Regione Piemonte - Agricoltura - Servizi fitopatologici

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Organismi da quarantena

Si tratta di avversità animali e malattie ritenuti particolarmente pericolosi per i danni che possono arrecare all'agricoltura o all'ambiente, definite "da quarantena" per l'Europa in quanto poco diffuse o non ancora presenti nella Comunità europea e per questo motivo oggetto di particolare attenzione.

Nella direttiva 2002/89/CE (attuata con decreto legislativo n. 214 del 19 agosto 2005, allegati I e allegato II, parte A, sezioni I e II) è riportato l'elenco di tali organismi. Alcuni di essi sono già presenti in Piemonte, dove vengono combattuti.

In questa sezione vengono riportati i sintomi, le indicazioni sull'epidemiologia, la prevenzione e la difesa.

Antracnosi della fragola (Colletotrichum acutatum Simmonds)

Sintomi

Colletotrichum acutatum Simmonds è il micete responsabile dell'antracnosi. Sulla fragola, ospite principale del patogeno, le infezioni si sviluppano prevalentemente a carico di frutti, piccioli e stoloni. I frutti colpiti presentano macchie tondeggianti, regolari e depresse, di colore bruno che possono interessare anche l'intera superficie. Le macchie non degenerano in marciume molle ma, in condizioni di elevata umidità, assumono un aspetto oleoso; in condizioni opposte, tendono a rimanere secche.
Su piccioli e stoloni si formano lesioni ellittiche, depresse e brune le quali, determinando spesso strozzature, possono far appassire e disseccare l'organo colpito.
Con il persistere delle condizioni di elevata umidità ambientale si osservano, in corrispondenza delle aree alterate, gli acervuli del patogeno che producono masserelle mucillaginose di conidi.

Diffusione

Colletotrichum acutatum è stato identificato per la prima volta in Italia nel 1986, in Trentino ed in seguito si è ripetutamente osservato in Piemonte, in particolare nell'area pedemontana del Cuneese, dove ha interessato oltre alla fragola anche il mirtillo.

Prevenzione e lotta

La diffusione della malattia può essere contenuta intervenendo nei vivai onde evitare la produzione di piante infette. Nei fragoleti ove si sia riscontrata la malattia i provvedimenti consigliabili sono:

  • frequente aerazione di serre e tunnel;
  • rinuncia alle irrigazioni per aspersione, ricorrendo piuttosto al sistema con manichetta forata sotto pacciamatura;
  • somministrazione di fungicidi a base di Dodina durante i periodi favorevoli allo sviluppo del patogeno.

Avvizzimento dei fiori di camelia (Ciborinia camelliae Kohn)

Sintomi

Agente causale della malattia è Ciborinia camelliae Kohn, microrganismo fungino che infetta, esclusivamente mediante cicli infettivi primari, solo il fiore della camelia. Sui petali colpiti si osservano piccole macchie marroni che si estendono poi a tutto il fiore che tende, di conseguenza, a marcire e a cadere sul terreno.
Dopo 2-3 settimane dalla caduta dei fiori, alla base dei petali si formano gli sclerozi del fungo, che possono rimanere vitali nel terreno e sotto le foglie anche per diversi anni.  Indicativamente tra gennaio e aprile, in corrispondenza di periodi caldo-umidi, dagli sclerozi si possono originare corpi fruttiferi a forma di coppa (apoteci), bruni, di 0,5-2 cm di diametro, contenenti le ascospore responsabili delle infezioni dei fiori.
Tutte le specie di camelia, come Camellia japonica, C. sasanqua, C. reticulata e C. rusticana e tutte le relative cultivar ed ibridi sono sensibili alla malattia.

Diffusione

Originaria del Giappone, rinvenuta poi in Paesi europei quali Spagna, Francia, Regno unito e Germania verso la fine degli anni '90, dal 2001 questa pericolosa malattia della camelia è stata riscontrata anche nelle province piemontesi di Verbania, Novara e Biella nel corso di uno specifico monitoraggio condotto dal Settore fitosanitario regionale.

Prevenzione e lotta

Vista la presenza della malattia nella nostra regione, appare di particolare importanza l'attività di monitoraggio all'interno dei vivai.

Come misure di prevenzione e di lotta, si raccomanda di

  • aerare le coltivazioni protette per evitare ristagni di umidità nell'ambiente,
  • mantenere pulita la base delle piante raccogliendo i fiori caduti a terra,
  • utilizzare sempre nei rinvasi terriccio nuovo od opportunamente sterilizzato,
  • effettuare trattamenti con un fungicida a base di triadimenol, se necessario.

