Piemonte Agricoltura
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4 -MAGGIO 1997
Patata: scelte varietali
Le produzioni di qualità stanno diventando per la patata una strada obbligata per diversificare la vendita di questo alimento che ha sempre meno la connotazione di bene essenziale e più di prodotto ortofrutticolo. La patata di qualità deve essere esteticamente attraente, forma e calibro regolare, buccia liscia e brillante, e deve possedere requisiti organolettici che soddisfano le esigenze del consumatore. Quest'ultima è una caratteristica indispensabile per le patate destinate all'esportazione nei paesi a forte tradizione pataticola (Gran Bretagna, Germania, Francia, Olanda).
 
Se non si vuole soccombere di fronte alle produzioni che sono più competitive delle nostre nei costi e nelle rese (Nord Europa)! è necessario modificare l'assetto produttivo e commerciale. Purtroppo in Italia questa struttura è altamente dispersa, per cui le patate offerte non hanno quell'uniformità che oggi è sempre più richiesta dai mercati. È necessario quindi migliorare la produzione, attraverso l'incremento della qualità e della redditività, cose possibili solo con l'aggiornamento delle tecniche di produzione. L'aspetto fondamentale della produzione di ogni area pataticola è la scelta corretta della varietà in quanto da questa può dipendere il successo agronomico e commerciale, in termini di resa e qualità.
 
Ogni varietà manifesta; in relazione alle condizioni pedoclimatiche di coltura, comportamenti fisiologici ed agronomici propri, per cui è necessario mettere a punto la tecnica colturale in funzione della varietà da coltivare. I principali interventi agronomici su cui si può agire sono: la densità di investimento, la concimazione azotata, l'irrigazione e la difesa fitosanitaria. Particolare rilievo deve essere data all'irrigazione, in quanto la patata è notoriamente una specie molto sensibile agli stress idrici. infatti, solo pochi giorni di carenza idrica, possono determinare perdite produttive e qualitative (forma, pezzatura, fisiopatie e aspetto della buccia) importanti.
 
Indipendentemente dalla varietà coltivata, I'irrigazione si deve sempre effettuare regolarmente, con interventi da bilanciare in funzione degli effettivi consumi idrici. Durante le fasi fenologiche di massimo impegno irriguo dalla formazione alla fine ingrossamento tuberi, la difesa fitosanitaria gioca un ruolo importante, particolarmente per la lotta contro la Peronospora, sulle varietà sensibili, che sono, tra l'altro, tutte quelle che vengono attualmente coltivate. Solo quando si avranno a disposizione cultivar più tolleranti si potrà studiare un calendario di interventi antiperonosporici meno pressante di quello che viene attualmente utilizzato, favorendo, tra l'altro, l'impiego di modelli per la previsione del rischio di infezione del fungo, per lo sviluppo della produzione integrata.
 
La prova dl confronto varietale nella Bassa Valle Scrivia Nell'ambito dei programmi di sperimentazione della Regione Piemonte, I'AS.PRO.PAT. ha attuato una prova di confronto tra nuove cultivar di patata per verificarne l'adattabilità nel comprensorio pataticolo della Bassa Valle Scrivia. Le cultivar che sono state provate derivano in parte dal programma di miglioramento genetico finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, con il coordinamento dell'E.R.S.O..di Cesena (Tabella 1). Sviluppare varietà di origine italiana significa contribuire all'incremento della competitività del settore della patata da seme che sta subendo una fase di crisi. Nel 1995, in Italia, è stato prodotto un quantitativo di seme certificato pari a 16.750 tonnellate, poca cosa rispetto al fabbisogno nazionale di seme che è stimato in circa 110.000 tonnellate.
 
La coltivazione della patata da seme è in costante declino, si è passati infatti dai 2166 ettari del 1991 ai 1254 ettari del 1995 (Figura 1). La stretta dipendenza dellapprovvigionamento del seme sul mercato estero è un fattore di debolezza per il settore pataticolo ed ha un effetto diretto nell'incremento dei costi di produzione dell'agricoltore, come si è potuto avvertire nel corso del 1996. Inoltre, la recente evoluzione del panorama varietale, con l'introduzione di nuove varietà protette da diritti di esclusività per la. diffusione commerciale (brevetto), impedirà ai nostri produttori di seme di moltiplicare liberamente il seme certificato di classe "A".
 
