Regione Piemonte - Agricoltura - Servizi di sviluppo agricolo

In questa pagina:



Aiuti di Stato e attività di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola anni 2017 -2020

L’aiuto regionale viene erogato ai sensi del Regolamento (UE) n. 702 della Commissione del 25 giugno 2014 che dichiara compatibili con il mercato interno, in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alcune categorie di aiuti nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali e che abroga il regolamento della Commissione (CE) n. 1857/2006 (G.U.UE serie L, n. 193 del 1 luglio 2014).

Con DGR n. 26-5412 del 24 luglio 2017 la Giunta Regionale ha approvato gli indirizzi per il finanziamento dei progetti nel campo della ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola attivando nel triennio 2017-2019 il finanziamento di progetti prioritariamente finalizzati a:

    • migliorare la qualità e la competitività delle produzioni agricole piemontesi;
    • migliorare la gestione economica e sostenibile dei processi produttivi agricoli;

con particolare riferimento all’ambito zootecnico e di difesa delle colture agrarie e alla conservazione e valorizzazione della biodiversità agraria vegetale.

La D.G.R. 32-6973 del 1/06/2018 ha esteso gli indirizzi per il finanziamento dei progetti nel campo della ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola contenuti nella DGR n. 26-5412 del 24/07/2017 anche all’anno 2020 per finanziare i progetti nel campo della ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola per gli anni 2018-2020” (aiuto di stato: SA.51264).

L’aiuto regionale viene erogato ai sensi del Regolamento (UE) n. 702 della Commissione del 25 giugno 2014 che dichiara compatibili con il mercato interno, in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alcune categorie di aiuti nei settori agricolo e forestale e nelle zone rurali e che abroga il regolamento della Commissione (CE) n. 1857/2006 (G.U.UE serie L, n. 193 del 1 luglio 2014).

Progetti 2018

Applicazione di strumenti di supporto alle decisioni per la protezione del riso dal brusone (pyricularia oryzae) in piemonte: il progetto bruma

Obiettivi
Il monitoraggio aereomicologico di parassiti fungini fitopatogeni caratterizzati da una modalità di infezione primaria per via aerea, e la conoscenza dei meccanismi che regolano il loro ciclo biologico, può costituire un utile strumento di supporto delle decisioni finalizzate alla protezione di specifici sistemi agricoli. Nell’ambito dei suddetti parassiti, l’Ascomicete Pyricularia oryzae (Cooke) Sacc., agente causale di varie forme sintomatologiche note come “brusone” del riso, merita particolare attenzione poiché continua a rappresentare uno dei principali pericoli per questa coltura.
Il progetto ha come obiettivo principale quello di fornire all’utenza agricola un sistema  integrato di supporto alle decisioni per l’ottimizzazione della gestione fitosanitaria del riso nei riguardi del brusone.
Il progetto permetterà la divulgazione in tempo reale di informazioni relative al potenziale rischio di infezione specifico per le aree risicole di sorveglianza, ottenute mediante la costituzione di un’opportuna rete di monitoraggio aeromicologico in loco. Le informazioni rilevate in campo come i conteggi giornalieri di inoculo infettivo e i dati meteorologici giornalieri dovranno essere correlati tra loro e con le caratteristiche del ciclo biologico del patogeno mediante l’impiego di un modello eco-fisiologico previsionale opportunamente costruito per la simulazione dell’interazione Pyricularia oryzae – Oryza sativa.
Da ciò derivano conoscenze traducibili  in servizio informativo e previsionale regionale e provinciale con la predisposizione di supporti di diverso tipo (bollettino, grafici, tabelle) da diffondere attraverso mezzi multimediali (come sms, piattaforme e siti web ecc) agli utenti agricoli. L’acquisizione senza soluzione di continuità di dati e serie storiche agro-ambientali consentirà inoltre la valutazione della bontà del modello matematico  e suggerirà eventuali necessità di calibrazione per le diverse zone risicole.

Risultati attesi
Il progetto mira alla divulgazione, agli operatori del settore, dei dati di monitoraggio di campo e delle informazioni derivanti dal modello; in particolare si otterranno le seguenti conoscenze e si attueranno le seguenti azioni:

    1. Costante conoscenza dell’aerodispersione quantitativa delle spore infettive del  patogeno nel territorio risicolo sede di monitoraggio aeromicologico;
    2. Valutazione dell’incidenza della malattia in campo in relazione alle caratteristiche meteorologiche e di aerodispersione delle differenti località afferenti alla rete di monitoraggio;
    3. Ottimizzazione delle strategie di contenimento del brusone, con particolare riguardo ai due momenti di maggior pericolo per la coltura (infezione fogliare e mal del collo);
    4. Divulgazione mediante siti web (portale Settore Fitosanitario Regionale ), SMS, mail ecc del bollettino, delle informazioni epidemiologiche e l’aggiornamento dei lavori in corso,
    5. Sensibilizzazione pubblica e approfondimento per gli operatori del settore relativamente alla problematica brusone.
Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
nome del funzionario istruttore: Federico Spanna
tel: 011.4324770

Controllo biologico di popillia japonica a mezzo di agenti microbici e chimici a basso impatto ambientale” (CoBiPo 3)

