, con la Legge regionale 29/08 istitutiva dei distretti, ha inteso innovare le proprie politiche di intervento, privilegiando un approccio territoriale ed integrato quale modalità attraverso cui perseguire uno sviluppo economico sostenibile, orientato a:

  • consolidare il sistema produttivo locale,
  • valorizzare le vocazioni naturali dei territori e dei prodotti tipici di qualità,
  • rafforzare la qualità territoriale
  • creare un "sistema" capace di coniugare le attività economiche con la cultura, la storia, la tradizione e l'offerta turistica locale.

I distretti agroalimentari di qualità, nello specifico, si caratterizzano per una significativa presenza economica, una interrelazione e interdipendenza produttiva delle imprese agricole e agroalimentari, nonché per saper esprimere una o più produzioni certificate e tutelate ai sensi della vigente normativa comunitaria, o per la presenza di produzioni tradizionali o riconducibili a sistemi di qualità nazionali.

I distretti rurali sono caratterizzati da un'identità storica e territoriale omogenea, derivante dall'integrazione tra attività agricole e altre attività locali, nonché da una produzione di beni e servizi di particolare specificità, coerente con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali.

Per quanto concerne il governo di distretto, la scelta è ricaduta su forme di partenariato pubblico/privato, con una ripartizione equa tra i membri afferenti alle amministrazioni pubbliche ed i rappresentanti del mondo produttivo.

Distretto floricolo

Il Distretto floricolo del lago Maggiore è stato istituito, ai sensi della legge regionale 13 ottobre 2003, n. 26, con D.G.R. n. 18-12449 del 10 maggio 2004 ed ha interessato alcuni Comuni delle Province di Novara e del Verbano Cusio Ossola. Successivamente, con D.G.R. n. 20-14832 del 21 febbraio 2005, l’ambito territoriale del distretto è stato ampliato ad alcuni Comuni della Provincia di Biella. Tali delimitazioni territoriali sono state, in seguito, confermate dall’art. 12 della Legge regionale 9 ottobre 2008, n. 29.

Il Distretto floricolo si colloca in un territorio interessato da importanti vie di comunicazione tra due delle principali città del nord Italia: Torino e Milano, caratterizzato dalla precoce industrializzazione ed interessato, ormai storicamente, dal turismo. In questo contesto, la floricoltura, nata dall’attività dei giardinieri nelle ville della nobiltà e della borghesia imprenditoriale che dall’ottocento in poi villeggia attorno alle rive dei laghi insubrici, ha trovato una feconda nicchia di sviluppo, rappresentando, soprattutto per il Biellese ed il Verbano Cusio Ossola, un settore significativo del comparto agricolo sia in termini di reddito che di capacità innovativa. Grazie alla creazione del sistema di ville e parchi che caratterizza buona parte della sponda piemontese del lago Maggiore, del lago d’Orta e del territorio lungo la direttrice che da Biella conduce al lago Maggiore, l’attività floricola ha contribuito, nel tempo, alla modificazione del paesaggio, divenendo parte del territorio sia nella sua espressione estetica che nelle coltivazioni diffuse.

La floricoltura rappresenta un sistema economico i cui attori non sono i soli produttori di piante, ma anche i numerosi manutentori e realizzatori di parchi e giardini, i garden center, i fioristi e tutti gli altri soggetti che in qualche misura sono coinvolti con il mondo del verde. A fronte del crescente e diffuso interesse per la botanica ed il paesaggio, la floricoltura del distretto ha generato un indotto legato alla manutenzione del verde.

Per quanto concerne la produzione del distretto, nei territori ricadenti nelle Province di Novara e Verbano Cusio Ossola, essa è fondamentalmente costituita da arbustive acidofile, con una prevalenza delle seguenti coltivazioni: azalea, camelia, rododendro, pieris, leucotoe, skimmia, kalmia. In Provincia di Biella, oltre alla produzione di rosa ed acero, che connotano in modo particolare il Biellese, sono in coltivazione: conifere, acidofile, latifoglie da alberature, arbusti e siepe sempreverdi, arbusti da fiore, vaseria fiorita, piante d’appartamento, ortive, fruttiferi.

Distretto orticolo

Il Distretto agroalimentare di qualità del settore orticolo, istituito ai sensi della legge regionale 13 ottobre 2003, n. 26 con D.G.R. n. 35-6184 del 18 giugno 2007, interessa l’area dell’Alessandrino. Tale delimitazione territoriale è stata, in seguito, confermata dall’art. 12 della Legge regionale 9 ottobre 2008, n. 29.

