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Il genere Camellia
(Fam. Theaceae) ha origini antichissime, come si evince dalla
struttura abbastanza primitiva del fiore, e si trova spontaneo in vaste
zone dellEstremo Oriente: Cina, Giappone,
Indocina, Birmania. Secondo le ricerche più recenti,
le specie sono circa 200. In Cina e Giappone la Camellia è
coltivata da molti secoli, sia a scopo ornamentale sia, soprattutto, a scopo
alimentare.

Camellia
Forse non tutti sanno che
la pianta del té è la Camellia
sinensis. Inoltre dai semi di Camellia si ricava un
ottimo olio usato in cucina e cosmesi. Anticamente in Giappone dal suo legno
si ricavava unottima carbonella.
La Camellia fu introdotta in Europa,
Gran Bretagna e forse Portogallo, allinizio del
1700 e precisamente la japonica, per un inganno operato dai
cinesi a danno degli europei, convinti che fosse la pianta del té.
Anche la Camellia fu coltivata in serra, quale pianta esotica, naturalmente
con esiti disastrosi. Sembra storicamente certo che la prima Camellia
giunta in Italia sia quella, ancora vivente dal 1760, del parco
della Reggia di Caserta, che fu anche la madre dei primi ibridi italiani.
Si deve rimarcare che la Camellia raggiunge i 4-5 secoli di età.
Il genere Camellia, descritto come sempre da Linneo, fu da
lui dedicato al boemo padre Kamel, in latino Camellus, missionario
in Estremo Oriente e grande naturalista, ma che probabilmente non vide mai
una Camellia in vita sua.
Sul Lago Maggiore le prime Camellia
dovrebbero essere giunte verso il 1820-1830, considerando età e dimensioni
di molti venerabili esemplari ancora in perfette condizioni, e questo testimonia
quanto le condizioni pedoclimatiche del Verbano siano adatte alla
Camellia. Nel secolo scorso e allinizio del presente la Camellia
conobbe una diffusione e una popolarità senza pari. Attorno alla
Camellia, legioni di ibridatori, molti italiani, fra i quali anche
i Rovelli, che furono i pionieri del vivaismo verbanese con un famosissimo
vivaio a Pallanza. La loro Camellia più famosa, non
a caso fu battezzata "Gloria del Verbano". |
Anche in Francia e
Belgio la Camellia fu estesamente coltivata e ibridata, anche
se allora le specie note e coltivate erano solamente, oltre la popolarissima
japonica: sasanqua, reticulata, maliflora,
oleifera.
Sembra che gli ibridi ottenuti fino
al 1920 circa siano quasi 10.000.
Nei decenni seguenti, per motivi inspiegabili,
la Camellia fu pressoché dimenticata, e rimase una produzione
molto marginale. Fu a partire dal 1960 circa che cominciò a rinascere
un certo interesse, riacceso dalle prime vaghe notizie di nuove cultivar
ottenute in Gran Bretagna e Stati Uniti. Nel
contempo si affinarono anche le tecniche di propagazione con lavvento
della nebulizzazione automatica, che permise la produzione di notevoli quantità
di Camellia da talea. E mentre alcuni floricoltori verbanesi davano,
o ridavano, vita a una produzione tipica usando le vecchie cultivar,
peraltro ancora valide, altri iniziarono a importare le nuove cultivar
da Gran Bretagna, America, Australia, Nuova
Zelanda e Giappone, dove ormai da tempo si andavano ottenendo
nuovi ibridi con altre specie, quali: saluenensis, pitardii,
cuspidata, granthamiana, fraterna,
lutchuensis. Ciò risvegliò un notevole interesse
che fu prontamente soddisfatto con grandi numeri di piante prodotte, grazie
alle nuove tecniche, per esempio: "anticipation",
"black lace", "bob hope". Attualmente
la Camellia è divenuta, stabilmente, uno dei punti chiave
della floricoltura verbanese, con una risonanza che va ben oltre i confini
nazionali.
La Camellia è
tipica pianta acidofila: terreni e terricci di coltivazione devono
essere privi di calcare. I componenti ideali di un terriccio idoneo
alla coltivazione sono: ago di pino, torba e terra d'erica
in parti uguali.
Fondamentale per la coltivazione è
un'accurata preparazione del terreno che eviti ristagni d'acqua.
La Camellia si presta bene come pianta da vaso in terrazza purché
non eccessivamente esposta al sole o al vento. Particolarmente indicata
la "Camellia Sasanqua",
per il suo sviluppo vigoroso, la bellezza e la persistenza del fogliame
e per la fioritura vistosa e profumata che si protrae da novembre a marzo.
Alla fioritura e alla ripresa vegetativa sono necessarie frequenti irrigazioni,
avendo cura però di evitare il ristagno. Durante la stagione invernale
le innaffiature debbono essere limitate.
Come concimi, da marzo a giugno, si
possono usare letame, purché maturo, oppure complessi ad azione lenta
e in piccolissime dosi poiché la Camellia è particolarmente
sensibile ai fertilizzanti.
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