Cancro batterico del pomodoro (Clavibacter michiganensis subsp. michiganensis)

Sintomi e diffusione

La batteriosi, il cui agente causale è Clavibacter michiganensis subsp. michiganensis, ha una diffusione ampia interessando sporadicamente le coltivazioni di pomodoro un po' in tutte le aree del mondo. Il patogeno è stato ripetutamente riscontrato dai tecnici del Settore fitosanitario in Piemonte.
I sintomi della malattia si possono osservare nelle diverse fasi di sviluppo della pianta, con maggiore frequenza nel periodo estivo.
Le foglie inizialmente avvizziscono e si piegano a doccia per poi seccare. Sul fusto possono comparire cancri batterici mentre il tessuto vascolare appare imbrunito, talvolta accompagnato da cavità del midollo. Sulle piante sintomatiche è possibile osservare il caratteristico imbrunimento a "ferro di cavallo" del tessuto vascolare, visibile di frequente all'inserzione del picciolo sul fusto anche apparentemente sano. Occasionalmente il frutto può presentare tipiche maculature ad "occhio d'uccello", inizialmente idropiche e poi brune, di diametro di 1-3 mm, circondate da alone biancastro.
Forti attacchi di cancro batterico sono in grado anche di causare la morte delle piante stesse. L'insediamento del patogeno nel pomodoro avviene essenzialmente attraverso le ferite prodotte dagli eventi atmosferici (grandine), dall'attacco di insetti e dall'uomo nel corso delle varie operazioni colturali. La fonte di inoculo fondamentale ed il più efficiente mezzo di sopravvivenza e di disseminazione del patogeno a breve ed a grande distanza è rappresentato dal seme.

Prevenzione e lotta

Trattandosi di una patologia trasmissibile per seme, di primaria importanza è l'utilizzo di semente indenne. Inoltre, si raccomanda di

  • eliminare le piante colpite e quelle loro prossime effettuando poi interventi con prodotti rameici (200 g/hl di principio attivo),
  • evitare le irrigazioni per aspersione e l'eccesso di concimazione azotate,
  • disinfettare periodicamente gli strumenti di taglio,
  • lavarsi frequentemente le mani nel corso delle operazioni di scacchiatura.

Cancro batterico o maculatura batterica delle drupacee (Xanthomonas campestris pv. pruni)

Sintomi

Susino (Prunus domestica), pesco (P. persica) ed albicocco (P. armeniaca) sono gli ospiti principali del batterio Xanthomonas campestris pv. pruni. Sulle foglie infette compaiono maculature poligonali inizialmente verdastre che col tempo imbruniscono. Le aree colpite disseccano originando la tipica "impallinatura" associata alla caduta di porzioni di lembo. Gli apici delle foglie di pesco sono molto suscettibili alla batteriosi e quando colpiti tendono a deformarsi e lacerarsi.
Sui rami si osservano cancri e disseccamenti apicali, questi ultimi frequenti in modo particolare sul pesco.
Sui frutti la batteriosi produce aree circolari di colore verde-bruno con alone idropico che in seguito diventano nere, infossate e possono evolvere in screpolature dei tessuti. La sensibilità alla batteriosi è decisamente maggiore nei frutti giovani.

Diffusione

La malattia, pur essendo segnalata in Italia fin dal 1934, solo dalla fine degli anni '70 ha dato luogo a danni importanti in molte regioni a diffusa  coltivazione delle drupacee. In Piemonte il patogeno è presente ma non produce danni rilevanti.

Prevenzione e lotta

Nel caso di costituzione di nuovi impianti occorrerà utilizzare materiale di propagazione sano (controllato all'origine o proveniente da zone indenni dalla batteriosi).
Nel corso delle operazioni di potatura è consigliabile disinfettare gli attrezzi usati passando da una pianta all'altra e provvedere poi ad allontanare e bruciare i residui.
I trattamenti contro la batteriosi, importanti sopratutto nei vivai e nei campi di piante madri, andranno effettuati ricorrendo a prodotti rameici, alla dose di 150g/hl di principio attivo, nel periodo della caduta foglie, dopo la potatura ed all'ingrossamento delle gemme.

