Osservando i trend economici a partire dalla metà del XX sec. si può notare come, mentre l’Est asiatico recuperava parte del proprio distacco economico nei confronti degli USA e dell’Europa Occidentale, l’Africa, soprattutto nella sua parte sub-sahariana, vedeva grandemente dilatarsi il proprio divario economico.
Le cause di tale fenomeno sono da ricercarsi nel difficile processo di decolonizzazione, spesso fonte di forte instabilità socio – politica, e nel basso livello economico di partenza che ha contribuito a formare i cosiddetti “circoli viziosi della povertà
Circa il 34% della popolazione è denutrita. La fame uccide, da sola, più di tutte le epidemie africane messe assieme e gli effetti della sottoalimentazione infantile hanno conseguenze irreversibili, non solo sulla salute, ma anche in termini di sviluppo sociale ed economico.
La difficile situazione di buona parte del continente africano è ben fotografata anche dall’ Indice di Sviluppo Umano (HDI) che, sin dal 1997, ha sempre visto gli ultimi cinque paesi appartenere all’Africa Sub – Sahariana. In particolare nel 2005 (ultimi dati disponibili contenuti nel rapporto 2007-2008) essi sono: Mali, Niger, Guinea Bissau, Burkina Faso, e Sierra Leone .
La necessità di ridurre il gap esistente tra i Paesi in Via di Sviluppo (PVS), e l’Africa in particolare, ed i paesi sviluppati, è stata più volte ribadita dalla comunità internazionale in diverse sedi.
Nel settembre 2000 le Nazioni Unite, con l’adozione della “Dichiarazione del Millennio” hanno enunciato gli obiettivi prioritari della cooperazione allo sviluppo, fissando i traguardi che la comunità internazionale si è proposta di raggiungere entro il 2015 (Millenium development goals, MDGS). Essi sono:
Nel Giugno 2002 si è poi tenuto a Roma, organizzato dalla FAO, il “Vertice mondiale sull’alimentazione: cinque anni dopo”, con l’obiettivo di aggiornare le conclusioni a cui si era pervenuti in un analogo vertice tenutosi nel 1996.
Il vertice, a cui hanno partecipato 179 paesi più la Commissione Europea, ha invocato un'alleanza internazionale per accelerare l'azione volta a ridurre la fame nel mondo. Ha inoltre adottato all'unanimità una dichiarazione che chiede alla comunità internazionale di mantenere il precedente impegno di ridurre il numero degli affamati a circa 400 milioni entro il 2015, come già stabilito cinque anni prima.
Tuttavia, nonostante le difficoltà il continente mostra segni di vitalità, di cui è testimone principale lo sforzo che i governi stanno compiendo per dotarsi di istituzioni sia nazionali sia sopranazionali. Queste dovrebbero essere in grado, se adeguatamente finanziate e appoggiate, di creare un quadro politico e normativo capace di invertire la tendenza negativa registrata nei decenni passati.
Recependo dunque la grande attenzione che la Comunità Internazionale ha rivolto al tema della lotta alla povertà e alla fame già a partire dal 1996, la Regione Piemonte ha avviato una serie di interventi mediante l'intervento diretto o il sostegno ad enti terzi: