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Lotte obbligatorie - Rogna nera della patata
Synchytrium endobioticum Schilb.

La rogna nera della patata è causata dal fungo parassita Synchytrium endobioticum (Schilb.). La malattia si manifesta, in Italia, in forma endemica, soltanto in un circoscritto focolaio della Valtellina da cui, per ora, sembra non diffondersi ulteriormente. Attualmente essa non è presente in Piemonte, tuttavia l'ambiente alpino, per le sue caratteristiche climatiche e per il fatto che la patata vi é coltivata ormai solo in successione a se stessa, è favorevole al suo insediamento. In concomitanza dei controlli nei campi di patata, effettuati per le altre avversità, viene tenuta sotto sorveglianza anche la "rogna nera".

Sintomi

La sintomatologia della rogna nera è caratteristica e tale da renderla, di norma, facilmente diagnosticabile. La malattia può interessare tutti gli organi della pianta, tranne le radici. Sugli stoloni e sul tubero ed occasionalmente su foglie e frutti si ha la formazione di escrescenze tumorali aventi forma, aspetto e colore assai variabile in relazione al tipo di organo infetto.

Parte epigea della pianta: l'alterazione, che prende inizio in corrispondenza di una gemma, si manifesta con l'ispessimento delle singole perule e con la loro trasformazione in una massa globosa di colore verde e di aspetto coralloide.

Tuberi: su questi organi la malattia assume particolare gravità. I primi sintomi appaiono in corrispondenza degli "occhi", e più raramente delle lenticelle, sotto forma di piccoli rilievi di colore eguale a quello del periderma. Esse sono dapprima isolate, ma poi rapidamente confluiscono e si accrescono a formare escrescenze di varia forma: appiattita o imbutiforme, o coralloide, oppure irregolarmente globosa.

Le escrescenze possono essere presenti in vario numero sui tuberi della stessa pianta in funzione dell'inoculo, della sua virulenza, delle caratteristiche varietali dell'ospite e delle condizioni ecologiche sotto le quali ha luogo il processo patologico. Peraltro, anche quando esse sono molto numerose ed appariscenti, la pianta non mostra di risentirne, deformazioni a parte, né rivela segni di deperimento a carico degli organi epigei.

Epidemiologia

La disseminazione della malattia avviene principalmente ad opera delle spore durevoli, che possono essere convogliate di luogo in luogo da diversi agenti: tuberi malati, terreno aderente a tuberi sani o a parti sotterranee di altre piante (per esempio barbabietola) prodotti in terreni inquinati; acqua sgrondante da appezzamenti contaminati; strumenti di lavorazione, ecc. Le zoospore esercitano una funzione importante solo nelle reinfezioni di colture già contaminate, ma non nella diffusione della malattia ad ampio raggio.

Lo sviluppo del patogeno e l'intensità dell'infezione sono strettamente connesse alle condizioni ambientali, in particolare la germinazione delle spore invernali e l'inoculazione dell'ospite richiedono periodi, sia pur brevi, di saturazione idrica del terreno, reazione del mezzo compresa fra pH 3,9 e pH 8,5 e temperatura stabilizzata fra 12 e 24 °C. Temperature più basse (fino a 4 °C) o più alte (25 °C), pur non inibendoli, rallentano notevolmente tali processi.

Le condizioni ottimali per una massiccia evoluzione della malattia sono: alternanza di periodi secchi ed umidi, piovosità annua di poco inferiore a complessivi 700 mm; terreno tendenzialmente sciolto con reazione neutra o leggermente acida; temperatura media annua non superiore a 8 °C con media, per il mese di luglio, non inferiore a 18 °C.

Prevenzione e lotta

Di primaria importanza è l'impiego di tuberi-seme sani. Molte varietà di uso comune risultano comunque resistenti al patogeno. In caso di presenza della malattia occorrerà distruggere le piante infette, disinfettare il terreno ed effettuare rotazioni di almeno 5-6 anni.