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La cooperazione decentrata

La cooperazione internazionale La cooperazione decentrata è un fenomeno relativamente recente, e sotto alcuni aspetti ancora in evoluzione.

La sua essenza consiste nella capacità delle Regioni e degli enti Locali italiani di concordare con partner istituzionali di Paesi terzi accordi di reciproco vantaggio, in cui i punti di forza di un territorio possano complementare e superare i punti di debolezza dell’altro.

I Governi territoriali hanno il compito in particolare di delineare, coordinare e governare l’accordo, eseguendo direttamente alcune azioni e demandandone altre ai soggetti dei propri territori che detengono le competenze necessarie per realizzarle in partenariato con i soggetti omologhi dei Paesi terzi.

I soggetti dei due territori sono chiamati a progettare e realizzare gli interventi in sinergia tra loro. In pratica ciascuno di essi è chiamato a costituire una tessera armonica in un mosaico.

Le modalità della cooperazione decentrata Gli accordi di partenariato tra enti territoriali si basano sulla reciprocità, come peraltro richiamato dall’art. 6 della legge La Loggia (n. 131/03), e non sono costituiti da progetti definiti all’origine nel dettaglio, ma piuttosto da  “programmi quadro”, che sono implementati in itinere con azioni definite d’intesa tra le parti, anche recependo e coordinando le proposte dei soggetti rispettivi territori.

Le risorse necessarie per la loro realizzazione provengono dai territori interessati, dai bilanci pubblici dei Governi territoriali, e da cofinanziamenti nazionali, comunitari o delle Organizzazioni Internazionali e delle Istituzioni Finanziarie Internazionali.

I Governi territoriali per l’attuazione di tali azioni coinvolgono le diverse componenti della propria comunità, enti sia  pubblici che privati; tra questi vi sono sia  quelli con esperienze specifiche di cooperazione internazionale, come le Organizzazioni non governative (ONG), le associazioni di volontariato, le Istituzioni religiose sia quelli più pertinenti in materia di internazionalizzazione, come le PMI e gli istituti di credito, e infine i centri di formazioni e di ricerca e in particolare le Università.

I Principali campi d’azione

Non normata da leggi né imposizioni di priorità settoriali, la cooperazione decentrata è attiva in diversi  campi. Tuttavia vi sono settori e ambiti in cui interviene con particolare rilevanza ed efficacia, come nel caso del rafforzamento istituzionale.

In gran parte dei Paesi terzi è in atto un processo di decentramento amministrativo interno; vi è pertanto una forte collaborazione sia con i livelli nazionali dei Paesi partner, per aiutarli nelle politiche di decentramento, sia con gli enti omologhi alle nostre Autonomie locali (Regioni, Comuni e Province), per sostenere la loro capacità di amministrare i loro territori.
Un secondo settore è quello dei servizi pubblici (welfare locale, sanità, educazione, acqua, energia, trasporti, ambiente, rifiuti, ecc.), sia nel campo della realizzazione di piccole infrastrutture, sia soprattutto nel campo della gestione.

Un terzo settore è quello dello sviluppo economico locale, ambito che maggiormente interseca cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di internazionalizzazione. In questo campo è importantissima l’esperienza maturata dal territorio italiano, in cui lo sviluppo economico si é basato sulla piccola impresa diffusa e sullo stretto intreccio tra agricoltura, industria, terziario e servizi pubblici, creando modelli che non esistono in molti paesi.
Su questi tre settori principali se ne stende trasversalmente un quarto, quello della formazione: politico-amministrativa nella “good governance”, tecnica e gestionale per le “public utilities”, professionale e manageriale per lo sviluppo economico locale.

Vi è poi un ulteriore ambito di interesse sia della cooperazione decentrata che dell’internazionalizzazione territoriale: quello del governo dei flussi immigratori. Con gli interventi volti a favorire l’occupazione nei Paesi di origine e la formazione (anche per il mercato del lavoro in Italia) contribuisce alla lotta contro l’immigrazione clandestina.

A questo ambito si collegano anche le azioni regionali per favorire l'utilizzazione delle rimesse degli immigrati per lo sviluppo dei rispettivi Paesi di origine, collegate ad interventi integrativi di microcredito che, rafforzando l’obiettivo degli stessi immigrati di sostenere le loro famiglie, orientano i fondi verso la promozione di piccole imprenditorialità, dell’occupazione locale, del trasferimento di saperi e del potenziamento di reti informali di scambio e rapporto reciproco.

La cooperazione decentrata non è quindi sostitutiva di quella dello Stato centrale né di quella comunitaria e delle organizzazioni internazionali né di quella non governativa. E’ anzi aggiuntiva e integrativa, svolgendo un ruolo altrimenti mancante, coinvolgendo soggetti altrimenti esclusi o marginalizzati e apportando ulteriori risorse. In particolare per quanto riguarda l’APS nazionale, il contributo additivo della cooperazione decentrata è determinante per consentire all’Italia di operare come “sistema Paese” integrale.

Dove opera la cooperazione decentrata italiana

Si può affermare che la cooperazione decentrata ha sviluppato azioni in molti Paesi, ma eesendo in particolare finalizzata ad instaurare rapporti di reciprocità, si concentra soprattutto nelle aree legate agli interessi dei soggetti territoriali. Pertanto si riscontra una presenza forte della cooperazione decentrata italiana nei Balcani, nel Mediterraneo, nei Paesi dell’Europa Centrale e dell’Est, il in America Latina ed in Medio Oriente.

La cooperazione decentrata della Regione Piemonte

La Regione Piemonte crede fortemente in questo tipo di azione sostenendo le relazioni tra soggetti pubblici e privati piemontesi ed i loro corrispettivi nei paesi di intervento.
In particolare le attività regionali avviate riguardano:

L’intervento regionale per la Sicurezza Alimentare e Lotta alla Povertà in Sahel e in Africa Occidentale.
Nell'ambito di tale intervento è stato individuato uno specifico percorso (Percorso A) rivolto ai processi di cooperazione decentrata degli Enti Locali
La linea di finanziamento è dedicata ai progetti di cooperazione decentrata delle Autonomie Locali piemontesi, che prevedono forme di partenariato tra Enti Locali del Piemonte e del Sahel, coinvolgendo in un impegno organico e prolungato gli attori delle rispettive comunità locali.

L’intervento regionale nei Balcani

I primi interventi avviati nel 1995 sono stati di carattere essenzialmente umanitario, ma a partire dal 1997 la Regione interviene secondo le modalità di cooperazione decentrata, concertando proposte con le autorità del Cantone per:

  1. rafforzare le Istituzioni locali Bosniache;
  2. sviluppare collaborazioni con Enti e Istituzioni che lavorano nel Cantone;
  3. sostenere il sistema produttivo locale coinvolgendo le imprese Piemontesi.

Il sostegno alle iniziative di cooperazione  decentrata dei Comuni e degli Enti Locali Piemontesi.
La Regione sostiene le iniziative degli enti locali piemontesi nelle aree non prioritarie mediante un apposito bando di concorso, che permette l'avvio di percorsi di cooperazione decentrata in numerosi Paesi in Via di Sviluppo.



Servizio a cura della Regione Piemonte Settore Affari Internazionali
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