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Sezione Agricoltura e Qualità

Direttiva nitrati

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L'applicazione della Direttiva Nitrati in Piemonte

Cos'è la Direttiva Nitrati?

La pratica della fertilizzazione dei terreni agricoli condotta con gli effluenti provenienti dalle aziende zootecniche e con le acque reflue delle piccole aziende agro-alimentari è oggetto di una specifica regolamentazione comunitaria, volta a tutelare le acque sotterranee e superficiali dall'inquinamento causato dall'azoto di origine agricola.

La direttiva europea 91/676/CEE Documento pdf (detta anche "Direttiva Nitrati") ha dettato i criteri, i vincoli e i divieti a cui attenersi nella gestione della fertilizzazione organica. La normativa nazionale (decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, così come sostituito dal D.Lgs. 152/2006, e il Decreto Ministeriale 7 aprile 2006) ha recepito i medesimi principi, demandando alle Regioni l'attuazione sul territorio di quanto previsto.

La Direttiva Nitrati richiede: 

  • la designazione di "Zone Vulnerabili da Nitrati di origine agricola" (ZVN), nelle quali la qualità delle acque è compromessa (o è a rischio di diventarlo se non si interviene in modo tempestivo) a causa della presenza di pressioni di tipo agricolo. Il grado di compromissione della risorsa idrica viene valutato sulla base del tenore di nitrati (nelle acque sotterranee, superiore a 50 mg/L);
  • in queste aree, la regolamentazione dell'utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici, tramite la definizione dei "Programmi d'Azione" che stabiliscono opportuni vincoli all'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue provenienti dalle piccole aziende agro-alimentari. Il vincolo più rilevante per l'attività agricola è l'imposizione di un limite massimo annuo all'apporto di azoto di origine zootecnica, pari a 170 kg per ettaro.
L'applicazione della Direttiva Nitrati in Piemonte

L'applicazione della Direttiva Nitrati in Piemonte è stata avviata nel 2002, con il D.P.G.R. 18 ottobre 2002, n°9/R Documento pdf "Regolamento regionale recante: Designazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e relativo programma d'azione". Tale regolamento ha disposto la prima designazione di "Zone Vulnerabili da Nitrati di origine agricola" sul territorio regionale, nonché un apposito Programma d'azione, di obbligatoria applicazione in queste zone, volto a mitigare l'impatto ambientale delle attività di allevamento. Il regolamento 9/R/2002 ha riguardato 220.000 ha di superficie regionale designata vulnerabile, e ha coinvolto circa 1500 aziende agricole, alcune delle quali hanno dovuto adeguare le proprie strutture di stoccaggio e/o aumentare la disponibilità di terreni per lo spandimento.

Secondo quanto disposto dalla Direttiva Nitrati, ogni 4 anni la normativa locale deve essere oggetto di una revisione, sia per gli aspetti amministrativi che per i criteri tecnico-scientifici a supporto delle procedure di designazione. Nel 2007 è stato così pubblicato il D.P.G.R. 29 ottobre 2007, n°10/R Documento pdf "Disciplina generale dell'utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici e delle acque reflue e programma di azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola (legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61)". Si tratta di un importante regolamento in materia di utilizzo agronomico degli effluenti zootecnici (liquami e letami), nonché delle acque reflue di piccole aziende agro-alimentari, che recepisce non solo la Direttiva Nitrati ma anche la Direttiva quadro sulle acque (2000/60/CEE).

L'approvazione del nuovo regolamento 10/R/2007 ha costituito un requisito necessario richiesto dalla Commissione europea per l'approvazione finale del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013; d'altronde, il PSR stesso rappresenta un importante strumento di accompagnamento all'adeguamento delle aziende alle nuove norme in materia di utilizzo agronomico.


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