Popillia japonica (Coleoptera: Rutelidae) è un piccolo scarabeo di origine asiatica che si nutre a discapito di una grande varietà di specie vegetali erbacee, arbustive o arboree.
Il ritrovamento di questo organismo nocivo nell’area del Parco del Ticino (provincia di Novara), nel luglio 2014, comporta un rischio fitosanitario molto elevato (Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 214 e s.m.i. “Misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi”); Decreto Ministeriale del 22 gennaio 2018 “Misure d’emergenza per impedire la diffusione di Popillia japonica Newman nel territorio della Repubblica italiana”.
L’insetto è estremamente polifago, negli Stati Uniti è infatti segnalato su circa 300 specie vegetali ed è considerato dannoso su oltre 100 piante tra cui alberi da frutto, vite, nocciolo, piccoli frutti, essenze forestali (tiglio, noce nero, acero, faggio, betulla, ontano), colture di pieno campo (mais, soia, erba medica), ortive (es. pomodoro, fagiolo, asparago, zucchino) e ornamentali (es. rosa, dalia).
Negli ultimi quattro anni le azioni di contenimento attuate dal Settore Fitosanitario hanno portato all’abbattimento delle popolazioni larvali presenti nei terreni e alla cattura di alcune decine di milioni di individui adulti. Nonostante tali attività, che sicuramente hanno un effetto notevole nel contrastare l’espansione dell’insetto, è verosimile ritenere che nei prossimi anni Popillia japonica colonizzerà nuove aree.
Al fine di contenere quanto più possibile le popolazioni e la loro diffusione diventa pertanto indispensabile provare nuove strategie di controllo.
Con questo progetto verranno quindi sperimentante tecniche di lotta biologica e microbiologica che contemplano sia l’uso di trappole per l’autodisseminazione in grado di diffondere agenti di controllo quali funghi entomopatogeni del genere Metarhizium, sia l’utilizzo di trappole attrattive con rete insetticida, dette Attract & Kill, a basso impatto ambientale e capaci di attrarre l’insetto e di ucciderlo (vengono considerate a basso impatto ambientale in quanto il contenuto di principio attivo abbattente è contenuto in quantità modeste).
Il progetto ha dunque la finalità di elaborare strategie sostenibili per il controllo delle popolazioni di Popillia japonica nelle aree infestate, con lo scopo di ridurre i danni dovuti all’attività trofica di larve e adulti.

Gli obiettivi possono essere riassunti con i seguenti punti:
1) verifica della persistenza degli agenti microbiologici di controllo (ovvero i funghi entomopatogeni) nell’ambiente in cui questi vengono diffusi;
2)  verifica dell’eventuale abbassamento della popolazione in seguito allo sviluppo di epizoozie  dovute all’attività entomopatogena del fungo;
3)  verifica della possibilità di diffusione delle infezione da Metarhizium nei siti di ovideposizione attraverso femmine infette;
4) valutazione dell’effetto abbattente delle trappole Attract & Kill;
5) validazione dei risultati delle indagini biomolecolari filogeografiche ottenuti nel 2017.
Le attività inerenti tutte le fasi del progetto verranno effettuate nel periodo estivo e a inizio autunno.

I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Giovanni Bosio, telefono 011.4323721

Progetti 2017

Prove di contenimento nei confronti della cimice asiatica Halyomorpha halys in Piemonte mediante l’impiego di parassitoidi oofagi indigeni e approfondimento delle conoscenze sui fattori di regolazione delle popolazioni di questo pentatomide. BIOHALY.

Obiettivi

  • rilevazione del tasso di parassitizzazione a carico delle uova di H. halys sul territorio piemontese;
  • accertamento dell’impatto di possibili iperparassitoidi indigeni;
  • identificazione dei parassitoidi oofagi (gen. Trissolcus e Telenomus) mediante caratteri morfologici e analisi molecolare;
  • indagini sulle interazioni fra diversi fattori di regolazione in condizioni controllate in vista di un loro impiego in strategie di difesa integrata;
  • valutazione dell’efficacia di contenimento dei fattori di regolazione in condizioni di semicampo e di campo;
  • verifica della capacità degli imenotteri ooparassitoidi (gen. Ooencyrtus) di individuare e parassitizzare le uova di H. halys in ambienti agrari, quali frutteti e corileti a conduzione biologica e/o integrata;
  • verifica della capacità dei parassitoidi introdotti di attaccare e svilupparsi nelle uova di H. halys in condizioni controllate e di pieno campo, nonché l’efficienza di parassitizzazione in funzione della distanza dal punto di rilascio;
  • messa a punto di una metodologia per il rilascio in campo degli ooparassitoidi (gen. Ooencyrtus) e lo sviluppo delle strategie di controllo ecosostenibili ed ecocompatibili per la salvaguardia della produzione agricola piemontese.

Risultati attesi

  • Individuare e/o introdurre parassitoidi oofagi in grado di adattarsi con successo alla cimice asiatica, e accertarne la presenza, l’insediamento e la diffusione sul territorio piemontese.
  • implementare le conoscenze su questi parassitoidi oofagi, con particolare riguardo agli ospiti primari e alle condizioni climatico-ambientali favorevoli, nell’ottica di una loro salvaguardia e valorizzazione come agenti di controllo biologico di H. halys;
  • controllo sostenibile delle popolazioni di H. halys e di altri cimici dannose per i frutteti e corileti piemontese;
  • riduzione dei danni dovuti all’attività trofica di adulti e ninfe;
  • fornire le indicazioni utili e necessarie per un corretto impiego dei fattori di regolazione individuati nel contesto agricolo regionale;
  • ricerca di nuove strategie di controllo biologico al fine di ridurre l’utilizzo di prodotti insetticidi di sintesi.