Nei territori del distretto, l’agricoltura e la connessa industria alimentare si caratterizzano in quanto presentano un’ampia varietà di prodotti. Le superfici maggiori sono destinate alla coltivazione di cereali, oleaginose e ortive (prevalentemente cipolle, pomodori e patate), cui si aggiunge la presenza vitivinicola. La caratterizzazione produttiva del distretto fa sì che esso risenta in misura ridotta degli effetti della globalizzazione, in ragione della deperibilità dei prodotti orticoli e di una domanda orientata al prodotto fresco. La Grande Distribuzione Organizzata controlla significativamente anche le filiere della produzione distrettuale, che in misura ridotta e decrescente è destinata ai mercati generali delle grandi metropoli del Nord-Ovest (Torino, Genova e Milano).

A fronte della varietà produttiva che contraddistingue il Distretto, quest’ultimo è pluricentrico quanto alla sua organizzazione funzionale ed è, al contempo, caratterizzato dalla presenza di più sistemi di produzione locale corrispondenti ai principali comparti in cui si può suddividere il settore orticolo, i cui ambiti spaziali si sovrappongono, qualificando specificamente alcune aree. Le relazioni indirette che si instaurano tra le aziende (generalmente di dimensioni medio grandi) attraverso il tramite dell’ambiente socio-economico, politico-istituzionale, ideologico-culturale e fisico-biologico del Distretto e, ancor più, quelle dirette che esse intrattengono singolarmente o in associazione con altre componenti dell’ambiente locale evidenziano, quindi, l’esistenza di una regione orticola funzionale, intesa come spazio d’integrazione tra le imprese delle filiere e dei sistemi locali di produzione orticola.

I prodotti agroalimentari tipici ai sensi del DM 350/99, economicamente significativi per il Distretto sono: la cipolla dorata di Castelnuovo Scrivia, la cipolla rossa di Castelnuovo Scrivia, la patata di Castelnuovo Scrivia ed il melone di Isola Sant’Antonio, nella regione della pianura padana Alessandrina/Bassa Valle Scrivia; la bietola rossa di Castellazzo Bormida nella regione della pianura Alessandrina del Tanaro e Bormida; la cicoria Pan di Zucchero di Casale Monferrato, nella pianura di Casale Monferrato.

Distretto del riso

Il Distretto del riso del Piemonte istituito, ai sensi della legge regionale 13 ottobre 2003, n. 26, con D.G.R. n. 35-6184 del 18 giugno 2007, interessa alcuni Comuni delle Province di Alessandria, Biella, Novara e Vercelli. Tale delimitazione territoriale è stata, in seguito, confermata dall’art. 12 della Legge regionale 9 ottobre 2008, n. 29.

L’aspetto peculiare che connota il territorio distrettuale è il risultato di una secolare evoluzione e mutazione dei rapporti tra uomo ed ambiente. Il paesaggio agrario e l’organizzazione agricola del Basso Novarese, della Lomellina e del Vercellese si sono formati gradualmente ed hanno conosciuto, nei secoli, importanti trasformazioni, rendendo particolarmente forte il connubio acqua-paesaggio e diffondendolo nell’immaginario collettivo.

Se storicamente l’avvio della coltivazione del riso nei territori distrettuali è segnato dallo sviluppo delle Grange vercellesi appartenenti all’Abbazia Cistercense di Lucedio, in tempi relativamente recenti (ultimi due secoli), la risicoltura si è imposta come coltura prevalente, capace di rimodellare il paesaggio rurale attraverso un intervento antropico di regimazione e controllo delle acque, che ha determinato la creazione del caratteristico “paesaggio delle acque”, tipico dell’area distrettuale ed ha reso tale territorio la più vasta area monoculturale italiana e la più importante zona di produzione risicola italiana ed europea.

La rete idrografica naturale è stata progressivamente sfruttata, realizzando una rete capillare di rogge, canali, cavi e scaricatori che testimoniano l’adozione di una visione multifunzionale della risorsa acqua, che non si limita alla semplice componente produttiva, ma che, riproducendo in parte l’ecosistema delle zone umide, concorre a rendere le aree dedicate alla coltura del riso in sommersione ambiti privilegiati dal punto di vista ambientale e di conservazione della biodiversità delle specie viventi, supplendo, in parte, alla distruzione delle paludi planiziali.

La valenza ambientale dei territori distrettuali ha determinato la costituzione di parchi e zone protette (Parco del Ticino e del Sacro Monte di Orta, Riserva Naturale Orientata delle Baragge, Parco Naturale della Valle del Ticino, Parco Naturale delle Lame del Sesia).