Cancro della corteccia del castagno (Cryphonectria parasitica)

Sintomi e diffusione

Il fungo responsabile di questa gravissima avversità del castagno è l'ascomicete Cryphonectria
parasitica.
Originario dell'estremo Oriente, agli inizi del '900 si è diffuso nel Nord America e successivamente in Europa.
La prima segnalazione in Italia risale al 1938, quando il parassita venne ritrovato nell'entroterra ligure; attualmente il cancro è presente in tutte le aree castanicole italiane.

La manifestazione tipica della malattia corrisponde al caratteristico "cancro" diffuso su polloni, tronchi e rami. Le zone alterate hanno corteccia arrossata, depressa e fessurata, che spesso tende a sollevarsi scoprendo il legno sottostante. La porzione sovrastante il cancro è destinata ad un progressivo deperimento fino al completo disseccamento, mentre al di sotto si verifica frequentemente l'emissione di rami epicormici. Gli esemplari colpiti possono morire anche nel giro di poche stagioni. Viceversa, le giovani piante dei cedui vengono colpite in maniera significativamente meno grave.
In Italia, a partire dagli anni ´60, sono stati notati cancri anomali che non provocavano la morte dei soggetti colpiti; responsabili di questo tipo di infezioni erano ceppi ipovirulenti del parassita. La scoperta ha permesso la messa a punto di un sistema di lotta biologica basato sulla diffusione di tali ceppi in Italia, Francia e Nord America.

La diffusione della malattia sul territorio è garantita principalmente dalle ascospore che, trasportate passivamente dal vento, si diffondono nell'ambiente. In Piemonte la malattia è molto comune e diffusa. Oltre al castagno (Castanea spp.) anche la quercia (Quercus spp.) può essere colpita dal cancro corticale. Sulle querce i cancri sono meno visibili e la gravità della malattia in genere è minore, non portando a morte la pianta;  gli individui malati possono però rappresentare una fonte di inoculo nell'ambiente.

Prevenzione e lotta

Nei confronti di questa fitopatia, la profilassi riveste importanza fondamentale. Sarà quindi indispensabile provvedere ad eliminare tutte le branche disseccate ed i polloni infetti lasciando, eventualmente, quelli che presentano infezione da ceppi ipovirulenti, ed a bruciare poi il materiale di rimonda.
In considerazione dell'elevata suscettibilità del punto di innesto alla malattia, operando a tale livello occorrerà utilizzare attrezzi sterilizzati e marze provenienti da piante sicuramente sane, proteggendo poi la ferita con mastici cicatrizzanti; buoni risultati si sono conseguiti al riguardo con preparati contenenti addittivi biologici in grado di inibire lo sviluppo del fungo.

Tra i metodi curativi sperimentati contro questa patologia, oltre all'inoculo di ceppi ipovirulenti, si è sperimentata, con risultati incoraggianti, l'applicazione sulla porzione ammalata di impacchi di terreno al fine di sfruttare l'attività antagonista di cui alcuni microrganismi ivi presenti, in particolare del micete Trichoderma viride. Recentemente, nel controllo della malattia, si è riscontrata anche una certa efficacia preventiva dei concimi fogliari a base di fosfito di potassio.

Maculatura angolare della fragola (Xanthomonas fragariae)

Sintomi

È una malattia batterica che interessa essenzialmente il fogliame della fragola ed è causata dal batterio Xanthomonas fragariae. Le foglie colpite presentano maculature verdi a contorno poligonale, idropiche, visibili inizialmente solo sulla pagina inferiore; dopo 15-20 giorni le macchie, allargandosi, diventano ben visibili anche su quella superiore. La foglia, quando fortemente colpita, si lacera in modo esteso. Sulla pagina inferiore, con elevati livelli di umidità ambientale, si possono osservare goccioline giallastre di essudato batterico. A seguito dell'infezione fogliare, anche la corona può essere invasa dal batterio: in tal caso si assiste alla disgregazione dei tessuti vascolari ed al conseguente repentino avvizzimento della pianta.

Il patogeno sverna nei residui fogliari sul terreno ed alla ripresa vegetativa, trasportato dall'acqua, può raggiungere le piante sane. Con decorsi primaverili ed autunnali molto piovosi la malattia può assumere carattere epidemico e causare gravi danni alle colture di fragola.

Prevenzione e lotta

La diffusione a grande distanza di X. fragrariae è operata dal materiale di propagazione, appare quindi di fondamentale importanza il controllo fitosanitario del suddetto materiale.