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Funzionario istruttore Emanuela Giacometto
tel: 011.4323715
mail: emanuela.giacometto@regione.piemonte.it

 

Drosophila suzukii – Monitoraggio delle popolazioni e azioni di difesa nelle colture piccoli frutti (DROSUZ)

Drosophila suzukii (Diptera: Drosophilidae) è un insetto originario del sud-est asiatico estremamente polifago (colpisce ciliegio, piccoli frutti, fragola, uva, albicocco e specie spontanee) segnalato in Piemonte nel 2010. Il suo ciclo vitale è estremamente rapido e influenzato dalle condizioni ambientali. Alla temperatura ottimale di 20°C è in grado di svolgere l’intero ciclo in 1-2 settimane, mentre è sfavorito da temperature superiori a 30°C. Si alimenta anche su specie spontanee o ornamentali come sambuco, caprifoglio, rovo selvatico, che ne consentono sopravvivenza e sviluppo anche in assenza delle specie coltivate. Il danno è causato dalle larve che si nutrono delle parti carnose del frutto, provocando depressioni superficiali e rammollimenti. I danni più consistenti in Piemonte sono stati registrati su piccoli frutti e ciliegio. Le specie più colpite sono nell’ordine: rovo, mirtillo, lampone e fragola, specie diventate negli ultimi decenni coltura di riferimento per il territorio pedemontano. L’infestazione di D. suzukii, che nel 2014 ha interessato oltre il 50% dei frutti rendendo non raccoglibili intere produzioni delle varietà medio-tardive di mirtillo e di lampone rifiorente, costituisce una emergenza fitosanitaria, che mette a rischio una delle filiere con le più interessanti prospettive di mercato.

Obiettivi
L’obiettivo delle attività che si intendono avviare nell’ambito della presente ricerca sono indirizzate a monitorare, con l’ausilio di trappole alimentari, la presenza, la diffusione e l’evoluzione delle popolazioni del fitofago nei comprensori di coltivazione dei piccoli frutti. Questo permette sia di creare delle curve di presenza nel corso degli anni sia di diramare bollettini di allerta da divulgare ai produttori tramite l’assistenza tecnica.
Contestualmente proseguiranno le prove di difesa passiva con l’intento di contrastarne lo sviluppo incontrollato e contenere i danni alle produzioni. Verrà valutata l’efficacia delle reti antinsetto nel contenimento degli ingressi all’interno dei siti di coltivazione e la loro influenza sul microclima all’interno dei tunnel. Se, sulla base di recenti acquisizioni, saranno disponibili nuove tecniche di difesa verranno avviate prove di valutazione nei nostri areali. L’attività di coordinamento dei tecnici di base e la programmazione di visite alle prove ha come obiettivo quello di assicurare l’immediato trasferimento delle informazioni alla base produttiva accelerando i processi di applicazione dei risultati scaturiti dalla sperimentazione.

Risultati attesi
Il monitoraggio ininterrotto delle popolazioni permetterà di allertare, tramite note tecniche, i produttori riguardo ai potenziali rischi di danni da ovodeposizione e consigliare l’attivazione delle misure di contenimento. Dalle prove di difesa che verranno avviate ci si attende, invece, la conferma dell’efficacia delle reti antinsetto nel contenere gli ingressi all’interno degli appezzamenti. L’inserimento di altre tipologie di chiusura consentirà di ampliare le conoscenze
tecnico/applicative sull’uso delle barriere fisiche e fornire strumenti per consigliare ai produttori, in funzione delle caratteristiche ambientali, il miglior metodo da utilizzare.

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Davide Venanzio

Gestione del suolo in frutticoltura sostenibile - soluzioni innovatie per la riduzione/azzeramento del diserbo chimico e incremento della fertilità organica del suolo(FLORINFRU)

Obiettivi
Il progetto è proposto con l’intenzione di individuare strategie ecocompatibili che consentano la
valorizzazione delle produzioni frutticole regionali sotto l’aspetto della qualità, della sicurezza alimentare, della tutela della salute degli operatori e delle risorse ambientali.
Il progetto affronta due problematiche di estrema attualità, quali il contenimento delle erbe infestanti nel sottofila del frutteto e il mantenimento della fertilità del suolo nei casi di rinnovo della coltura sullo stesso appezzamento in omo-successione.
Nell’ambito della gestione delle malerbe si valuterà l’efficacia del diserbo meccanico, da solo o abbinatoal diserbo chimico del terreno, nel contenimento delle infestanti e si analizzeranno le conseguenze a livello ambientale dell’adozione delle suddette pratiche colturali. Con le medesime finalità saranno valutate: la pratica dello sfalcio delle malerbe spontanee e la capacità che possiedono alcune specie erbacee selezionate di contenere l’insediamento delle malerbe, diminuendo così il numero di interventi di sfalcio necessari. Per valutare la convenienza delle diverse pratiche sarà effettuata una valutazioneeconomica.

Risultati attesi

Nel complesso il Progetto mira a contribuire all’innovazione ed alla diffusione di tecniche di difesa integrata e quando possibile biologica. Più in particolare s’intendono sviluppare strategie che consentano di raggiungere i seguenti risultati:

  • Verificare la sostenibilità economica di una gestione meccanizzata delle infestanti del frutteto;
  • Verificare gli effetti positivi sulla fertilità del suolo di pratiche agronomiche sostitutive degli interventi chimici di diserbo e disinfezione del terreno;
  • Aumentare la sicurezza per gli operatori agricoli e per il consumatore finale;
  • Rendere più rapida l’acquisizione e l’applicazione a livello operativo delle moderne tecnologie;
  • Ridurre o azzerare l’impiego di prodotti chimici in frutticoltura.

