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Carni avicole

 
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Nel V° Censimento agricolo, l'Istat rileva in Piemonte 27.500 aziende con allevamenti avicoli, alle quali fanno riferimento quasi 14 milioni di capi. Tuttavia, considerando solo gli allevamenti con almeno 2.000 capi, questi rappresentano solamente l'1,3% delle unità aziendali ma dispongono del 96% dei capi.

L'allevamento avicolo presenta nella regione due tipologie ben distinte: è molto diffuso come piccolo allevamento, mentre le aziende di tipo professionale, con scala produttiva rilevante, sono solamente alcune centinaia. Una simile distribuzione si ritrova sia nella sottofiliera della carne che in quella delle uova.

La distribuzione dell'avicoltura tra le province regionali mostra un peso predominante per la provincia di Cuneo, che ospita il 40% dei capi piemontesi, e della provincia di Torino, dove si colloca quasi il 30%. Anche il ruolo della provincia di Asti risulta importante.

In termini di valore della produzione primaria, sino al 2004 il comparto avicolo risultava in crescita rispetto all'inizio degli anni Novanta. Nel 2004 il valore del pollame era di circa 155 milioni di euro e rappresentava, in Piemonte, quasi il 5% della produzione totale agricola, mentre la quota del valore regionale sul comparto nazionale era pari all'8%. Nello stesso anno il valore delle produzioni di uova era stimato in oltre 68 milioni di euro; l'incidenza sulla produzione primaria regionale era pari al 2%, mentre il peso delle uova piemontesi sul comparto a livello nazionale raggiungeva quasi il 7%.

Attualmente la fase della macellazione nel comparto avicolo regionale è relativamente poco sviluppata; il sistema infatti è composto soprattutto da imprese di tipo artigianale, operanti su scala locale; anche la fase di trasformazione rappresentata in particolare dalla lavorazione delle carni risulta poco sviluppata, probabilmente in ragione dei forti legami esistenti tra gli allevamenti regionali e i grandi operatori extraregionali: nella nostra regione, infatti, non sono presenti grandi gruppi, quei pochi presentano dimensioni economiche modeste rispetto ai primi operatori nazionali.

Relativamente agli andamenti commerciali con gli altri Paesi, si deve prima di tutto segnalare che il comparto avicolo è l'unico segmento della zootecnia a soddisfare completamente la domanda nazionale sia per le carni sia che per le uova. Gli scambi con l'estero, in entrata ed in uscita, sono di modesta entità. L'elevato livello di autoapprovvigionamento è un elemento di sicurezza rilevante rispetto ai rischi legati al problema dell'influenza aviaria.

Tra gli avicunicoli cosiddetti “rurali” possiamo evidenziare la presenza nelle cascine del cuneese, torinese e astigiano di galline di razza Bionda piemontese e Bianca di Saluzzo. Si tratta di una popolazione quantitativamente assai contenuta ma l'unica che può avere notevole caratterizzazione territoriale. Interessanti realtà organizzative si occupano di tali prodotti: il Consorzio del cappone di Morozzo che raggruppa una sessantina di aziende per una produzione autocertificata di circa 2.500 capi all'anno; la gallina Bianca di Saluzzo e Cavour che vede una quarantina di aziende allevare 3.500 capi all'anno, diffusa nel triangolo di territorio i cui vertici sono Cavour, Saluzzo e Racconigi; la gallina Bionda piemontese con i suoi ecotipi di Villanova d'Asti (50.000 capi all'anno) e di Cuneo e Carmagnola con diverse migliaia di capi diffusi in tutta la provincia di Cuneo e nel torinese.

Ai sensi del regolamento (CEE) 1538/1991 "Disposizioni di applicazione del regolamento (CEE) n. 1906/1990 che stabilisce talune norme di commercializzazione per le carni di pollame" e del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali del 29 luglio 2004 "Modalità per l'applicazione di un sistema volontario di etichettatura delle carni di pollame" è stata introdotta l'etichettatura volontaria delle carni di pollame. In questo modo è consentito, per una maggiore garanzia del consumatore, fornire in etichetta informazioni ulteriori oltre a quelle obbligatorie, ma è necessario che tutti gli operatori della filiera applichino un disciplinare di etichettatura autorizzato  dall'autorità competente (il Ministero delle politiche agricole e forestali per l'Italia). Ad ogni autorizzazione corrisponde un codice identificativo univoco a livello nazionale, che deve essere riportato in etichetta.

Il sistema di etichettatura volontario delle carni avicole prevede che un organismo terzo, riconosciuto dalla competente autorità e designato dall'organizzazione, effettui l'attività di controllo su tutta la filiera: mangimifici, allevamenti, macelli, laboratori di sezionamento, punti vendita, ecc.


Servizio a cura dell'Assessorato all'Agricoltura

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