Regione Piemonte - Agricoltura - Politiche Agricole

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Agrienergia

L’agricoltura è legata a doppio filo con la questione energetica, vista la necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili come richiesto dal protocollo di Kyoto. In agricoltura si può raggiungere questo obiettivosfruttando al meglio le fonti energetiche quali prodotti secondari come i reflui zootecnici, la paglia, gli stocchi del mais possono essere trasformati in elettricità.

Oltre che sfruttando i sottoprodotti dell'attività agricola, la produzione di energia può avvenire con coltivazioni espressamente destinate a questa finalità, ad esempio, alberi a rapido accrescimento (short rotation forestry) per le centrali elettriche a biomassa. Tuttavia, se si destinasse a uso energetico (per esempio, biodiesel) una fetta troppo grande delle coltivazioni, il rischio è che queste coltivazioni sottraggano troppo spazio per coltivazioni finalizzate al consumo umano.

Gli impianti per la produzione di energia di stampo agricolo attualmente in funzione hanno una potenzialità totale approssimativa di 140 megawatt di energia, senza distinzione tra termica ed elettrica. Si tratta principalmente di strutture per la produzione di biogas e centrali termiche a legna per il riscaldamento dell'azienda agricola e degli immobili annessi.

L'agricoltura può anche sfruttare i grandi spazi di cui dispone per impianti che riducano il proprio fabbisogno energetico, installando pannelli fotovoltaici sui tetti delle stalle e contribuire in maniera significativa alla riduzione dei gas serra.

L'utilità delle bioenergie si manifesta quindi su tre fronti:

  • produzione di calore ed energia;
  • coltivazioni a finalità energetica;
  • riduzione del fabbisogno dell'azienda stessa.

Agricoltura e gas serra

L'inquinamento dell'aria è un problema complesso, le cui colpe in agricoltura sono legate alla produzione di alcuni gas parzialmente responsabili dell'effetto serra, come metano e protossido di azoto.

L'agricoltura produce il 57% del metano e il 14% del protossido di azoto emessi nell'atmosfera a livello piemontese. In valori assoluti, circa 2,98 e 1,4 milioni di tonnellate equivalenti di anidride carbonica. Vale a dire che questi gas contribuiscono all'effetto serra, complessivamente, quanto 4,3 milioni di tonnellate di CO2. C'è poi un altro inquinante ed è l'ammoniaca, che si libera in notevole quantità dagli allevamenti.
Il metano è di provenienza principalmente zootecnica (75% del totale), mentre il 66% del protossido di azoto deriva dalle coltivazioni e soltanto il 33% dagli allevamenti.

Parlando del complesso dei gas serra prodotti in regione, invece, quasi il 10% ha origine agricola. La strada individuata per ridurre il metano è quella degli impianti per il trattamento dei reflui zootecnici, in modo da intercettare quella quota di gas che si forma dalla digestione anaerobica dei liquami, del letame e degli scarti di lavorazione. Impiegando questi sottoprodotti in impianti di biogas, per esempio, si possono annullare le emissioni in atmosfera e usare il gas recuperato per produrre energia elettrica o calore.
Le stesse le coltivazioni agricole inoltre contribuiscono ad abbassare la concentrazione di CO2 nell'aria, dal momento che l'assorbono nel processo di fotosintesi, fissando il carbonio e liberando ossigeno.

Contatti
Direzione Agricoltura - Settore Agricoltura Sostenibile
c.so Stati Uniti, 21 - 10128 Torino
tel. 011-432.2029; fax: 011-432.3765;
e-mail: agrienergia@regione.piemonte.it
(referente: Stefania Lucà)