Per informazioni
Direzione Agricoltura - Settore Fitosanitario e Servizi tecnico-scientifici
Viola Massobrio
011.4325217

Elicitori di resistenza a supporto della difesa dalla FLavescenza dorata della vite

Obiettivi
Quantificare l’efficacia di trattamenti a base di tre elicitori biotici e uno abiotico nella riduzione del numero di barbatelle di vite infette dopo esposizione per un anno all’infezione da FD mediante il vettore naturalmente presente in vigneto.
2.Verificare se l’età della vite al momento dell’applicazione del trattamento a base di benzotiadiazolo influenzi l’effetto protettivo dell’elicitore nei confronti della FD in campo.
3.Verificare se la genetica della vite influenzi l’effetto protettivo dell’elicitore a base di benzotiadiazolo nei confronti delle FD, mediante applicazione dell’elicitore a viti appartenenti a sei  cv, tre a bacca bianca e tre a bacca rossa.

Risultati attesi
Identificare uno o più elicitori biotici o abiotici capaci di ridurre l’impatto della Flavescenza dorata in vigneto. Uno o più prodotti di questo genere sono indispensabili per il contenimento integrato di questa patologia in associazione con i trattamenti insetticidi contro l’insetto vettore e la rimozione della vegetazione infetta, per ridurre l’impatto economico e l’incidenza sulle produzioni della malattia, ormai endemica in Piemonte, come descritto nella figura sottostante.

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Paola Gotta
tel:011.4323716

La moria del kiwi – Un approccio sperimentale per chiarirne l’eziologia e mettere a punto gli strumenti di prevenzione e difesa

Obiettivi
Mettere a punto nuove pratiche agronomiche da impiegare al momento dell’impianto per prevenire la moria delle piante di kiwi
Verificare nel tempo dell’efficacia del sistema ideato

Risultati attesi
Il progetto mira a risolvere una problematica in rapida diffusione sul territorio piemontese consentendo la prosecuzione della coltivazione del kiwi attualmente pesantemente minacciata.

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Chiara Morone
tel:011.4323726

Nematode galligeno del riso: strategie di eradicazione/contenimento e monitoraggio (MELGRI)

Considerata l’importanza del parassita, che, nei paesi asiatici da cui proviene, è in grado di causare ingenti danni alla coltivazione del riso, si reputa necessario valutarne la diffusione sul territorio al fine di delimitare l’area focolaio. Ciò permetterebbe di studiare delle strategie di gestione territoriale in grado di limitare la sua diffusione e consentirebbe di agire in modo uniforme nell’area risicola infestata con lo scopo di eradicare il parassita.

Obiettivi
Gli obiettivi del progetto consistono nel

  • valutare la diffusione del nematode galligeno sul territorio risicolo piemontese;
  • individuare delle strategie di controllo e di lotta efficaci per la sua eradicazione/contenimento che siano allo stesso tempo economiche ed operativamente applicabili nel contesto aziendale.

Il monitoraggio territoriale delle risaie, che partirà dalle zone in cui è già stato rilevato il parassita, è un importante strumento per conoscere l’effettiva presenza del nematode sul territorio risicolo. Il monitoraggio sarà effettuato tramite l’osservazione della tipica sintomatologia presentata dalle piante colpite dal nematode, e sarà realizzato soprattutto nei primi mesi dopo la semina, in particolare tra le fasi fenologiche di 3° foglia e metà accestimento (BBCH 13 –25), quando i sintomi in campo sono più evidenti.
In caso di sintomi sospetti, verrà effettuata l’osservazione dell’apparato radicale e l’analisi di laboratorio delle radici che manifestano galle tipiche di piante parassitate. Durante tutto il corso della stagione colturale saranno comunque raccolti campioni di terreno, da analizzare per valutare la presenza di larve del nematode nel suolo.
La seconda parte del progetto prevede una sperimentazione per individuare metodi di lotta efficaci nell’eradicazione/contenimento del parassita. Saranno, infatti, confrontate diverse strategie di gestione agronomica della risaia. Nello specifico la sperimentazione si dividerà nelle seguenti prove:

  • Valutazione dell’effetto della sommersione prolungata in assenza della coltivazione:
     M. graminicola è ben adattato alle condizioni di sommersione tipiche della risaia, è infatti in grado di sopravvivere per parecchi mesi in suoli sommersi e le uova possono conservarsi nel suolo sia in presenza sia in assenza di acqua.
    I risultati ottenuti dalle prove effettuate nel 2017 hanno mostrato, tuttavia, che periodi prolungati di sommersione sono in grado di ridurre drasticamente la presenza del nematode nel suolo.
    Sarà perciò proseguita la valutazione di tale strategia, adottando la sommersione continua in assenza di coltivazione negli appezzamenti in cui è già stata accertata la presenza di M. graminicola. Dal secondo anno di prove si intende valutare in maniera più approfondita l’effetto della sommersione.
  • Prove per la valutazione di prodotti chimici e biologici ad azione nematocida:
    In ambiente controllato verranno effettuate differenti sperimentazioni che prevedono la coltivazione di piante di riso in vaso. Lo scopo sarà quello di testare prodotti chimici e biologici, anche non registrati per la coltivazione del riso, in grado di ridurre o eliminare la presenza di M. graminicola dal suolo. La valutazione del prodotto prenderà in considerazione anche gli effetti sulla pianta, evidenziando la loro efficacia nel ridurre i danni causati dal parassita.