È necessario quindi disporre di varietà di origine nazionale, iscritte al Registro, in modo da poter investire economicamente in una attività sementiera autonoma. Le nuove cultivar, sia italiane che estere (Tabella 1), sono state quindi poste a confronto con le cultivar normalmente utilizzate nella zona, attraverso una prova parcellare di ampie dimensioni, con due ripetizioni di 90 m2 ciascuna, in modo da avvicinarsi alle condizioni operative di gestione del pieno campo. In tabella 2 sono indicate le caratteristiche della prova e le tecniche colturali utilizzate. Per la valutazione sperimentale ci si è attenuti alle indicazioni riportate dal gruppo di lavoro della Rete di confronto varietale nazionale, coordinato dall'lGSA dl Lonigo.
 
L'andamento climatico dellanno ha favorito la semina, per effetto delle ottimali condizioni di terreno, lemergenza, per le piogge abbondanti dopo la semina e lo sviluppo delle coltivazioni, per le continue precipitazioni dei mesi di giugno e inizio luglio, che però hanno favorito lo sviluppo della Peronospora. Invece, il mese di luglio, è stato caratterizzato da ridotta piovosità ed elevate temperature dell'aria, che hanno favorito, nel caso di scarsa tempestività dell'intervento irriguo, lo sviluppo di danni fisiologici ai tuberi (pregermogliamento e deformazione). La produzione media del campo è risultata molto elevata (50.8 t/ha) indice di buon andamento climatico e ottima gestione agronomica della prova (Tabella 3). Per il 1996 i risultati indicano in termini assoluti Hermes come la migliore cultivar sia ai termini produttivi (61.1 t/ha) che qualitativi per la trasformazione industriale in chip.
 
L'annata è stata quindi particolarmente favorevole per questa cultivar che normalmente presenta produzioni di 35-40 t/ha. Sempre per questo tipo di utilizzo è da segnalare Sandy per l'ottima resa nella trasformazione industriale, anche se produttivamente è stata inferiore alla cultivar precedente. Per la trasformazione in prefritti surgelati, si sono avuti discreti risultati con la Sibylla per una produzione elevata (57.5 t/ha) e un buon comportamento dopo la frittura. Tra le cultivar da mercato fresco, Primura, ha presentato una buona produttività (47.5 t/ha) associata ad una ottima regolarità della produzione, al contrario Monalisa, pur essendo più produttiva, ha manifestato invece tendenza al pregermogliamento e deformazione dei tuberi, alla pari di Sylvia e Merit di buccia rugosa.
 
Gli stessi problemi qualitativi sono stati notati anche in Teodora, in questo caso però il difetto è da associare al ritardo nella raccolta rispetto al periodo ottimale e agli effetti negativi dell'ultima irrigazione, risultata troppo tardiva per questa cultivar molto precoce. Nell'ambito delle cultivar a pasta bianca sono da segnalare Frisia, con i tuberi di forma ovale, ed Imola con tuberi invece di forma ovale-allungata. All'analisi colorimetrica la polpa di Imola è risultata di un bianco più candido (b*=12.46) rispetto a Frisia che è invece da considerare di colore crema (b*=17. 11). Concludendo, dalla prova di confronto varietale si sono confermate le caratteristiche delle varietà testimoni della zona (Frisia, Hermes, Monalisa e Primura) e si sono evidenziate alcune nuove varietà che dovranno essere ritestate, anche in prove più allargate, per la conferma della loro validità: Sandy per l'industria del chip, Sibylla per l'industria dello stick, Imola per la pasta bianca.
 
Tabelle in consultazione:

Illustrazioni:

 

LUCA LOVATI

Consorzio "Mario Neri" - Imola (BO) & E.R.S.O. Cesena (FO)

 

RENZO CHIAPEDI

AS.PRO.PAT. Castelnuovo Scrivia (AL)

 

Servizio a cura dell'Assessorato all'Agricoltura
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