Qualora si riscontrino focolai della malattia, si consiglia di:

  • bruciare le piante colpite,
  • non utilizzare a scopo riproduttivo quelle provenienti dai campi infetti,
  • non impiantare nuove coltivazioni a meno di 300 metri dai campi colpiti,
  • effettuare rotazioni almeno triennali.

L'eventuale lotta chimica col ricorso a prodotti rameici (150 g/hl di principio attivo), abbastanza efficaci nel contenimento della malattia, dovrà tener conto dei possibili effetti fitotossici.

Maculatura batterica del pomodoro (Xanthomonas campestris pv. vesicatoria)

Sintomi

Questa avversità parassitaria ad eziologia batterica (agente causale: Xanthomonas campestris pv. vesicatoria) è ampiamente diffusa in tutte le zone temperate del pianeta ove si coltivino pomodoro e peperone, Piemonte compreso.
I sintomi possono comparire precocemente, poco dopo l'emergenza, sotto forma di maculature fogliari. In seguito le manifestazioni della batteriosi si possono notare su foglie, fusto e frutti, con maggiore intensità d'estate nei mesi di giugno e luglio.
Sulle foglie si notano aree inizialmente idropiche ed in seguito necrotiche a margine irregolare e contornate da alone clorotico. Il batterio causa sul fusto formazioni cancerose che si approfondiscono sotto i tessuti corticali.

Le bacche presentano invece tacche vescicolose, spesso circondate da un alone di colore verde scuro. Queste alterazioni sui frutti possono favorire l'insediamento di agenti fungini di marciume ed aggravare pertanto lo stato sanitario delle produzioni.

Prevenzione e lotta

I batteri sopravvivono anche nei residui di vegetazione infetta che rimane nel terreno, su solanacee spontanee e nella rizosfera di piante coltivate non ospiti (frumento e soia). Nella disseminazione del patogeno a breve ed a grande distanza il seme ha un ruolo fondamentale. Di primaria importanza è quindi l'utilizzo di seme esente. Nelle serre dei vivai, nelle quali l'elevata densità delle piantine può favorire la diffusione della malattia, costituiscono importanti misure preventive l'eliminazione delle piante infette, la disinfezione di terriccio, bancali, vasi ed attrezzi ed il mantenimento di adeguati livelli di umidità e temperatura.
In campo si consiglia, in caso di infezioni, di eliminare a fine coltura i residui della vegetazione e di effettuare rotazioni almeno triennali.

Per quanto concerne la difesa chimica, si raccomandano trattamenti con prodotti rameici alla dose di 200g/hl di principio attivo o con acibenzolar-s-metile alla dose di 20g/ha.

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Peronospora del girasole (Plasmopara halstedii)

Diffusione

Plasmopara halstedii, ficomicete originario del Nord America, si è poi diffuso nelle principali aree mondiali di coltivazione del girasole ove rappresenta un potenziale rischio per lo sviluppo di tale coltura. In Italia la malattia è stata segnalata per la prima volta in Friuli nel 1949. Successivamente si è diffusa rapidamente lungo la penisola provocando, agli inizi degli anni '70, severi danni alle coltivazioni.In Piemonte la malattia è stata ritrovata solo sporadicamente.
La messa in commercio di varietà di girasole resistenti e l'introduzione dell'obbligo di concia della semente hanno ridimensionato l'importanza economica dell'avversità.

Sintomi

I sintomi della malattia variano soprattutto in funzione dell'epoca in cui avvengono le infezioni: le contaminazioni precoci causano l'arresto di sviluppo e spesso la morte delle piante mentre quelle tardive determinano normalmente sviluppo stentato delle piante non associato però a morte delle stesse.
Sulle foglie si possono osservare zone estese di colore verde chiaro o clorotiche, distribuite con maggiore frequenza lungo le nervature principali. In presenza di elevati tassi di umidità ambientale compaiono sulla pagina inferiore le fruttificazioni del patogeno (sporangi) visibili come densi feltri biancastri. Nel corso dell'estate si possono verificare numerosi cicli infettivi di Plasmopara halstedii con gravi danni alle colture.

Prevenzione e lotta

Negli appezzamenti con presenza della malattia si consiglia di eliminare tempestivamente le piante infette.
A scopo preventivo, si raccomandano l'adozione di lunghe rotazioni colturali e l'utilizzo di semente appartenente a varietà resistenti oppure il ricorso a semente conciata con un prodotto sistemico (metaxyl-M alla dose di 100 ml di principio attivo per quintale di semi).