Risultati attesi
I risultati attesi dal progetto comprendono la creazione di una mappa di diffusione del nematode galligeno nel territorio risicolo piemontese, che definirà le aree e gli appezzamenti in cui il parassita è stato rilevato.
Dalla sperimentazione in campo, invece, ci si attendono risultati circa l’efficacia delle varie tecniche agronomiche di contenimento/eradicazione. Nello specifico, si otterrà un’indicazione più precisa e approfondita riguardo alla efficacia della sommersione in assenza di coltura, nell’ eradicare/contenere l’infestazione di nematodi nel suolo. I risultati delle prove condotte con nematocidi permetteranno inoltre di valutare la strategia di difesa migliore.
Alla conclusione del lavoro verranno redatte linee guida, che rispondano alle richieste aziendali, per l’eradicazione/contenimento dell’infestazione di nematodi galligeni nel suolo delle risaie. Tali indicazioni verranno successivamente divulgate non solo ai risicoltori interessati dal problema, ma a tutti i componenti della filiera.

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Loredana Carisio
tel:011.432.2394
loredana.carisio@regione.piemonte.it

Monitoraggio della qualità del latte bovino prodotto nel territorio regionale – BOVILAT 2.0

Obiettivo principale del progetto è promuovere il miglioramento della qualità del latte piemontese, tramite l’analisi di parametri classici di qualità, oltre a quella di nuovi parametri.
In particolare questi ultimi sono rappresentati dalla:

  • Resa casearia: si intende individuare un metodo di analisi veloce e affidabile al fine di determinare la resa casearia sui singoli latti di massa. Già il precedente progetto Migliorlatte aveva visto l’esecuzione di caseificazioni sperimentali per 3 tipologie di formaggio. Con questo progetto Bovilat si intende proseguire nella sperimentazione precedente, allargando il campo di indagine ad altre due tipologia di formaggio DOP (Toma piemontese e Bra).
  • Stafilococco aureo: l’obiettivo di indagine è lo studio della prevalenza negli allevamenti piemontesi, del genotipo B di stafilococco e dei ceppi tossinogenici.
  • Screening multiresiduo verso 4 classi di antibiotici, per mettere a punto una metodologia di analisi rapida ed efficace, con una maggiore sensibilità e spettro analitico più ampio di quello consentito dal metodo microbiologico attualmente in uso (D.M. 26.03.1992).

I risultati di questo progetto potranno trovare utile impiego nella filiera lattiero-casearia, per promuovere scelte aziendali che migliorino e valorizzino le caratteristiche merceologiche e sanitarie del latte utilizzato.

Il programma di indagine ha una durata di 12 mesi, dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018.
I risultati saranno disponibile al 31 dicembre 2018 e verranno pubblicati nel presente sito web.

2016

Bando per progetto: "Caratterizzazione enologica dei vini prodotti nei territori del Barbera d'Asti DOCG come strumento per una loro migliore valorizzazione" (scad. 06/02/2017)

Si intende finanziare un progetto di ricerca sulla DOCG Barbera d’Asti, che attualmente ha circa 5.000,00 ettari iscritti con tale idoneità e risulta essere il vino di maggior rilevanza in termini di quantità e di valore nell’ambito del vitigno Barbera che con oltre 13.000 ettari rappresenta la varietà più diffusa per il comparto vitivinicolo regionale
Il territorio del Barbera d’Asti risulta essere molto eterogeneo, e le classiche attività di zonazione in funzione delle caratteristiche pedologiche danno il loro determinante contributo più a livello aziendale che di territorio vasto. A livello di valorizzazione della denominazione si profila invece molto utile poter verificare, descrivere e consolidare il carattere dei vini che provengono dai diversi comparti territoriali che costituiscono il vasto territorio produttivo. Tali caratteri traggono origine, oltre che dalle condizioni pedologiche, dalle diverse condizioni climatiche e ambientali che condizionano la fisiologia delle viti e il livello di maturazione raggiungibile.
Viste le possibili ricadute sulle aziende vitivinicole piemontesi, si intende sostenere un’attività volta alla caratterizzazione enologica dei vini prodotti nei territori del Barbera d’Asti DOCG come strumento per una loro migliore valorizzazione. Il progetto dovrà quindi essere di interesse per le imprese presenti nell’area di indagine.
Il progetto annuale dovrà prevedere le seguenti azioni: individuazione di potenziali aree da cui ci si può attendere differenti tipologie di vini; previsione di un numero sufficiente di vigneti rappresentativi delle aree precedenti; caratterizzazione del profilo fenolico e acido delle uve;  individuazione delle tecniche di vinificazione, di immediata adozione aziendale, finalizzate a esaltare le caratteristiche delle uve considerate in precedenza; caratterizzazione analitica e sensoriale dei vini ottenuti; elaborazione dei risultati dell’attività; disseminazione dei risultati.

 

Bando per progetto “Attività e determinazioni analitiche nel campo della qualità e del monitoraggio del latte bovino” (scad. 19/11/2016)

Si intende finanziare un progetto di ricerca sulla qualità del latte bovino, al fine di assicurare un costante e controllato monitoraggio, garantire l’elaborazione e la divulgazione della informazioni utili agli operatori della filiera, coordinare e integrare le stesse con altre banche dati di settore, al fine di raggiungere gli obiettivi di interesse regionale: salvaguardare e stimolare in modo trasparente le produzioni dal punto di vista di qualità, salute animale, sicurezza alimentare, sostenibilità dei processi produttivi, miglioramento degli aspetti relativi al benessere, rafforzamento della sicurezza alimentare.

