Il consumo è parte integrante del sistema sociale, è fatto sociale; nel condividere le cose si segnalano miti, si esprimono sentimenti o livelli simbolici di comunicazione. Il consumo e il rapporto con le cose sono in stretta relazione di dipendenza con le motivazioni, i valori e la cultura di una società, di cui fanno parte e che a loro volta esprimono. I processi di comunicazione passano attraverso l'universo delle "cose" o dei "consumi" e sono i contrassegni visibili non solo di funzionalità e di bisogni, ma di identità, di valori, di cultura.
Il consumo, dunque, nella società globale costituisce un fenomeno fondamentale. Per lungo tempo è stato oggetto di valutazioni negative, parziali; è stato considerato consumismo, spreco egoistico ed irrazionale, oggi invece diviene luogo privilegiato della creazione di senso, inteso come universo normativo comune.
Il consumo è comunicazione, innovazione, metafora; è funzionale alla produzione che, almeno in parte, dirige e sostiene, costituisce, pertanto, la lente per una osservazione della interdipendenza planetaria a livello sociale, culturale, politico ed economico. È proprio nel consumo, infatti, che oggi prendono vita nuovi strumenti giuridici, nuove forme di aggregazione sociale, nuove modalità distributive, nuove forme di credito e, soprattutto, una nuova istanza etica, come progetto autonormativo di vita.
In questo contesto si è collocato il Convegno Internazionale riguardante "il consumatore e i consumi del post-moderno" che la Regione Piemonte ha realizzato il 5 ottobre 2004 con la partecipazione di massimi esperti mondiali che si sono confrontati per definire insieme il futuro modello di consumo, un concetto che si è profondamente evoluto rispetto alla sua accezione primaria.
L'obiettivo del convegno di mettere a confronto questi studiosi con un approccio multidisciplinare sui consumi, per analizzare gli interrogativi di domani e le possibili risposte in nostro possesso già oggi è stato raggiunto: dall'ottimismo di Petrini "Chi semina utopia raccoglie realtà" alle conclusioni più pessimiste di George Ritzer, al pasto a "velocità moderata" per tutti di Wilk.