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Sezione Agricoltura e Qualità

Direttiva nitrati

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La designazione delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola (ZVN) in Piemonte

La designazione delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola (ZVN) in Piemonte è avvenuta in più fasi successive, con l'utilizzo di approcci metodologici differenziati, nel rispetto dei criteri stabiliti dalla direttiva Nitrati.

Nel 2002 con il regolamento regionale 9/R Documento pdf sono stati designati i territori sovrastanti i corpi idrici sotterranei compromessi, cioè i corpi idrici del sistema acquifero superficiale che nel biennio 2000-2001 risultavano avere una concentrazione media di nitrati uguale o superiore a 50 mg/L e, cautelativamente, anche i territori sovrastanti gli acquiferi che risultavano avere una concentrazione media di nitrati uguale o superiore a 40 mg /L. Sono stati così designati 220.121 ha, nelle province di Torino, Cuneo, Biella, Alessandria ed Asti.

Nel 2006 con il Piano di Tutela delle Acque sono stati designati i territori ricadenti all'interno delle fasce esondabili A e B dei corsi d'acqua, al fine di prevenire eventuali fenomeni di ruscellamento e contenere il trasporto di inquinanti, tra cui anche l'azoto, verso il corpo idrico superficiale. Le Fasce A e B dei fiumi sono definite dal Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico (PAI), adottato con deliberazione del Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino del fiume Po n. 18 del 26 aprile 2001 ed approvato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 24 maggio 2001. Sono stati così designati ulteriori 54.162 ha, ricadenti in tutte le Province piemontesi.

Nel 2007 con il regolamento regionale 12/R Documento pdf sono stati designati ulteriori territori, potenzialmente vulnerabili ai nitrati di origine agricola. Tale vulnerabilità è stata valutata sulla base di un approfondito studio scientifico che ha tenuto conto di più parametri agro-ambientali:

  • la vulnerabilità intrinseca dell'acquifero superficiale, valutata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Torino,
  • la capacità protettiva dei suoli, valutata in collaborazione con IPLA,
  • il valore del surplus azotato (inteso come la differenza tra l'azoto apportato in campo, sia di origine minerale sia di origine zootecnica, e l'azoto asportato dalle colture, elaborato a scala di area agronomicamente omogenea), valutato in collaborazione con il Dipartimento di Agronomia Selvicoltura e Gestione del Territorio dell'Università di Torino.

Risultavano così designati ulteriori 128.094 ha, nelle province di Torino, Cuneo, Biella, Alessandria, Novara e Vercelli.
La prima designazione è avvenuta quindi individuando le aree vulnerate sulla base dei dati di stato dei corpi idrici sotterranei, così come rilevati dalla rete di monitoraggio regionale, mentre le successive designazioni hanno seguito un approccio di tipo previsionale. Attualmente, in Piemonte risultano designati 402.377 ha, pari al 38 % della superficie agricola utilizzata (SAU) regionale e al 54% della superficie di pianura. Simili proporzioni tra aree designate e territori agricoli si riscontrano nelle altre regioni del bacino padano-veneto.

La rete di monitoraggio regionale consta oggi di circa 600 punti di rilievo in falda (sia superficiale che profonda), e circa 200 punti di rilievo nei corpi idrici superficiali (fiumi e laghi). Nelle aree designate, l'adozione dei Programmi d'azione sta dando risultati incoraggianti sulla qualità della risorsa idrica sotterranea: come dettagliato nelle periodiche relazioni di ARPA Piemonte, i dati di monitoraggio disponibili indicano un'inversione di tendenza del peggioramento, e in molti casi un moderato miglioramento.

Più complessa da valutare è la situazione relativa alle acque di superficie.

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