Il progetto dovrà essere di interesse per tutte le imprese attive nel settore lattiero-caseario bovino piemontese e dovrà introdurre elementi di innovazione relativi alla caratterizzazione di parametri qualitativi innovativi finalizzati a migliorare: la qualità merceologica, salutistica e nutraceutica del latte; la competitività della produzione regionale (indicatori per diverse destinazioni d’uso: latte alimentare e per la trasformazione, in correlazione con i diversi processi produttivi); la sostenibilità dei processi produttivi (benessere animale e sicurezza alimentare). Potranno essere altresì individuate e sperimentate metodiche di analisi veloci, automatizzate, affidadibili e a basso costo da utilizzare per la determinazione dei suddetti parametri innovativi, complementari o alternative ai metodi eventualmente già in uso.

Il bando è riservato a gruppi di ricerca costituiti da almeno 2 soggetti che lavorano di concerto. Le categorie di soggetti che devono far parte del gruppo di ricerca, a pena di inammissibilità della domanda di contributo, sono le seguenti: almeno un organismo di ricerca e di diffusione della conoscenza, ai sensi della normativa europea, almeno un organismo tecnico (istituti e scuole agrarie; organizzazioni e associazioni di produttori; consorzi che operano in agricoltura; società di servizi che operano in agricoltura). Il progetto è coordinato da un Soggetto capofila che è l’unico referente per la Regione e beneficiario del finanziamento regionale, individuato all’interno del gruppo di ricerca. Il Capofila deve essere obbligatoriamente un organismo di ricerca e di diffusione della conoscenza e non può essere un organismo tecnico.

 

2015

Attività di ricerca ed innovazione nell'ambito del monitoraggio della qualità del latte bovino piemontese (QUALILAT)

Obiettivo principale del progetto è promuovere il miglioramento della qualità del latte piemontese, individuando nuovi parametri di valutazione di specifico interesse in funzione della destinazione d’uso: attitudine casearia, attraverso la determinazione della K-caseina di tipo B, componente lipidica di pregio del latte (percentuale di acidi grassi insaturi) per valutare l'applicabilità di nuovi indici qualità all'intero settore produttivo. Inoltre la possibilità di individuare la presenza di un genotipo di Staphylococcus .aureus caratterizzato da alta patogenicità e contagiosità, permetterà una migliore gestione dell’allevamento sotto l’aspetto del benessere animale e della sicurezza alimentare.

Il progetto permetterà di raccogliere informazioni utili a rispondere ad una necessità espressa dalle aziende di trasformazione della filiera lattiero-casearia, che hanno assistito negli ultimi due anni ad una importante riduzione nella resa casearia.

L’applicazione di nuovi parametri per una valutazione della qualità del latte, potrà permettere di conoscere in modo più approfondito la materia prima che viene utilizzata  dalle aziende di raccolta e trasformazione del latte. Questi dati potranno essere impiegati quali strumenti per impostare una corretta e più efficace politica di pagamento del latte sulla base della sua qualità in relazione al suo utilizzo finale. Inoltre la possibilità di utilizzare, su latte di massa, una tecnica biomolecolare per verificare la presenza di S.aureus genotipo B a livello aziendale, permetterà di fornire uno strumento rapido per identificare tale microrganismo e scegliere in modo accurato le modalità di intervento per ridurre le eventuali perdite economiche dovute alla riduzione del latte prodotto.

La data prevista per la pubblicazione dei risultati previsti del progetto è il 31/12/2016.
I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Documentazione

Per informazioni
Direzione Agricoltura - Servizi di sviluppo e controlli per l’agricoltura
Paolo Aceto
011.4326161
paolo.aceto@regione.piemonte.it

Il digestato come sottoprodotto: un utilizzo agronomico consapevole (DIGESTAGRO)

L’uso dei digestati (sottoprodotti derivati dalla fermentazione anaerobica di matrici miste in impianti per la produzione di biogas)  nella fertilizzazione è stato recentemente ammesso nelle Linee guida della Produzione Integrata a livello nazionale e regionale.
Ciò consentirebbe una possibile soluzione al problema urgente della destinazione di materiali originati dal settore delle bioenergie e che altrimenti costituirebbero un costo causa la necessità di essere smaltiti come rifiuti.

Con Deliberazione della Giunta Regionale del 5 ottobre 2015, n. 23-2193, sono state individuate le caratteristiche utili alla classificazione, ai fini di una sua utilizzazione agronomica, del digestato come sottoprodotto ai sensi dell’articolo 184 bis, comma 1 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152. Tra le varie caratteristiche prese in esame vi sono anche parametri chimici del prodotto.
Accanto al digestato esistono numerose altre tipologie di matrici organiche il cui uso è consentito in agricoltura e sulle quali non sono molte le informazioni realtive alla loro caratterizzazione.
A fronte di un crescente possibile utilizzo agricolo di queste matrici dovuto ad una crescente presenza del numero di impianti a biogas presenti nel territorio piemontese, non esiste, in ambito agricolo, un monitoraggio standardizzato sulla qualità e sulle tipologie di sottoprodotto impiegabile e sono in genere scarse le conoscenze da parte degli agricoltori che li utilizzano con problematiche ripercussioni sulle modalità di utilizzo in campo.
Sarebbe inoltre opportuno che tali matrici venissero caratterizzate, oltre che per i parametri di legge previsti, anche per parametri qualitativi di dettaglio attraverso analisi più fini (per es. sulla qualità della sostanza organica che apportano) che possano consentire un utilizzo agricolo ottimale.