Distretto del vino nord - Canavese, Coste Del Sesia, Colline Novaresi

Il distretto dei Vini Canavese, Coste Del Sesia, Colline Novaresi è stato istituito dalla legge regionale 9 agosto 1999, n. 20 e comprende i territori delle Province di Biella, Novara, Torino, Vercelli e Verbano Cusio Ossola.

Esso è costituito da un insieme di territori collinari e montani omogenei caratterizzati da storiche tradizioni vitivinicole e da una consistente presenza di attività indotte connesse alla viticoltura, con estensioni da Ovest verso Est del Piemonte settentrionale, interessando contesti paesaggistici nei quali coesistono testimonianze storiche, castelli e dimore reali.
L’ambito territoriale del distretto interessa 178 Comuni; in tale ambito vengono prodotti due vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita: Gattinara e Ghemme ed undici a denominazione origine controllata: Boca, Bramaterra, Canavese, Carema, Colline Novaresi, Coste del Sesia, Erbaluce di Caluso, Fara, Lessona, Sizzano e Valsusa, affiancati da altre produzioni di vini autoctoni.

Finalità del distretto ex lege 20/99, la programmazione delle politiche vitivinicole, da cui discende che gli interventi riguardanti il territorio distrettuale sono modulati attraverso un bando annuale, programmato all'interno del Piano Pluriennale di attività. Tali interventi sono riconducibili ad un contesto di filiera e di sinergie programmatiche tra i singoli territori ed i soggetti privati del mondo vitivinicolo.

Per quanto attiene le priorità del Distretto, queste sono state orientate alla promozione dei territori, ad incrementare ed ottimizzare l'offerta enoturistica, valorizzando i percorsi delle produzioni e collegandole a gastronomia, artigianato, tradizioni, paesaggio e patrimonio storico-culturale.

La legge regionale 9 ottobre 2008, n. 29, all’art. 21 abroga la l.r. n. 20/99 e provvede, nel contempo, a ridefinire i compiti dei distretti, al riordino ed alla regolamentazione delle funzioni degli organismi distrettuali, stabilendo, altresì, che i distretti dei vini vengano riuniti in un unico distretto (art. 12). L'accorpamento del Distretto Langhe, Roero e Monferrato con il Distretto Canavese, Coste del Sesia e Colline Novaresi determinerà la costituzione del Distretto Agroalimentare di Qualità dei Vini del Piemonte.

Distretto del vino sud - Langhe, Roero e Monferrato

Il distretto Langhe, Roero e Monferrato è stato istituito dalla legge regionale 9 agosto 1999, n. 20 e comprende i territori delle Province di Asti, di Alessandria e di Cuneo inclusi nelle zone a DOC e a DOCG o con produzioni viticole storiche, nonché i territori vitivinicoli della Provincia di Torino contigui a tale area.

Esso è costituito da un insieme di territori collinari e montani omogenei, caratterizzati dalla coltivazione della vite e da una consistente presenza di attività indotte e connesse alla viticoltura, al turismo e all'enogastronomia, nonché da un sistema di relazioni tra le suddette attività ed i fenomeni culturali, le tradizioni, il paesaggio e le risorse umane.
L’ambito territoriale del distretto, estendendosi su una superficie pari a circa un quarto del territorio piemontese, interessa 422 Comuni e circa 27.000 aziende vitivinicole, che producono il 98% dei vini DOC e DOCG del Piemonte.

Finalità del distretto ex lege 20/99, la programmazione delle politiche vitivinicole, da cui discende che gli interventi riguardanti il territorio distrettuale sono modulati attraverso un bando annuale, programmato all'interno del Piano Pluriennale di attività. Tali interventi sono riconducibili ad un contesto di filiera e di sinergie programmatiche tra i singoli territori ed i soggetti privati del mondo vitivinicolo.

Per quanto attiene le priorità del Distretto, queste sono state orientate al sostegno della riorganizzazione del sistema cooperativo, alla difesa del patrimonio storico della viticoltura piemontese ed a contribuire ad un ripensamento della promozione del sistema vino.

La legge regionale 9 ottobre 2008, n. 29, all’art. 21 abroga la l.r. n. 20/99 e provvede, nel contempo, a ridefinire i compiti dei distretti, al riordino ed alla regolamentazione delle funzioni degli organismi distrettuali, stabilendo, altresì, che i distretti dei vini vengano riuniti in un unico distretto (art. 12). L'accorpamento del Distretto Langhe, Roero e Monferrato con il Distretto Canavese, Coste del Sesia e Colline Novaresi determinerà la costituzione del Distretto Agroalimentare di Qualità dei Vini del Piemonte.