E’ infine auspicabile che i protocolli analitici per queste tipologie di materiale siano standardizzati in modo da evitare risultati disomogenei tra i vari laboratori.
I risultati che si attendono dal progetto sono:

  • Redazione, con la collaborazione di esperti, di un protocollo standardizzato per il campionamento e la caratterizzazione chimico-fisica del biodigestato o di matrici analoghe.
  • Monitoraggio dei risultati analitici delle principali tipologie di digestato presenti sul territorio piemontese.
  • Redazione, sulla base delle analisi effettuate sul tenore dei principali nutrienti che compongono tali digestati, di un piano di concimazione per il loro utilizzo agronomico.
  • Verifica ed implementazione di nuove analisi sui digestati presso il LAR

La data prevista per la pubblicazione dei risultati del progetto è il 31/12/2016.

I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Documentazione

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Stefano Dolzan
011.4323872
stefano.dolzan@regione.piemonte.it

DROSOPHILA SUZUKII – Monitoraggio delle popolazioni e azioni di difesa nelle colture di fragola e piccoli frutti (DROSUZ)

Gli scopi delle attività che si intendono avviare nell’ambito della presente ricerca sono indirizzate a monitorare la presenza, la diffusione e l’evoluzione delle popolazioni di D. suzukii nel comprensorio di coltivazione dei piccoli frutti con l’ausilio di trappole alimentari posizionate all’interno di frutteti rappresentativi. Contestualmente saranno avviate prove di difesa attiva e passiva con l’intento di contrastarne lo sviluppo incontrollato e contenere i danni alle produzioni. Verrà valutata l’efficacia delle reti antinsetto nel contenimento degli ingressi all’interno dei siti di coltivazione e la loro influenza sul microclima all’interno dei tunnel.  Da un precedente progetto di ricerca sui limitatori naturali indigeni è emerso che vi sono alcuni imenotteri potenzialmente attivi nei confronti di drosofila. All’interno di ambienti confinati verranno rilasciati adulti di Trichopria drosophilae (Diapriidae) per valutarne l’adattabilità e l’efficacia nel contenimento delle infestazioni. L’attività di coordinamento dei tecnici di base e la programmazione di visite alle prove ha come obiettivo quello di assicurare l’immediato trasferimento delle informazioni alla base produttiva accelerando i processi di applicazione dei risultati scaturiti dalla sperimentazione.

Risultati attesi

Dalle prove che verranno avviate si attende la conferma dell’efficacia delle reti antinsetto nel contenere gli ingressi all’interno degli appezzamenti. Le indicazioni ottenute permetteranno di apportare le eventuali correzioni per proporre una corretta strategia di posizionamento e utilizzo della tecnica alle aziende. Il rilascio del parassitoide all’interno dei tunnel potrebbe inoltre agevolare il contenimento della pullulazione delle popolazioni limitando il danno alle produzioni.

La data prevista per la pubblicazione dei risultati previsti del progetto è il 31/12/2016.

I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Documentazione

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Davide Venanzio
011.4323593
davide.venanzio@regione.piemonte.it

Indagine sui meccanismi di difesa da Flavescenza Dorata della vite (MEDVI)

La diffusione in Piemonte della Flavescenza dorata della vite (FD), organismo nocivo sottoposto a lotta obbligatoria ai sensi del D.M. 31/05/2000, ha avuto un grave impatto sulla viticoltura regionale ed ha suscitato nuove criticità anche a livello ambientale. La gravità e l’andamento epidemico della malattia rendono necessario infatti un continuo contrasto all’insetto vettore (Scaphoideus titanus Ball.) mediante l’esecuzione di due e talvolta più trattamenti insetticidi specifici sugli oltre 40.000 ettari del vigneto Piemonte.
La dinamica della diffusione della FD non pare lineare e legata soltanto alla più o meno efficace esecuzione di determinate pratiche di lotta nei vigneti, ma assume spesso i tratti di un fenomeno complesso.
Si comprende dunque come i trattamenti insetticidi obbligatori, pur efficaci contro lo scafoideo nel ristretto ambito del vigneto, non possano essere una soluzione sufficiente.

E’ necessario affrontare il problema partendo anche dalla pianta e della sua capacità di lottare contro il fitoplasma. Si ritiene quindi necessario esplorare ulteriori strade alla ricerca di eventuali genotipi resistenti o tolleranti a FD.

  • Identificare eventuali genotipi tolleranti a FD.
  • Identificare le accessioni utilizzabili per caratterizzare le basi dei meccanismi di tolleranza.
  • Identificare genotipi di Barbera eventualmente da utilizzare per moltiplicazione clonale.

Risultati concreti attesi

  • Identificare eventuali genotipi tolleranti a FD.
  • Identificare le accessioni utilizzabili per caratterizzare le basi dei meccanismi di tolleranza.
  • Identificare genotipi di Barbera eventualmente da utilizzare per moltiplicazione clonale.
  • Linee di gestione della malattia che sfruttino i meccanismi di tolleranza.

La data prevista per la pubblicazione dei risultati previsti del progetto è il 31/12/2016.

I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Documentazione

Per informazioni
Direzione Agricoltura - Settore Fitosanitario e Servizi tecnico-scientifici
Paola Gotta
011.4323716
paola.gotta@regione.piemonte.it

Gestione del suolo in frutticoltura sostenibile: soluzioni innovative per la riduzione/azzeramento del diserbo chimico e incremento della fertilità organica del suolo (FLORINFRU)

Lo scopo del progetto è quello di individuare strategie di difesa ecocompatibili che consentano la valorizzazione delle produzioni frutticole regionali sotto l’aspetto della qualità, della sicurezza alimentare, della tutela della salute degli operatori e delle risorse ambientali.
In quest’ottica la riduzione dell’impiego dei diserbanti chimici e geodisinfestanti rappresenta l’obiettivo principe del progetto per:

  • l’aumento della fertilità del suolo
  • la salvaguardia dell’ambiente
  • la tutela degli operatori

A tal fine si intende confrontare l’utilizzo del diserbo meccanico con l’impiego dei prodotti chimici per il controllo delle malerbe in frutteto.
Si lavorerà per definire strategie efficaci, sicure e nello stesso tempo proponibili sia tecnicamente che economicamente agli operatori agricoli per:

  • ottimizzare la capacità produttiva del settore;
  • contrastare le erbe infestanti e il fenomeno della “stanchezza del suolo” con nuove soluzioni valide ed ecosostenibili;
  • aggiornare le strategie di lotta tradizionalmente impiegate;
  • introdurre modifiche nelle linee tecniche ad oggi adottate in considerazione delle nuove registrazioni o il ritiro dal mercato di prodotti di sintesi che non hanno superato la revisione imposta dall’U.E.

Per raggiungere tali obiettivi verranno seguite due linee d’azione innovative:
1) sostituzione del diserbo con forme di controllo meccanico delle infestanti
2) verifica della possibilità di sostituire le fumigazioni con la tecnica del sovescio e apporto di

Risultati attesi
Nel complesso il Progetto mira a contribuire all’innovazione ed alla diffusione di tecniche di difesa integrata e, quando possibile, biologica. Più in particolare s’intendono sviluppare strategie che consentano di raggiungere i seguenti risultati:

  • Verificare la sostenibilità economica di una gestione meccanizzata delle infestanti del frutteto;
  • Verificare gli effetti positivi sulla fertilità del suolo di pratiche agronomiche sostitutive degli interventi chimici di diserbo e disinfezione del terreno;
  • Aumentare la sicurezza per gli operatori agricoli e per il consumatore finale;
  • Rendere più rapida l’acquisizione e l’applicazione a livello operativo delle moderne tecnologie;
  • Ridurre o azzerare l’impiego di prodotti chimici in frutticoltura.

La data prevista per la pubblicazione dei risultati previsti del progetto è il 31/12/2016.
I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Documentazione

Per informazioni
Direzione Agricoltura - Settore Fitosanitario e Servizi tecnico-scientifici
Viola Massobrio
011.4325217
viola.massobrio@regione.piemonte.it

Controllo biologico di popillia japonica a mezzo di nematodi e funghi entomopatogeni (COBIPO)

Il ritrovamento dell’organismo nocivo Popillia japonica (Coleoptera: Rutelidae) nell’area del Parco del Ticino (provincia di Novara), nel luglio 2014, comporta un rischio fitosanitario molto elevato (Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 214 e s.m.i. “ Misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi”).
L’insetto è estremamente polifago, negli Stati Uniti è infatti segnalato su circa 300 specie vegetali ed è considerato dannoso su oltre 100 piante tra cui:  alberi da frutto, vite, nocciolo, piccoli frutti, essenze forestali (tiglio, noce nero, acero, faggio, betulla, ontano), colture di pieno campo (mais, soia, erba medica), ortive (es. pomodoro, fagiolo, asparago, zucchino) e ornamentali (es. rosa, dalia).
Nell’estate 2015, a seguito del piano di monitoraggio e contenimento attuato dal Settore Fitosanitario, sono stati catturati circa 8 milioni di adulti. Da tale dato, ampiamente al di sopra di ogni previsione, è presumibile ritenere che nonostante l’eliminazione di una parte consistente della popolazione grazie all’utilizzo di 550 trappole per la cattura massale, nel 2016 l’incremento della popolazione sarà comunque elevato.
Già quest’anno la zona infestata è risultata in espansione, interessando località e comuni circostanti a quelli risultati infestati nel 2014. Oltre alla normale dispersione dell’insetto, sussiste un elevato rischio di diffusione legato al trasporto passivo degli adulti ad esempio con il traffico di autoveicoli.

Al fine di contenere quanto più possibile le popolazioni dell’insetto diventa pertanto indispensabile rafforzare gli interventi diretti sia contro le larve che  contro gli adulti, sperimentando tecniche di  lotta biologica e microbiologica che contemplino l’impiego di nematodi entomoparassiti e funghi entomopatogeni, nonché interventi meccanici, quali le fresature. Deve inoltre essere valutata l’efficacia di diverse sostanze attive ad azione insetticida o repellente nei confronti degli adulti, sia per la difesa delle colture sia per la protezione delle produzioni vivaistiche.
Dall’esecuzione del progetto si potranno ricavare indicazioni sui livelli di efficacia, praticabilità e costi delle diverse strategie sperimentate per il contenimento delle popolazioni dell’insetto.

La data prevista per la pubblicazione dei risultati previsti del progetto è il 31/12/2016.

I risultati saranno pubblicati nella "Banca dati della ricerca agricola della Regione Piemonte", dove saranno disponibili gratuitamente per tutte le imprese attive del comparto agricolo. Tali risultati resteranno a disposizione su Internet per un periodo di almeno cinque anni dalla data di conclusione del progetto.

Documentazione

Per informazioni
Direzione Agricoltura – Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici
Giovanni Bosio
011.4323721
giovanni.bosio@regione.piemonte.it